Recensione Lights Out - Terrore nel buio

Il regista di Saw - L'enigmista James Wan produce Lights out - Terrore nel buio di David F. Sandberg, con la sua creatura nascosta nelle tenebre.

recensione Lights Out - Terrore nel buio
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Il punto di partenza di Lights out - Terrore nel buio, lungometraggio d'esordio dello svedese David F. Sandberg, è il suo short datato 2013 Lights out; ma il nome di punta dell'operazione è quello del produttore James Wan, ovvero l'autore de L'evocazione - The conjuring e del suo sequel The conjuring - Il caso Enfield, il quale osserva: "Siamo tutti terrorizzati dal buio. Da bambini siamo convinti che ci sia qualcosa nascosto nell'armadio o sotto il letto e questa sensazione ci rimane dentro. Vale per tutti, e l'aspetto divertente e fantastico è che il film gioca con questo semplice concetto".
Perché è un pericoloso essere demoniaco dalla fisicità femminile e capace a quanto pare di muoversi esclusivamente nelle tenebre quello che minaccia la vita della giovane Rebecca alias Teresa Palmer e del fratellino Martin, cui concede anima e corpo il Gabriel Bateman di Annabelle.
Un pericoloso essere che i due non tardano a scoprire in possesso di un misterioso legame con il passato della madre Sophie, interpretata da Maria Bello ed ex paziente psichiatrica ancora impegnata a combattere contro la depressione.

Night and They...

Del resto, al di là degli elementi sovrannaturali che incastonano inevitabilmente nell'ambito dell'horror la vicenda raccontata, è il quadro di una famiglia spezzata costituita da persone allontanatesi tra loro quello posto al centro della circa ora e venti di visione, immediatamente introdotta da una situazione paurosa ambientata in un magazzino di tessuti.
Situazione che, in forma di cupa e inquietante silhouette, permette subito l'entrata in scena di colei che si scopre poi chiamarsi Diana, la cui tragica genesi si rivela piuttosto simile a quella della fata dei denti Matilda protagonista nel 2003 di Al calare delle tenebre di Jonathan Liebesman.
Soltanto un anno dopo il They - Incubi dal mondo delle ombre di Robert Harmon che, in maniera analoga a questa prima fatica sandberghiana, narrò di ragazzi alle prese con mostri celati dove non batte il sole.
E possiamo citare addirittura Boogeyman - L'uomo nero di Stephen Kay per lasciar intendere quanta poca originalità sia destinata a trapelare dall'insieme, che si evolve lento disturbato occasionalmente da apparizioni improvvise ed immancabile sfruttamento del sonoro per far balzare lo spettatore dalla poltrona; fino ad approdare, addirittura, ad una conclusione che non può fare a meno di richiamare alla memoria quella dell'inimitabile Nightmare - Dal profondo della notte di Wes Craven.
Aspetto che spinge quasi a pensare che New Line Cinema - casa produttrice del film - sia seriamente in cerca di un nuovo Freddy Krueger in grado di regalarle lo stesso grosso successo portatole nel 1984 dallo sfigurato serial killer dei sogni dagli artigli affilati... trovandosi a dover fare i conti, però, da un lato con il fatto che geni come il regista di Scream e L'ultima casa a sinistra nascano in rare occasioni, dall'altro con il sempre più accentuato vuoto di idee che ha finito per attanagliare tristemente il panorama dell'orrore della Settima arte d'inizio terzo millennio.

Lights Out - Terrore nel buio Cosa c’è di nuovo sotto il sole? A quanto pare, nulla, ma neppure all’interno delle tenebre, considerando che Lights out - Terrore nel buio di David F. Sandberg ricordi nel plot diversi suoi predecessori cinematografici. Tanto da rivelarsi un ennesimo tentativo di rispolverare la classica figura del boogeyman utilizzato per spaventare i bambini, ma con una ristrettissima manciata di frecce al proprio arco... mentre la monotonia e la noia rischiano di regnare sovrane, lasciando soddisfatti, forse, solo coloro che si stanno avvicinando adesso al genere.

5.5

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