Lo Spietato, recensione del film Netflix con Riccardo Scamarcio

Diretto da Renato De Maria, Riccardo Scamarcio è il criminale Santo Russo nel film in sala per tre giorni dall'8 al 10 e poi su Netflix dal 19 aprile.

recensione Lo Spietato, recensione del film Netflix con Riccardo Scamarcio
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La Milano da bere, del boom economico. La Milano che affascina, attira soldi, affari e quindi criminalità. Gioco sporco e violenza. All'interno di questo mondo si muove Santo Russo, protagonista de Lo spietato, il nuovo film targato Netflix che vede protagonista Riccardo Scamarcio in un ruolo duro e brutale. Al timone di questo progetto che sconfina nel thriller e nell'azione c'è invece Renato De Maria.
Santo Russo è un calabrese che da ragazzino si trasferisce con la famiglia nella periferia milanese, a Buccinasco. Lì affronta subito difficoltà troppo grandi per un ragazzino della sua età. Dal carcere minorile alla malavita, Santo cresce e dentro di lui si sviluppa un'ambizione che lo spinge a fare di tutto per ottenere potere e ricchezza.

Lo spietato è la nuova produzione Netflix che affronta il periodo storico della Milano che negli anni '80 era punto nevralgico della vita mondana e dello sfarzo di un un decennio d'oro. All'interno di questo contesto s'inserisce Santo Russo, un giovane che passo dopo passo riesce a farsi largo tra le maniche della criminalità milanese, mantenendo un'apparenza raffinata che lo accompagnerà per tutta la sua carriera da malvivente.

Il destino di un criminale

Riccardo Scamarcio interpreta un criminale, ufficialmente al soldo dei mafiosi locali, in realtà un cane sciolto, completamente dedito al suo tornaconto e abituato a circondarsi di sodali come Slim (Alessio Praticò) e Mario (Alessandro Tedeschi). Non è la prima volta che Scamarcio si avventura in personaggi tormentati e legati al mondo del malaffare. In Romanzo Criminale di Michele Placido gli viene affidato il ruolo de Il Nero, un neofascista in contatti con la Banda della Magliana e dedito alle esecuzioni saltuarie di personaggi legati ad affari che lo riguardano, mentre in Pericle il nero veste i panni di un membro di una famiglia camorrista napoletana che funge da recupero crediti. Analogie interessanti con i personaggi precedentemente interpretati sono evidenti: Santo Russo è un criminale egoista, che accresce la propria fame di potere e di leadership ad ogni nuova azione compiuta.

"Santo Russo insegue la ricchezza ma anche un riconoscimento sociale che non ha mai avuto" spiega il regista, Renato De Maria. E proprio la mancanza di una valorizzazione delle proprie qualità e della propria identità personale sono al centro del racconto de Lo spietato. Santo è un ragazzo costretto a fare i conti con una crescita che sembra avergli destinato il mondo criminale, talmente sono diffuse le circostanze che lo portano su questa strada.

Milano... caput mundi

E poi c'è Milano. Con le sue vie grigie, il fascino del Duomo e della Madonnina, l'euforia che pervade una popolazione esaltata dalla quotidiana aurea festiva che il capoluogo lombardo proponeva in maniera smaccata all'epoca. Milano diventa simbolo di formalità, benevolenza e raffinatezza. Anche quando tutto sembra perduto, ecco che gli occhi si riaprono in un contento che ha reso Milano la vera capitale "di fatto" d'Italia. Santo Russo diventa uno degli esempi lampanti della facilità con la quale il criminale calabrese è riuscito a creare un gruppo di accoliti che decidono di seguirlo.

La moglie, Mariangela (Sara Serraiocco), devota alla famiglia e al Credo religioso, tenta in tutti i modi di ‘salvare l'anima' di Santo. Peccato che tra i due s'insinui la bellissima Annabelle (Marie-Ange Casta), un'artista che in poco tempo riesce ad affascinare Santo e vivere in un appartamento messo completamente a sua disposizione: Milano diventa la costante, opposta a una vita altalenante e piena di complicanze che finiscono per mettere fuori gioco il rapporto con la famiglia. Santo è un personaggio che deve fare i conti con le scelte difficili sin da ragazzino, sempre diviso tra i valori della famiglia e il richiamo della delinquenza.

Scamarcio spietato

Lo spietato è un film che sin dall'incipit si presenta come una commedia mescolata al gangster movie anni '70, con un pizzico di Romanzo criminale in salsa lombarda. Quantomeno nelle intenzioni. Riccardo Scamarcio - recentemente protagonista de Il testimone invisibile - è il fulcro dell'intera narrazione, com'è normale aspettarsi, e proprio il lavoro sui personaggi risulta alla fine l'aspetto più convincente del film di Renato De Maria, che ha preso ispirazione da Gangster calibro 9, il libro di Pietro Colaprico e Luca Fazzo che racconta la storia del pentito Saverio Morabito, che nella regia di sequenze d'azione aveva già dimostrato buone qualità dirigendo la prima stagione di Distretto di polizia.

Intorno al parco criminale di personaggi più o meno caratterizzati - su tutti il Mario Barbieri di Alessandro Tedeschi - si sviluppa un film semplice e lineare, che non riserva nessuna novità nel genere ma che riesce a intrattenere con discreta convinzione.
Lo spietato nasce per raccontare l'ascesa criminale di uomo che nella malavita pare finirci per caso ma che sembra fare di tutto per non cambiare realmente strada. Sembra far tutto per non compiere scelte diverse. Un film sbrigativo e non sempre assemblato in maniera adeguata, senza quei guizzi che l'avrebbero reso più interessante, anche a giudicare dal potenziale di partenza.

Santo lo spietato, il rapinatore, l'imprenditore furfante, rimane sullo sfondo di una storia violenta e ribelle. Forma di una solitudine che si trasforma nel male e nell'eccesso. Allo spettatore rimane questo e poco altro, forse quanto basta per un'operazione simile.

Lo spietato Lo Spietato è un film che mischia azione, commedia e gangsterismo, ricavandone un prodotto discreto che non eccelle per originalità ma che intrattiene per l'intera durata, nonostante qualche calo qualitativo di troppo e una sceneggiatura piuttosto piatta. Buono l'apporto del cast, che insieme alla regia sopperisce a diversi limiti che il film di Renato De Maria mostra nel corso della narrazione.

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