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Lord of War, la recensione del film con Nicolas Cage disponibile su Netflix

Yuri Orlov diventa tra i trafficanti d'armi più richiesti al mondo trovandosi ad affrontare dilemmi morali e insidie sempre maggiori.

recensione Lord of War, la recensione del film con Nicolas Cage disponibile su Netflix
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Yuri Orlov, primogenito di una famiglia ucraina giunta negli Stati Uniti, vive nel malfamato quartiere di Little Odessa, nel Brooklyn. L'uomo gestisce un piccolo ristorante, nel quale il fratello minore lavora come cuoco, ma la sua vita cambia radicalmente quando assiste a un brutale omicidio nel locale adiacente la sua attività. Da quel giorno Yuri sviluppa un'ossessione per le armi che lo porta a diventare un trafficante: dopo aver mosso i primi passi per la malavita locale, i suoi piani diventano sempre più grandi, portandolo ad acquistare ingenti quantità di utensili bellici lasciati in abbandono dagli eserciti dopo i vari conflitti. Con l'aiuto del consanguineo, nel frattempo diventato dipendente dalla cocaina, Yuri diventa una propria celebrità e i suoi servizi sono richiesti ovunque, spingendolo a spostarsi in ogni angolo del globo a seconda dei conflitti in corso. Fondamentale sarà il suo incontro con il dittatore liberiano Andre Baptiste Sr., alle prese con una sanguinosa guerra civile nel suo Paese, che arriva a soprannominarlo Lord of War, ossia signore della guerra. I guadagni diventano sempre maggiori ma le indagini di Jack Valentine, integerrimo agente dell'Interpol da tempo sulle sue tracce, e la rivalità con un altro trafficante mettono sempre più in crisi la sua coscienza, coinvolgendone anche la sfera privata.

La guerra dei mondi

Con prologo ed epilogo strettamente collegati, nei quali il protagonista si rivolge in camera direttamente nei confronti del pubblico, si apre e si chiude questo lucido viaggio morale e sociale nella vita di un personaggio scomodo e atipico, ricalcato su figure realmente esistenti di trafficanti d'armi. Andrew Niccol si sofferma con il corretto tempismo filmico sulla tematica da sempre contraddittoria della diffusione armigera, ricordando anche che tra i maggiori esportatori di ordigni vi siano proprio le grandi potenze occidentali, pronte pur di ottenere facili guadagni a scatenare e alimentare conflitti negli angoli più dimenticati del mondo. Come optato anche dal più recente Barry Seal - Una storia americana (2017) il regista sceglie la via del racconto frammentario ambientato nel corso degli anni, affidando al continuo voice-over di Orlov il compito di introdurci ai vari contesti ambientali e storici, in una sorta di background verboso ma efficace nelle sue inserzioni ironiche o drammatiche a seconda dell'occasione. Non mancano alcuni dialoghi di raro impatto (memorabile l'elogio quasi poetico del kalashnikov) che trovano adeguate sfumature nella brillante interpretazione di Nicolas Cage, fiore all'occhiello di un supercast in ottima forma comprendente anche Jared Leto, Ethan Hawke e Ian Holm. Lord of War (disponibile su Netflix) coniuga un tragico black humor a scene più toccanti e profonde, come già sottolineato dalla soggettiva iniziale con il viaggio percorso da un proiettile dalla catena di montaggio fino al suo destino finale nel cranio di un ragazzino africano. E proprio le guerre civili del Continente Nero sono al centro della seconda parte del film, in un crescendo di tensione psicologica che troverà estrema conclusione nella parte finale, ideale chiusura di un cerchio narrativo fittizio ma con solide basi nella realtà. Il tutto al servizio di un'operazione stilisticamente impeccabile in cui la suspense di puro genere fa capolino in una manciata di sequenze ad alto tasso tensivo che sublimano nel miglior dei modi l'unione di un cinema spettacolare a toni più amari e impegnati.

Lord of War Come già nel più recente Good Kill (2014), in Lord of War Andrew Niccol scava nel marcio della guerra in senso generale, affidando qui al traffico d'armi il mezzo per criticare gli interessi economici dei governi occidentali nello scatenare conflitti in ogni angolo del globo. Il personaggio di Yuri Orlov è infatti l'ultima pedina di un sistema a più strati, abile a inserirsi in un mondo di morte e violenza giustificandosi dietro al concetto che vendere un proiettile non equivale a spararlo e a macchiarsi di sangue altrui, idea che ben presto mostra tutti i propri limiti etici nel dipanarsi della vicenda personale di cui il Nostro è protagonista. La narrazione a episodi, amalgamata egregiamente nei continui voice-over di un istrionico Nicolas Cage, offre uno sguardo a tutto tondo che coniuga intrattenimento e tematiche più profonde, tra un'ironia di genere più o meno nera e notevoli risvolti drammatici e tensivi nel procedere degli eventi.

7.5

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