Recensione Lo chiamavano Bulldozer

Il cult "sportivo" con Bud Spencer

recensione Lo chiamavano Bulldozer
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Nel 1978 in Italia cominciavano a nascere le prime squadre amatoriali di football americano che, per mancanza di mezzi ed equipaggiamento, si appoggiavano alle squadre militari americane di stanza sul nostro territorio. Michele Lupo, regista di spaghetti western e poliziotteschi, decise di cogliere la palla al balzo e di iniziare una proficua collaborazione con Bud Spencer (in seguito vennero Uno sceriffo extraterrestre... poco extra e molto terrestre, Chissà perchè...capitano tutte a me, Occhio alla penna e Bomber) dirigendo un film sull'argomento. Lo chiamavano Bulldozer (titolo che strizzava l'occhio al celebre Lo chiamavano Trinità interpretato dal Bud nazionale insieme allo storico compare Terence Hill) seguiva la scia delle produzioni interpretate dal suo massiccio protagonista, con un mix di buoni sentimenti e botte da orbi, sempre in chiave bonaria e destinate ad un pubblico di grandi e piccini.

FootBud

Bulldozer è un marinaio solitario che, durante una sosta nel porto di Livorno a causa di un problema alla sua barca, si imbatte nelle prepotenze del sergente Kempfer e dei suoi uomini, stanziati nella vicina base USA di Camp Darb, che dileggiano i ragazzi del posto. Finito suo malgrado in un'improvvisata rissa in un locale, Bulldozer si attira sin da subito le antipatie di Kempfer e la stima dei giovani locali. Dopo una serie di schermaglie infinite, i ragazzi chiedono al marinaio, in realtà ex-campione oltreoceano di football americano, di allenarli per una partita che si terrà da lì a venti giorni. Nonostante le iniziali reticenze Bulldozer accetta la sfida.

L'altra sporca ultima meta

Con un sottofondo sportivo di pura facciata per dar modo a Carlo "Bud" Pedersoli di menar le mani in un contesto più vario rispetto al suo solito, Lo chiamavano Bulldozer è una visione piacevolmente nostalgica che risulterà sempre gradita ai giovani (e meno giovani) di quegli anni, nonostante le croniche ingenuità di cui il film è vittima. Una trama semplice ed edificante, giocata sui valori del riscatto e della correttezza, che si adagia su una simpatia istintiva e genuina che trova nelle azioni manesche, ma necessarie, il veicolo adatto per imprimere il giusto ritmo narrativo. E così si può anche passare sopra alla possibile antipatia di alcuni dei "buoni", davvero troppo imbranati e stupidi per risultare empatici, e alla facile morale, per quanto giustamente condivisibile, con la quale il film tenta di impartire lezioni etiche, soprattutto ai più piccoli. Perché qui conta soprattutto un ilare divertimento senza pensieri, incarnato come sempre nel migliore dei modi dal fintamente burbero carisma di Spencer (doppiato per tutto il film dal fidato Glauco Onorato, eccetto la canzone improvvisata al bar), che si ritrova più che in altre occasioni con il giusto physique du role per la parte.

Lo chiamavano Bulldozer Piacevolmente figlio dei suoi tempi, Lo chiamavano Bulldozer è un film costruito su misura per la star Bud Spencer che si ritrova, sia sul campo da football che fuori, a menar di nuovo sganassoni a più non posso, memore del suo passato (e futuro) in coppia con Terence Hill. Il divertimento è assicurato ma ad oggi certe forzature nella caratterizzazione dei personaggi secondari e la morale "facilotta" risentono in parte il peso del tempo.

6.5

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