Recensione Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate

Siete pronti a seguire Peter Jackson in questo ultimo viaggio nella Terra di Mezzo?

recensione Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate
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"Quando abbiamo realizzato i film de Il Signore degli Anelli, c'era molta pressione perché si trattava di un progetto enorme e senza precedenti e non avevamo certo l'esperienza che abbiamo ora. Quei film fecero il giro del mondo e oggi sono diventati parte della cultura, così da aver creato un diverso tipo di pressione per i film de Lo Hobbit. Ma l'unica maniera per affrontare la faccenda è quella di rimanere fedele a me stesso in quanto regista. Tutto quello che ho realizzato nella mia carriera, ho provato a farlo come se io stesso fossi uno spettatore. Vedere il successo di pubblico ottenuto dai primi due film de Lo Hobbit è stata una vera gioia, perché anche noi siamo dei fan del film. ma è anche emozionante presentare questo mondo e la sua incredibile mitologia a una nuova generazione per la prima volta, con la storia dove tutto ebbe inizio".
Nessuno ha mai pensato che imbarcarsi in un progetto come l'adattamento cinematografico de Lo Hobbit sarebbe stato semplice e indolore, soprattutto Peter Jackson che, in qualità di regista della trilogia de Il Signore degli Anelli, aveva già in passato sperimentato le conseguenze del lavorare con un mondo e dei personaggi fortemente radicati nella cultura di molteplici generazioni. Più si ama qualcosa, più la si rende propria, innalzandosi a massimi conoscitori delle reali meccaniche e dei significati reconditi nascosti in ogni parola, gesto o allusione fatta da J.R.R. Tolkien. E così si finisce con il non essere mai completamente d'accordo con le scelte registiche, di sceneggiatura, di casting o anche semplicemente di fotografia di ogni singolo adattamento cinematografico dell'opera stessa. È una probabilità statistica contro la quale non si può combattere: film di questo tipo non metteranno mai tutti d'accordo. Film come Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate lo faranno ancora meno dei precedenti. I primi due episodi di questa trilogia sono spesso stati accusati di essere troppo prolissi, dalla narrazione lenta e didascalica, pieni di punti luce non necessari e stravaganze tecniche non richieste. Pensate come la situazione possa diventare ora, con un film che rompe completamente la tradizione portata avanti da Peter Jackson: Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate cambia direzione e si pone su un livello narrativo mai affrontato nei precedenti capitoli. Dal collettivo si passa all'intimista, le battaglie si fanno emotivamente claustrofobiche, i dialoghi si perdono nel clamore degli scontri e tutto corre davanti agli occhi dello spettatore con una velocità che, per una volta, non si può attribuire solo alla percezione alterata dall'HFR 3D.

Un nuovo nemico

Per tutti i primi due capitoli abbiamo avuto un solo pensiero fisso: Smaug. E non solo perché era il nemico da sconfiggere a tutti i costi, il terrore al quale nessuno era mai riuscito a sfuggire, ma anche perché ogni sua apparizione sullo schermo decretava un immediato innalzamento del livello narrativo. Astuto, ironico, psicologicamente possente: Smaug è il cattivo per il quale abbiamo fatto il tifo fin dal primo momento. I Nani di Erebor hanno preteso la restituzione delle vaste ricchezze del loro passato e ora devono affrontare le conseguenze dell'aver scatenato il terribile drago che, automaticamente, si è scagliato contro Pontelagolungo. Tocca a loro, ora, capire come liberarsi della supremazia di Smaug... ma all'orizzonte un'altra battaglia è già cominciata, all'insaputa degli abitanti della Terra di Mezzo. Un antico nemico è tornato: Sauron, il Signore Oscuro, ha mandato in avanscoperta legioni di Orchi per attaccare la Montagna Solitaria, ai cui piedi di svolgerà una battaglia dalle dimensioni più grandi di quelle che ognuno dei suoi partecipanti può anche solo immaginare.
Chi conosce già la storia, sa già dove andremo a finire e cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dei personaggi de Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate. Quello che non sa è che questo percorso, saggiamente orchestrato da Peter Jackson, li porterà in territori non ancora esplorati che, per una volta, non corrispondo a luoghi realmente presenti sulla mappa della Terra di Mezzo, ma sono dislocati nelle profondità dei protagonisti. Fin dall'inizio il film esplode come un prorompente grido di guerra, senza soffermarsi a raccontare storie o spiegare nulla: c'è una minaccia che incombe su tutti e non possiamo fare altro che combatterla con violenza. Non c'è tempo per pensare, bisogna agire. E l'azione è il cuore pulsante di tutto questo capitolo de Lo Hobbit, che si dipana davanti agli occhi dello spettatore come un susseguirsi di scontri. Dove sono finiti i temi tanto cari a Tolkien, vi chiederete. Ci sono tutti, presentati da Peter Jackson in una dimensione diversa. Il racconto di Bilbo Baggins (Martin Freeman), che si imbarca in una meravigliosa e pericolosa avventura nella natura selvaggia con il mago Gandalf (Ian McKellen) e la compagnia dei Nani, si è evoluto nel corso della storia fino a dare vita ai temi ricorrenti che si intrecciano attraverso i canoni narrativi di Tolkien: i legami di amicizia, il valore dell'onore e del sacrificio, la corruzione legata alla ricchezza e al potere... e il calmo coraggio del più inaspettato degli eroi, che riesce a tenere testa anche alle forze più maligne. Tutto viene analizzato dal regista attraverso una serie di conflitti che ogni personaggio de Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate è chiamato ad affrontare. La più articolata è quella che dilania Thorin (Richard Armitage): fiero, coraggioso e leale, quando crede ormai di essere arrivato alla fine della sua travagliata avventura, il Nano scopre di doverne affrontare una interiore ancora più insidiosa. Thorin si presenta al pubblico come un personaggio estremamente nobile e imperfetto, non lo si può giudicare per le decisioni che prende, perché quello per cui ha combattuto, per tutta la sua vita, è diventato la cosa più importante... ma gli si è anche rivoltata contro e ora rischia di far fallire il suo intero sogno. È lui che porta avanti lo spettro emotivo del progetto narrativo, forse più dei triangoli amorosi o delle dinamiche familiari che legano gli altri personaggi.

