Lo Schiaccianoci e i quattro regni, la recensione della fiaba Disney

Alla vigilia di Natale la giovane Clara si trova catapultata in un mondo fiabesco, in cui la fantasia non conosce confini.

recensione Lo Schiaccianoci e i quattro regni, la recensione della fiaba Disney
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Un carillon si anima, una musica soave riempie i vuoti della routine e avvia la danza della fantasia, che colora la grigia realtà. Ed è il trionfo dell'immaginazione, del sogno. Lo schiaccianoci e i quattro regni gioca con la creatività, che diventa il potere principale per abbandonare le paure, il dolore del passato e viaggiare verso un futuro variopinto.
La curiosità è la chiave che sblocca nuovi mondi e l'infanzia si muove lungo i binari di una ferrovia senza meta e direzione. Basta un piccolo oggetto per dar forma a svariati universi, che si ravvivano seguendo la scia dei pensieri più liberi, ancora privi dei vincoli della realtà. La Disney da sempre crea mondi, in cui generazioni intere hanno trascorso i primi anni di vita e in cui rifugiarsi ancora in età adulta, quando il presente ha tonalità troppo grigie.
La pellicola disneyana vuole offrire un viaggio verso luoghi meravigliosi e affascinanti, dove prendere spunti per affrontare il mondo reale e imparare a crescere. Il celebre racconto, scritto nel 1816 da E.T.A. Hoffmann, Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi diventa così la base per rimodulare la narrativa classica, presa in prestito per appagare l'immaginazione delle nuove generazioni. Per viaggiare nel regno della fantasia non servono grandi poteri o gesti straordinari, basta fidarsi e seguire un filo di color oro.

Nel regno delle meraviglie

È una strana vigilia di Natale per Clara (Mackenzie Foy) e la sua famiglia, la prima senza la madre Marie. Ma l'affetto e la presenza materna permeano ancora l'abitazione della protagonista del racconto: Clara e i suoi fratelli ricevono in dono degli oggetti lasciati proprio dalla madre, prima di morire. Il regalo di Clara è alquanto bizzarro e misterioso: un carillon a forma di uovo di metallo. L'oggetto è impossibile da aprire, non genera musica. C'è però una strana serratura e un biglietto con la scritta "Tutto ciò di cui hai bisogno si trova all'interno". Il mistero del carillon, la voglia di aprirlo e scoprire il segreto lasciato dalla madre animano immediatamente lo spirito di curiosità di Clara.
Durante la consueta festa natalizia organizzata dall'eccentrico Drosselmeyer (Morgan Freeman), padre adottivo della madre di Clara, succede qualcosa di speciale. Seguendo un filo d'oro, che dovrebbe portarla a uno dei doni lasciati ai bambini durante la cerimonia, la ragazza si ritrova improvvisamente altrove. Non a Londra, non nella sfarzosa residenza di Drosselmeyer. Intorno a lei si materializza un incantevole bosco innevato. È la porta del mondo parallelo dei Quattro Regni e Clara capirà ben presto di essere in un'altra realtà: ad accoglierla ecco arrivare un topolino dispettoso e una guardia di nome Philip, un soldato schiaccianoci che subito si occupa di lei e la guida in quest'universo fiabesco. Come ogni reame che si rispetti, c'è un castello in cui dimorano i reggenti di tre regni: la Terra dei Fiocchi di Neve, la Terra dei Fiori e la Terra dei Dolci.
La regina dei dolciumi, Fata Confetto (Keira Knightley), mette subito al corrente Clara sul recente conflitto che sta martoriando il mondo: uno dei reggenti, la perfida Madre Cicogna (Hellen Mirren), è stato esiliato e il suo regno, quello dei balocchi, è ridotto in miseria e occupato da orde di topi, che formano l'esercito della tiranna. Sono proprio i roditori a possedere la chiave, capace di aprire lo scrigno di Clara. Inizia così l'avventura della protagonista del racconto, tra strane creature, posti fatati, giocattoli animati e una nuova missione: riportare l'armonia in questo regno, che ha più di un segreto da svelare. E la curiosità e il coraggio di certo non mancano a Clara.

