Recensione Ligabue Campovolo - Il film 3D

Il lato tridimensionale di Luciano Ligabue

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Nel 2010, prima ancora di averlo nelle sale cinematografiche, lo avevamo visto presso la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel documentario 'Niente paura', che, diretto da Piergiorgio Gay, riportava il sottotitolo "Come siamo come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue", ribadendo, attraverso il resoconto di trent'anni di storia italiana, l'importanza di non smettere mai di sognare e di perdere la speranza.
Curiosamente, è proprio la hit che diede il titolo al lungometraggio di Gay a essere assente - come pure Ballando sul mondo e Happy hour - nella scaletta che finisce per comporre la colonna sonora di Ligabue Campovolo - Il film 3D, docufilm volto a raccontare quanto accaduto il 16 Luglio 2011 a Campovolo di Reggio Emilia; quando 120000 persone si sono radunate con l'intenzione di festeggiare per due giorni di seguito dinanzi al palco su cui, insieme alla sua band, si è esibito il noto rocker romagnolo autore di album di successo del calibro di Buon compleanno Elvis e Miss Mondo.
Un docufilm che, con Christian Biondani alla regia del concerto e Marco Salom a quella cinematografica, si avvale del sistema di visione tridimensionale in modo da riproporre l'evento nella maniera il più possibile vicina alla realtà.

Tra palco e realtà

I circa 108 minuti di montaggio, però, mixati presso gli Skywalker Studios di George Lucas, in California, non si propongono esclusivamente quale trasferimento su grande schermo dell'evento musicale, in quanto, tra una Piccola stella senza cielo e una Quando canterai la tua canzone, c'è anche il tempo di effettuare escursioni nella vita privata - presente e passata - del musicista, nei luoghi in cui vive; un po' come accaduto per Vasco Rossi con Questa storia qua di Alessandro Paris e Sybille Righetti.
Quindi, partiamo con lo scoprire che il Liga e il suo manager Claudio Maioli, a metà anni Ottanta, altro non erano che un ragioniere che si vergognava di far ascoltare le canzoni che scriveva e un commesso di supermercato; fino ad arrivare agli inseparabili amici di sempre, ovvero Giovanni, Massimo e Paolo.
Quest'ultimo, tra l'altro, protagonista dei cortometraggi diretti proprio da colui che esordì registicamente, nel 1998, con Radiofreccia, del quale, in mezzo a Questa è la mia vita, Un colpo all'anima e Le donne lo sanno, vengono proposti alcuni stralci.
E, ovviamente, dalla coinvolgente I ragazzi sono in giro alle meno note Marlon Brando è sempre lui e I duri hanno due cuori, l'evoluzione dello spettacolo non dimentica di tirare in ballo Quella che non sei, Il meglio deve ancora venire e le storiche Certe notti, Tra palco e realtà e Urlando contro il cielo.
Senza contare A che ora è la fine del mondo - cover tricolore di It's the end of the world as we know it (and I feel fine) dei R.E.M. - e la Buonanotte all'Italia che, accompagnata dalle immagini di figure che hanno reso grande il nostro paese, contribuisce non poco all'accentuazione della retorica ligabuiana legata, come già citato, alla fondamentalità del sogno.
Con uno sguardo rivolto al backstage, non privo di registrazione dell'inedito Ora e Allora, e un po' d'indispensabile ironia.
Per un prodotto a esclusivo uso e consumo dei fan, i quali, una volta tanto, rappresentano un'associazione tra gioventù e rock che, per fortuna, non sembra necessitare di contorno di sballo a suon di stupefacenti e negativa trasgressione.

Ligabue Campovolo-Il film 3D Con Christian Biondani alla regia dello spettacolo musicale e Marco Salom a quella cinematografica, Luciano Ligabue è il protagonista del primo film-concerto italiano realizzato in 3D. Anche se, in fin dei conti, lo stratagemma di visione tanto abusato dalla celluloide d’inizio XXI secolo finisce per risultare piuttosto irrilevante dinanzi a quello che, in realtà, vuole essere un docufilm volto a raccontare la storia di un grande sogno nato circa vent’anni prima. Il sogno di colui che ha finito per trasformarsi in uno dei rocker più amati della penisola tricolore, capace di emozionare i suoi fan anche senza l’uso degli innovativi occhiali. Perché, non a caso, sono soprattutto loro ad alzarsi dalle poltrone e a cantare in sala come se quel Campovolo che si trova sullo schermo fosse proprio lì, concretamente, sotto i piedi.

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