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Let's Be Evil, la recensione dello sci-fi disponibile su Netflix

Tre ragazzi vengono selezionati per accudire una classe di bambini in una struttura sotterranea luogo di esperimenti sulla realtà aumentata.

recensione Let's Be Evil, la recensione dello sci-fi disponibile su Netflix
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Per pagare le cure dell'anziana madre malata, Jenny accetta di partecipare ad un programma sperimentale tenuto in una struttura segreta sottoterra in cui, con l'aiuto di due nuovi dipendenti suoi coetanei, dovrà badare ad una classe di bambini dall'alto quoziente intellettivo. Nel bunker al di fuori del mondo di Let's Be Evil è obbligo indossare degli avveniristici occhiali trasportanti in una realtà aumentata, dotati di scanner e del continuo collegamento con una misteriosa intelligenza artificiale conosciuta come Arial.
Dopo i primi giorni Jenny comincia a soffrire di inquietanti incubi e scopre come una delle alunne della struttura, la piccola Cassandra, sia diversa dai suoi compagni: sarà proprio lei a mettere in guardia la ragazza dal reale scopo dell'assunzione.

Occhio non vede...

Con un plot di partenza ricordante sia alcuni episodi dell'acclamata serie antologica Black Mirror che il contemporaneo e misconosciuto The Call Up (2016), il secondo lavoro dietro la macchina da presa del regista britannico Martin Owen (anche co-autore della sceneggiatura insieme alla protagonista Elizabeth Morris) ci trasporta sin da subito nelle suggerite atmosfere di un futuro molto vicino a noi in cui la società sta trasformando inconsapevolmente le nuove generazioni in un branco di individui privi di speranza e umanità. Ed è proprio nel monologo iniziale affidato ad un esperto intervistato al telegiornale che si racchiude il senso dell'intera narrazione, la cui affascinante premessa sfrutta il mezzo degli occhiali virtuali al fine di utilizzare la tecnica del POV, con le soggettive varianti a seconda di quanto osservato da ognuno dei tre protagonisti adulti. Soluzione che riesce a creare un senso di costante inquietudine in diverse occasioni, claustrofobica parte finale in primis, risultando meno forzata del previsto e ben adatta, tra scannerizzazioni e dati fisiologici comparenti sul display, a seguire il percorso degli eventi. Let's Be Evil (disponibile su Netflix) funziona quindi nella componente visiva ed ansiogena ma lascia l'amaro in bocca per ciò che concerne la narrazione, conducendo ad un epilogo con più dubbi che certezze, con diverse sottotrame irrisolte e un senso di generale inverosimiglianza pur calato nel relativo contesto di genere.

Let's Be Evil Una struttura sotterranea, un esperimento segreto relativo alla realtà aumentata e un gruppo di bambini oggetto di studio: Let's Be Evil si rivela nei suoi ottanta minuti di visione come un atipico mix tra atmosfere alla Black Mirror e rimandi a Il villaggio dei dannati (1960 / 1995), che per messa in scena e interpretazioni cattura l'interesse disegnando anche sequenze discretamente ansiogene. Peccato che il tutto si perda in una narrazione che non sa bene dove voglia andare a parare, con un epilogo che lascia troppe porte aperte e alcune forzature poco logiche.

5.5

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