Licorice Pizza Recensione: il grande ritorno di Paul Thomas Anderson

Il regista de Il Petroliere e Il Filo Nascosto racconta un coming of age sentimentale ambientato negli anni '70 in un'opera preziosa e delicata.

Licorice Pizza Recensione: il grande ritorno di Paul Thomas Anderson
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Avrebbe dovuto chiamarsi Soggy Bottom, il nuovo film di Paul Thomas Anderson, ma a ridosso d'inizio promozione è cambiato in Licorice Pizza. Un titolo apparentemente strambo che nasconde però al suo interno il senso stesso dell'epoca di mutamento che viene raccontata, quella degli anni '70 in California. Fa riferimento a una nota catena di negozi di dischi popolare soprattutto in quel periodo e nella West Coast meridionale, e quel Licorice Pizza parla ovviamente dei vinili, degli LP, che all'apparenza si presentano piatti e neri, come fosse appunto della liquirizia schiacciata e arrotolata.

La musica, paradossalmente, non ricopre però un ruolo fondamentale nel nuovo lavoro di Anderson (certamente non diegetico), che a cinque anni dal suo magnifico Il Filo Nascosto torna ancora una volta a raccontare l'amore di epoche passate ma senza tempo, questa volta più giovane e naïf, in perpetuo rincorrersi, ribaltando il proverbiale "vince chi fugge" in un continuo gioco di scoperta e riavvicinamento sentimentale, caotico eppure viscerale come sa essere solo il vero amore.

Vince chi resta

La storia, poi, è emersa dal nulla, come anche dichiarato dall'autore in una splendida intervista a Variety, e la sua natura quasi episodica ma correlata è da subito evidente. Ci sono questi due ragazzi, Alana Kane (Alana Haim) di 25 anni e Gary Valentine (Cooper Hoffman) di 15, che si incontrano, si piacciono, si innamorano e poi vengono sfidati dalle intemperie della vita e del destino, con noi pubblico ad assistere a una relazione che sboccia lentamente, attraversando varie stagioni, spingendoli al distacco e alla presenza.

Ed è straordinario come il film sappia essere tante cose insieme senza mai perdere di vista la traccia principale del nuovo LP cinematografico di Anderson. Soggy Bottom, nell'opera, è il nome che Gary dà alla sua prima attività: la vendita di materassi ad acqua. Un titolo poco incisivo, secondo il regista, che non andava a catturare l'essenza del lungometraggio, troppo specifico di un determinato tratto e non comprensivo dei tempi narrati. Sì, perché la storia d'amore tra Alana e Gary si sviluppa lungo tanti scenari della California dei '70s, tra la Hollywood del cambiamento post movimenti hippie e 1969, la crisi del gas (curiosamente attuale) del '73 e il sempre presente sogno americano, la speranza di potercela fare lavorando duramente, reinventandosi con coraggio e determinazione per migliorare la propria esistenza. In questo senso, Gary è davvero un sognatore, e il volto e la fisicità impacciata di Cooper Hoffman sono perfetti se non addirittura essenziali per il ruolo, che Anderson non aveva cucito su misura per il figlio del defunto Philip Seymour Hoffman, suo grande amico e feticcio.

È accaduto e basta grazie a un provino e alla chimica davanti alla macchina da presa con la Haim, scelta dall'autore "perché cresciuta nella San Fernando Valley", dunque autentica, genuina, consapevole, zero artifici. Per questo bravissima, con un volto davvero caratteristico, un talento schietto e naturale già nel suo esordio al cinema, provenendo in realtà dal mondo della musica e già diretta in alcuni videoclip da Anderson. La presenza delle musiche del tempo e delle composizioni del sempre presente Johnny Greenwood contribuiscono a creare un'atmosfera densa di rimandi e contenuti ma anche sognante, quasi sospesa, anche nel passaggio da un evento all'altro.

Il trionfo di Paul Thomas Anderson

Licorice Pizza tiene fede al suo titolo e incide in un lungometraggio di 2 ore e 15 minuti tante tracce differenti che insieme formano di fatto il disco filmico di Anderson, il Long Play di un autore instancabile a cui basta una scintilla di flirt tra ragazzi e qualche storia di amici vicini (il produttore Gary Goetzman, soprattutto) per creare cinema puro, raffinato e sospeso, di ricordo, di raccordo, di scontro e confronto.