Danza la fantasia

La fiaba de Lo Schiaccianoci da sempre accompagna il Natale. Raccontata sotto l'albero, davanti a un fuoco, è una delle storie più amate dai bambini di tutto il mondo. A renderla ancor più popolare ha contribuito l'adattamento di Alexandre Dumas per il balletto musicato egregiamente da Tchaikovsky nel 1891. Un secolo e mezzo dopo, la Disney fa rivivere le note vibranti del compositore russo, in una pellicola che si discosta dagli adattamenti precedenti e si colora delle tonalità tipiche disneyane, in un film studiato e architettato ad hoc per il giovane pubblico a cui è destinato.
Lo schiaccianoci e i quattro regni, diretto da Lasse Hallström - e per trentadue giorni di riprese aggiuntive da Joe Johnson - rivisita la fiaba, trasformandola in un viaggio iniziatico, un percorso di formazione, che porta la protagonista a comprendere il proprio ruolo nel mondo e il proprio presente post-lutto. La realtà e la fantasia danzano così sullo stesso palcoscenico, perché la creatività ci porta in mondi lontani, ma poi riesce a far comprendere meglio la quotidianità. Ed è quello che capita a Clara, interpretata in modo convincente da una delle nuove giovani promesse di Hollywood, Mackenzie Foy, già apprezzata in Interstellar di Christopher Nolan.
L'aspetto che più colpisce della pellicola è indubbiamente quello visivo: i costumi di Jenny Beavan e la scenografia di Guy Hendrix Dyas ricreano un regno variopinto. Abiti sfarzosi, edifici dalle forme eccentriche e personaggi dalle sembianze stravaganti abitano un mondo coerente e pulsante. Non manca poi la componente per eccellenza dello Schiaccianoci: il balletto. La danza viene omaggiata in diversi momenti della pellicola e raggiunge il picco estetico più alto nei titoli di coda, in cui le sinuose movenze dei celebri ballerini Misty Copeland e Sergei Polunin danno vita a un ballo che parte dalle note di Tchaikovsky (rivisitate dal compositore James Newton Howard) e finisce con l'omaggiare un grande classico Disney, Fantasia.

Se tutto sembra puntare a un coreografico trionfo dell'immaginazione, a riportare lo spettatore sul mondo terreno ci pensano alcuni palesi errori di scrittura e montaggio. La pellicola, probabilmente vittima di eccessive modifiche a posteriori e intaccata da un intenso reshooting, soffre di uno sviluppo frettoloso della trama, incastrata in appena novantanove minuti, pur vivendo numerose vicissitudini.
Lo si palesa soprattutto in una caratterizzazione non eccelsa dei personaggi, che non bucano lo schermo, rimanendo giocattoli animati e nulla più. Tuttavia il pubblico a cui Lo Schiaccianoci e i quattro regni si rivolge ha, per ovvie ragioni anagrafiche, poca predisposizione a elaborate elucubrazioni sulla sceneggiatura e sulla profondità narrativa. Rapportato al giusto target, le stonature avvertite da una platea più adulta e abituata ad altri film diventano impercettibili, parte di un'orchestra e non provenienti da singoli strumenti mal accordati.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni La Disney è come sempre abile a forgiare un abito cucito a pennello per la propria platea e anche qui il destinatario dell'opera non può che rimanere appagato. Seduto sulla poltrona del cinema, ma con la mente altrove. In mondi fiabeschi e colorati, in cui la fantasia regna, senza regole e confini. Non ha il potere magnetico di un classico, ma sa far sognare il pubblico più giovane. Perché c'è ancora spazio e tempo per la fantasia. Basta seguire un filo d'oro.

6.5

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