Cosa rimane della Terra di Mezzo

Assistendo a Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate vi sembrerà di trovarvi davanti a un'altra saga, un adattamento completamente diverso da quello dei primi due capitoli e la cosa, lasciatevelo dire, vi scioccherà. Non perché la scelta di Peter Jackson sia sbagliata (o giusta), ma perché nessuno di noi era pronto e metabolizzarla diviene complicato. Per gli amanti dei lunghi dialoghi e delle panoramiche didascaliche sui bellissimi paesaggi neozelandesi, le battute dei personaggi ridotte all'osso a favore di una maggiore azione, circoscritta in ambienti ben delimitati... sembreranno quasi un'eresia. I fan delle battaglie mozzafiato, invece, si sentiranno un po' presi in giro dalla dimensione intima delle molteplici lotte davanti alle quali la pellicola ci pone. Insomma, tutti avranno qualcosa da ridire. Ma se presupponiamo che lo scopo di questa trilogia fosse quello di porre le basi storiche che ci porteranno poi nella grande battaglia de Il Signore degli Anelli, non si può negare che Peter Jackson sia riuscito egregiamente nel suo lavoro. Se da un lato la compagnia dei Nani, nonostante i mille impegni e le esemplari interpretazioni, non riesca a creare dei reali legami emotivi con lo spettatore in sala, dall'altro Gandalf, Galadriel (Cate Blanchett), Elrond (Hugo Weaving) e Saruman (Christopher Lee) sono già pienamente consapevoli della forza dei loro personaggi, un perfetto traino per la visione d'insieme di cui il futuro della Terra di Mezzo ha bisogno per sopravvivere. E lo stesso Legolas (Orlando Bloom) si arricchisce di sfumature che, a posteriori, ci permettono di comprendere maggiormente il suo atteggiamento all'interno della Compagnia dell'Anello. Il regista sa bene come smuovere le corde dei fan della saga, come convincerli a schierarsi dalla parte di un personaggio e, contemporaneamente, distrarli dal colpo di scena successivo: ha imparato molto dalle esperienze precedenti e, in questo capitolo, decide di azzardare quella libertà stilistica che precedentemente si è negato. Sa cosa vuole raccontare e, soprattutto, conosce perfettamente lo stato narrativo ed emotivo in cui vuole condurre lo spettatore: in quel preciso istante in cui le due storie si incontrano nuovamente, lo score musicale si fonde con i ricordi del passato, l'ambiente circostante si tinge di verde e si riempie di voci note. Tutti i tasselli del puzzle si incastrano in quella enorme diapositiva creata da un'esalogia che, anche se in modi differenti, ci permetterà sempre di sognare.

Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate, ormai lo avrete capito, è un film complesso, molto più vicino alle dinamiche (e alle grafiche) di un videogioco che a una narrazione epica da cinematografia classica. Atipico, difficile da metabolizzare, eppure assolutamente scorrevole e godibile: non è, a tutti gli effetti, un film perfetto. Il cambio di registro ha portato Peter Jackson a una compressione delle tematiche, a un prosciugamento dei dialoghi, a una comunicazione che si estende per immagini interiori e si scontra spesso con quello che l’occhio umano riesce a percepire. Si sente la mancanza di un approfondimento, ma non si sente il peso di un prosaico didascalico in cui troppo facilmente si sarebbe potuti scadere. È un film in equilibrio precario quello che ci ha messo tra le mani il regista e ce ne rendiamo conto scena dopo scena, ma ci rimane arduo rimanere impassibili davanti alla maestria con la quale alcuni eventi sono stati costruiti, alcune basi sono state gettate, alcuni legami sono stati tracciati...

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