E dentro il suo cinema ce n'è tanto altro, non solo nelle citazioni dirette di personaggi come Jon Peters (un Bradley Cooper senza freni, esilarante, ai limiti del dissacrante) ma anche nel mostrare le difficoltà e i compromessi necessari per divenire attori - in particolar modo Alana -, interfacciandosi con la follia e lo star power di interpreti e registi osannati che vivono di riconoscimenti, gli stessi a cui poi vorrebbero puntare entrambi i protagonisti, chi in un modo (Gary reinventandosi costantemente, dai letti alle sale giochi) chi in un altro (la settima arte e poi la politica con il Joel Wachs di Benny Safdie).

A oggi, tra tutti, Licorice Pizza è forse la pellicola più intima ed effettivamente personale di Paul Thomas Anderson, perché racconta di un mondo a lui vicino, con attori giovani cresciuti e nutriti in casa, seconda della sua osannata e perfetta carriera in cui ha curato per la maggior parte - insieme a Michael Bauman - anche la fotografia, senza presenza alcuna dello storico collaboratore Robert Elswit.

C'è una dimensione autoriale di grande spessore, dunque, ma anche la necessità e la volontà di dedicare tempo, spirito e risorse alla relazione tra Gary e Alana, che infatti resta sempre centrale. Commovente come i diversi contesti d'esplorazione e crescita destinati a stabilire di volta in volta il grado d'evoluzione del rapporto che, pur se combattuto - per differenza d'età, interessi, carattere - è palese sia qualcosa in cui credono sia l'uno che l'altra. Lo dimostrano le ripetute corse nei momenti di bisogno, lasciando tutto alle spalle per corrersi in aiuto, rivelando in verità che in amore vince chi c'è, chi resta. Si corre per incontrarsi, perdonarsi, avvicinarsi. Non per fuggire. Oltre la sua impareggiabile bellezza cinematografica, allora, cesellata con ingegno, eleganza e cultura in ogni piccolo dettaglio, essendo Anderson primo artigiano della settima arte, il senso primo e ultimo di Licorice Pizza è nei sentimenti che trovano sempre il modo di nascere e poi fiorire davanti a ogni ostacolo, anche se differenti, anche quando maltrattati.

Se nel Filo Nascosto c'è un amore controllato e composto, indotto da un innato senso di raffinatezza e ispirazione che raggiunge l'apice in un dolore inflitto per mutare e ridimensionare ego e asperità personali dell'altro, facendolo proprio, stretto in un caldo abbraccio di vicinanza e passione, questo nuovo progetto del cineasta è l'altra faccia della medaglia, più disordinato, libero, senza muse né artisti. Un prezioso e mai vizioso trattato sull'imperfezione del sentimento in giovane età, ma anche sulla sincerità dello stesso, sull'ineluttabilità di emozioni destinate a riconoscersi. Per questo Licorice Pizza è l'ennesimo trionfo di Paul Thomas Anderson.

Licorice Pizza Licorice Pizza segna il ritorno di Paul Thomas Anderson alla regia a cinque anni di distanza dal suo meraviglioso Il Filo Nascosto, di cui questa nuova opera è il lato opposto della medaglia. Cinematograficamente impeccabile in ogni dettaglio, formale e contenutistico, il film vive e respira i sogni e l'amore dei suoi protagonisti, Gary e Alana, in un racconto sentimentale e di formazione tra i più intimi e genuini dell'autore. Raccontando le sfide di una giovane relazione, Anderson torna indietro agli anni '70 - alla sua infanzia - per invitare il pubblico in un viaggio d'atmosfera e riscoperta dell'epoca, tra new Hollywood post-hippie e '69, crisi del gas e sogno americano. Un'opera densa e piacevole, ricca d'empatia e bellezza tra tanti scenari diversi e sipari pronti ad aprirsi e chiudersi continuamente. Ma anche un film dove si corre per avvicinarsi, riscoprirsi e perdonarsi, dove la presenza dell'altro poche volte è messa davvero in discussione. Chiaro nella sua poetica, cristallino nella volontà di non tradire spirito e contenuto di un viaggio inappuntabile nel senso giovane, naïf ma concreto dell'amore, dove il cinema ricopre assolutamente un ruolo fondamentale. Insomma, l'ennesimo trionfo di uno dei più importanti e osannati artigiani della settima arte.

9

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