Lock & Stock - Pazzi scatenati, la recensione del film di Guy Ritchie

Un gruppo di amici, per pagare un ingente debito ad un gangster, decide di derubare una banda di criminali in Lock & Stock - Pazzi scatenati.

recensione Lock & Stock - Pazzi scatenati, la recensione del film di Guy Ritchie
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Bacon, Tom, Soap e Eddie sono quattro amici dell'East Side londinese che si barcamenano perlopiù con piccoli lavoretti illegali. Racimolata una certa somma decidono di iscrivere Eddie, vero e proprio asso del poker, ad un'esclusiva partita privata patrocinata dallo spietato boss Harry, re della pornografia soprannominato l'Accetta. Torneo ovviamente truccato e in cui il Nostro, sicuro di vincere e ignaro dell'escamotage, arriva a perdere oltre 500.000 sterline: lui e i suoi compari hanno così una settimana di tempo per restituire il denaro, pena la minaccia di ritorsioni da parte degli uomini del gangster. Il quartetto dovrà così inventarsi qualcosa e l'occasione ghiotta sembra quella di derubare la banda di rapinatori, loro vicini di casa, capeggiata da Doug, prossima ad un colpo ai danni di alcuni stralunati spacciatori di marijuana.

Tutti contro tutti

Esordio dietro la macchina da presa, dopo l'apprezzato corto The Hard Case (1995), per Guy Ritchie e prima volta assoluta sul set anche per Jason Statham (ex-tuffatore) e Vinnie Jones (ex-calciatore): Lock & Stock - Pazzi scatenati è un debutto delle grandi occasioni che, a fine anni '90, rivela al mondo il talento del cineasta inglese, capace di rimescolare le carte del cinema pulp in un contesto da commedia tipicamente british, in cui humour e grottesco trovano ispirato equilibrio. Spesso definito come il banco di prova per il successivo The Snatch - Lo strappo (2000), in realtà quest'opera prima possiede una genuinità ancora maggiore che lo distingue parzialmente dal comunque notevole e ben più famoso film con Brad Pitt, e tutto appare ancora più naturale. Già in questi cento minuti di visione emergono molti dei tratti distintivi del regista, a cominciare da un uso puntuale di soluzioni stilistiche, tra ralenty e split screen, e narrative come nell'introduzione dei personaggi, accompagnate da un voice-over che espleta con pochi ma incivisi tratti distintivi i rispettivi background. Si gioca sempre con l'assurdo nella progressione degli eventi a cui prendono parte diversi gruppi di piccoli o grandi criminali, ognuno alle prese con una propria missione che si va paradossalmente ad incrociare con quelle altrui, dando il via ad un gioco sempre imprevedibile e accattivante che si ammanta di beffarda ironia anche nello stesso epilogo. Una violenza sempre suggerita ma mai effettivamente mostrata, con morti in serie e menomazioni ad hoc, una gestione dei dialoghi frenetica e dissacrante (citante classici quali Scarface, Pulp Fiction e i film di James Bond) e l'impalcatura macchiettistica su cui sono sospese le figure principali (su tutte irresistibile l'esattore di Jones, con tanto di figlioletto a seguito) regalano un frizzante divertimento di genere, sporco e graffiante, in cui i colpi di scena diventano ben presto una piacevole costante.

Lock & Stock - Pazzi scatenati Esordio col botto per Guy Ritchie che inaugura con Lock & Stock - Pazzi scatenati la sua particolare idea di cinema, mescolando pulp e grottesco ai toni di una commedia nera di stampo gangsteristico. Un'opera prima fresca e genuina in cui le sorprese sono sempre dietro l'angolo in una narrazione che sfrutta abilmente i confini dell'assurdo dando vita ad un balletto criminale senza vincitori (o forse sì) né vinti permeato da una gustosa ma mai eccessiva violenza di genere e da una scattante ironia, soprattutto grazie alla gestione dei dialoghi e alla caratterizzazione ottimale dei personaggi e relativo cast, con i debuttanti Statham e Jones a bucare lo schermo.

7.5

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