Lo specialista, recensione del film con Sylvester Stallone e Sharon Stone

Nel 1994 Sylvester Stallone e Sharon Stone condividono il set in un action movie alquanto improbabile e ricco di forzature.

recensione Lo specialista, recensione del film con Sylvester Stallone e Sharon Stone
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Negli anni '90 la carriera di Sylvester Stallone cominciava a subire un inesorabile declino, definitivamente fermatosi con i redivivi capitoli di Rambo e Rocky del precedente decennio e con la partecipazione, da mastermind, alla saga de I mercenari. Tra i pochi successi al botteghino del periodo vi è da annoverare Lo specialista, titolo del 1994 in cui la granitica star action, quasi cinquantenne ai tempi delle riprese ma ancora in invidiabile forma fisica, condivide il set con un sex symbol femminile del calibro di Sharon Stone, ai tempi lanciatissima da un cult come Basic Instinct (1992), nel quale aveva espresso tutta la propria sensualità in scene entrate nell'immaginario comune del grande pubblico.
Com'era lecito aspettarsi, all'interno dei 110 minuti di visione è presente non a caso una torrida sequenza hot che vede coinvolte le due star: uno dei pochi motivi di curiosità, più gossippara e voyeuristica che cinefila, di quanto mostrato su schermo.

Solo per vendetta

Il film ha inizio con un prologo ambientato nel 1984 nella giungla di Bogotà, in Colombia, dove il capitano Ray Quick e il colonnello Ned Trent si trovano per tendere un attentato esplosivo a un trafficante di droga: l'ordigno è programmato per esplodere al passaggio del criminale su un ponte. Ma nella macchina dell'obiettivo predestinato vi è anche una bambina e Ray vorrebbe abortire la missione, trovando il netto rifiuto da parte del compagno. La deflagrazione avviene ma l'evento causerà per sempre un reciproco astio tra i due ufficiali, con Ray che denuncia Ned causandone l'espulsione dalla CIA.

Anni dopo i due hanno separato le loro strade: il primo si è messo in proprio come "sicario freelance", accettando solo incarichi nei quali la potenziale vittima meriti veramente la morte, mentre il secondo è alle dipendenze del potente boss mafioso Joe Leon e riesce a ottenere un incarico di peso nella polizia locale. Leon è peraltro nel mirino dell'affascinante May Munro, una donna in cerca di vendetta per il brutale omicidio dei genitori al quale ha assistito durante la sua infanzia, che si mette in contatto proprio con Ray affinché la aiuti nel suo tentativo di farsi giustizia da sola.

Questione d'ispirazione

La sceneggiatura è vagamente basata sull'omonima serie di romanzi di John Shirley, ma il film prende frettolosamente una sua strada personale che si affida a troppe libertà per risultare credibile dal punto di vista narrativo, con eventi forzati e scelte inverosimili a caratterizzare l'intera operazione. Lo specialista vive su una totale scollatura tra i personaggi al centro del racconto e le loro profonde motivazioni, con il ridicolo involontario che fa più volte capolino e sequenze gratuite, per quanto parzialmente divertenti, a uso e consumo della fisicità di Sly (la rissa sull'autobus in primis).

Battute a effetto, muscoli in bella mostra ed esplosioni a più non posso, con un finale pirotecnico assolutamente assurdo nelle relative dinamiche, tentano di strizzare l'occhio ai coevi titoli di genere degli anni '80, ma l'atmosfera non raggiunge mai quei toni piacevolmente giocosi ed esagerati. L'ironia è certamente presente in alcune sortite action, ma deve fare i conti con situazioni "bigger than life" che rendono il tutto superficiale e discutibile, vedasi il crollo di una camera d'albergo nel tratto di mare sottostante quale miglior esempio.

Gioco di star

L'iniziale comunicazione a distanza tra le figure principali di Ray e May, che avviene per telefonate cariche di eros casuale, non riesce né a delineare caratterizzazioni degne di nota, né a costruire una ragionata genesi del rapporto tra i due, destinato a esplodere nella succitata scena di passione sotto la doccia in cui, pur tra amplessi spinti, l'alchimia risulta impalpabile, svuotata di fatto del necessario trasporto carnale (non a caso Stallone e la Stone hanno vinto un, una volta tanto meritato, Razzie Award come peggior coppia dell'anno).

Il grottesco villain di James Woods risulta anch'esso una sorta di improbabile macchietta, così come l'anziano boss di Rod Steiger e l'anonimo bellimbusto, figlio di questi, interpretato dal monolitico fratello d'arte Eric Roberts. Tanto che uno dei pochi punti salvabili dell'operazione rimane la colonna sonora, con la cover di Turn the Beat Around cantata da Gloria Estefan diventata una vera e propria hit nelle classifiche.

Lo specialista Diretto dal regista peruviano Luis Llosa, autore tre anni più tardi del b-movie cult Anaconda (1997), Lo specialista mette insieme per la prima e unica volta due star/sex-symbol del calibro di Sylvester Stallone e Sharon Stone, ma finisce per sprecare il carisma di entrambi in un action-movie concettualmente mediocre, la cui scombinata sceneggiatura si rivela il vero e proprio tallone d'Achille. Personaggi senz'anima all'interno di un racconto che vive su forzature e assurdità in serie, tra tradimenti, doppi giochi e tante, tante esplosioni, che avvengono per la pressoché totalità grazie all'"ingegno" del protagonista, un esperto dinamitardo riciclatosi come killer freelance. Villain di cartapesta, dinamiche action gratuite nella loro ricerca di uno spettacolo roboante a tutti i costi, un'ironia mal calibrata tra battute a effetto, improbabili esecuzioni e un torrido, quanto spento, sussulto erotico tra le due figure principali, fanno delle quasi due ore di visione un insieme improbabile ed eccessivamente gratuito. Il film andrà in onda mercoledì 20 novembre alle 21.25 su RETE4.

5

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