Roma 2013

Recensione Lei

Cosa è l’amore? Come si definisce una relazione? Ce lo dice (o forse no?) Spike Jonze col suo ultimo film

recensione Lei
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Cosa è l’amore? Come si definisce una relazione? Cosa differenzia un sano rapporto interpersonale da una ossessione? E soprattutto come reagisce l’animo umano a tutti gli input che tartassano costantemente la sua emotività? Sembrano essere queste, e tante altre, le domande che il regista Spike Jonze si pone per tutta la durata di Her, film brillante presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma che mostra un nuovo modo di trattare il genere sentimentale, senza scadere negli scontati passaggi melensi per farsi strada nell’animo dello spettatore. È ambientato in un futuro non troppo lontano e si costruisce apparentemente attorno a una situazione al di fuori della nostra quotidianità, eppure Her riesce a raccontare una storia che riesce a toccarci tutti profondamente. Puoi negarlo, se vuoi, ma ci sono almeno un paio di momenti in cui riconoscersi nel protagonista e in quello che sta provando, diviene inevitabile. È difficile raccontarvi Her, ma ci proveremo, quel tanto che basta per incuriosirvi e per andare al cinema a vederlo.

In cerca di qualcuno

Theodore (Joaquin Phoenix) è un uomo sensibile, profondo e complesso che si guadagna da vivere scrivendo delle commoventi lettere a nome di altri. Il suo innato intuito lo porta a conoscere le persone molto in fretta, a capirle prima di chiunque altro e a comunicare con loro attraverso poche parole, puntuali ma efficaci. E allora come mai, a quasi un anno dalla separazione da sua moglie, Theodore non riesce a rifarsi una vita? Attratto da una convincente pubblicità, decide di portarsi a casa OS1, un innovativo sistema operativo che promette di essere, a tutti gli effetti, un’entità unica e intuitiva. Entra così a far parte della sua vita Samantha, una brillante voce femminile che fin da subito si dimostra perspicace, sensibile e sorprendentemente spiritosa. Il rapporto tra i due si trasforma presto in qualcosa di importante e Samantha inizia a evolversi man mano che si interfaccia con Theodore, sviluppando una coscienza sempre più complessa, fondamentalmente umana. Il loro rapporto diviene fondamentale per l’esistenza di entrambi, ma cambiare alla stessa velocità è difficile, che si tratti di esseri umani o di evoluti sistemi operativi.

Che cosa è l’amore?

Alla fine del film Spike Jonze non è ancora capace di rispondere alla domanda inziale su cosa definisce una relazione e forse è proprio questo il bello di Her: uno sguardo completamente privo di giudizi, introspettivo senza scadere nel melodrammatico, profondo pur rimanendo ironico e completamente contemporaneo. Il regista gioca con quello che, ormai, è un dato di fatto: la tecnologia è parte integrante dei nostri rapporti sociali e comunicativi, ci intrattiene modificando le nostre abitudini, ci cambia rendendoci culturalmente diversi dal passato. Inutile rinnegarla, schierarci contro o essere convinti di non esserne dipendenti, soprattutto perché, come ha dichiarato il regista stesso, anche una penna è una innovazione tecnologica di cui, ormai, non riusciamo a fare a meno.
E ovviamente tutto ciò ha una sua ripercussione anche sulle relazioni sentimentali: quanti sono quelli che si innamorano online, intrattengono rapporti a distanza e, anzi, trovano molto più complicato interfacciarsi con le persone fisicamente? Prendiamo uno di loro, Theodore, divenuto così dopo una enorme delusione amorosa che lo ha lasciato sfiduciato, distrutto, disilluso... e nonostante ciò deve continuare a credere e a esprimere l’amore per lavoro. “Come molte persone, agogna un legame profondo e l’amore, ma forse al tempo stesso ne ha anche paura”. Non stupisce che ritrovi se stesso e la sua serenità in un sistema operativo, in questa esistenza virtuale che si evolve basandosi sulle esperienze che acquisisce giorno dopo giorno. Quello della tecnologia, però, per Jonze è solo un pretesto per guardare in modo anticonvenzionale alla natura dell’amore e ci riesce perfettamente. Ci si sente inglobati dentro le vicende di Her, improvvisamente proiettati nell’emotività di un protagonista atipico eppure relazionabile a ognuno di noi. Ci si tormenta e si ride, ci si commuove e si riflette... e lo si fa in modo intelligente, sentendosi costantemente accompagnati in questo viaggio solitario (contraddizione necessaria) alla riscoperta di se stessi.

Lei Ci si lamenta sempre che, quando si parla di sentimenti, ormai il cinema vada sempre a toccare gli stessi tasti e a raccontarli secondo i soliti cliché. Her invece finalmente cerca di raccontarci la solita storia in modo diverso, senza diventare per questo esagerato, irreale o sopra le righe e, anzi, toccando le corde più umane dello spettatore. Una regia impeccabile che si arricchisce grazie a una colonna sonora ben strutturata, una fotografia dall'impatto emotivo e le interpretazioni strepitose di Joaquin Phoenix e di Scarlett Johansson, che riesce a emozionare con la sua sola splendida voce.

8

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