Legion, la recensione del Film

L'Apocalisse arriverà con un carico di noia nelle Sale Cinematografiche.

recensione Legion, la recensione del Film
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Il capo dell'esercito del Signore
Es 3:1-10; 23:20-23 (Lu 22:43)
13 Mentre Giosuè era presso Gerico, egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo in piedi che gli stava davanti, tenendo in mano la spada sguainata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: «Sei tu dei nostri, o dei nostri nemici?» 14 E quello rispose: «No, io sono il capo dell'esercito del SIGNORE; arrivo adesso». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?». 15 Il capo dell'esercito del SIGNORE disse a Giosuè: «Togliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo». E Giosuè fece così.

Quello dell'Armata di Dio e del suo comandante, l'Arcangelo Michele, era un tema troppo ghiotto perché Hollywood non potesse tramutarlo in pellicola adattandolo in una qualche maniera più o meno scriteriata (e vedremo più in avanti perché questa sia un'evenienza oltremodo scriteriata). D'altronde, parlare di religione di questi tempi, vuol dire aumentare considerevolmente il proprio conto in banca perché la gente è pronta a bersi qualsiasi cosa, come Dan Brown e Sony Pictures ben sanno grazie agli introiti dei vari libercoli dello scrittore (?) del New Hampshire e dei relativi porting filmici. A cavalcare questo rinnovato millenarismo religioso, ci aveva provato anche Chris "X-Files" Carter con Millennium in maniera peraltro riuscita, anche se la risposta del pubblico non fu delle migliori e la serie si chiuse dopo sole tre stagioni. Per uno strano scherzo del destino, è sempre Sony, tramite la sussidiaria Screen Gems, a distribuire questo "Legion" che vorrebbe essere una variazione sagace sul tema "arriva l'Apocalisse", ma che alla fine della fiera, è solo un action mal riuscito più adatto all'home video che alla maestosità della sala cinematografica.

Tuo Figlio Brucerà.....

Dio ha ormai perso la fiducia nei riguardi dei suoi figli, gli esseri umani. L'Apocalisse è ormai imminente e le Legioni del Signore stanno per essere spedite sulla Terra per porre fine all'indegna esistenza dell'uomo. Ma c'è ancora una speranza ed è legata al figlio portato in grembo da Charlie (Adrianne Palicki), la cameriera del ristorante di una stazione di servizio sperduta nel deserto del New Mexico e gestita da Bon Hanson (Dennis Quaid) e suo figlio Jeep (Lucas Black), che ama incondizionatamente, e non ricambiato, la ragazza. L'Arcangelo Michele (Paul Bettany), l'unico a credere ancora nelle capacità di riscatto del genere umano, cade sul nostro pianeta, a Los Angeles, e si priva delle ali deciso a trarre in salvo proprio il figlio di Charlie. Il bimbo è un elemento fondamentale per la rinascita dell'uomo. Intanto, nel Diner di Bob, le comunicazioni telefoniche e le trasmissioni radiotelevisive si sono interrotte a causa di una strana tempesta che s'intravede all'orizzonte e lo staff della stazione di servizio si ritrova isolato insieme ad alcuni avventori: Howard e Sandra Anderson (John Tenney e Kate Walsh) e la loro riottosa figlia Audrey (Willa Holland), bloccati a causa di un guasto al SUV, e Kyle (Tyreese Gibson), un padre single fermatosi per fare una telefonata dato che il suo cellulare non aveva più campo. Dopo l'aggressione da parte di una vecchietta posseduta da un angelo (!), lo sparuto gruppetto comprende che qualcosa di ben più grande di loro sta accadendo. Ma ad aiutarli arriva l'Arcangelo Michele.

Il Luogotenente di Dio.

L'Arcangelo Michele l'avevamo già visto col fisico imbolsito e panciuto di John Travolta in "Michael" di Nora Ephron, e se pensavate che con lo spot pubblicitario pro-Scientology di 14 anni fa si fosse già grattato il fondo del barile, Hollywood ci ricorda che il peggio non ha mai fine. Scott Stewart, ex responsabile degli effetti visivi di alcune pellicole quali "Sin City" e la saga de "I Pirati dei Caraibi" ci consegna un film il cui assunto di base, peraltro interessante, viene svolto in maniera piuttosto discutibile sia tematicamente che stilisticamente. Stilisticamente siamo nei pressi del classico prodotto a budget medio-basso e se dal punto di vista dello script avesse seguito la stessa coerenza, forse, avremmo avuto un horror-apocalittico con venature action capace di non annoiare per colpa della sua pretenziosa verbosità. Il cast fa il minimo sindacale, con Dennis Quaid che fa il solito personaggio macho disposto alle manfrine paternali, Willa Holland che pare ancora convinta di essere la sorella di Marissa sul set di The O.C. per come recita e per come indossa i (pochi) panni della figlia ribelle, Adrianne Palicki che pare una Linda Hamilton acquistata in saldo in un hard discount; francamente spiace assistere alla performance fuoro luogo di Paul Bettany, uno che col suo glaciale e spietato Silas riusciva a rendere guardabile quel polpettone privo di pathos chiamato "Il Codice da Vinci", che recita con una seriosità degna di un palco shakespeariano, piuttosto che di un film di genere come questo. Ovviamente, non abbiamo nulla in contrario ai genre movies qualora siano ben fatti, ma, come accennato prima, questo "Legion" vorrebbe mirare a qualcosa di più con una citazione, sia in apertura che in chiusura di film, che potrebbe essere citata per plagio da James Cameron dato che paiono riprese pari pari da Terminator. Il riutilizzo dei temi millenaristici, purtroppo, piuttosto che essere adoperato con la giusta dose di cupezza, tocca dei livelli di comicità involontaria, con degli arcangeli vestiti come dei Power Ranger misti a dei Cavalieri dello Zodiaco e armati con delle armi-multiuso che sembrano dei coltelli svizzeri Victorinox modificati allo scopo di dare mazzate. Disquisire sulla liceità di capovolgere quello che dovrebbe essere un assunto di base, ovvero, che la battaglia del Secondo Avvento di Cristo dovrebbe vedere a rigor di logica, contrapposti il Malvagio, e quindi Satana, ai giusti, significherebbe correre nello stesso errore di alcuni giornalisti americani che hanno tacciato il film di essere anticristiano. Sarebbe una lusinga per una pellicola come questa. In realtà, l'unico elemento contro il quale pare voler andare questo film è l'intelligenza dello spettatore che viene posto di fronte alla classica vecchietta indemoniata (anzi, angelicata in questo caso) che aggredisce dei poveri malcapitati arrampicandosi sulle pareti, un angelo che uccide persone possedute da angeli con un fare più consono a "Last Action Hero", nonché la più classica delle liste dei "comportamenti dementi tenuti dai personaggi destinati a morire fin dall'inizio del film", quindi quando sentirete pronunciare fatidiche frasi come "è meglio non uscire di qua" state pronti perché qualcuno nel giro di trenta secondi ci rimetterà le penne. Il pericolo maggiore di questo "Legion" non è quindi quello di metterci di fronte alla fine del genere umano, bensì quello di sottoporci ad un'ora e mezza di noia condita da inutili bla bla inframezzati da qualche sventagliata di mitra.

Legion Vogliamo ovviamente sorvolare sulla questione di come certe tematiche religiose siano state riprese con una certa libertà da Scott Stewart in fase di sceneggiatura (scritta a 4 mani con Peter Schink). Per quello eventualmente c'è la CEI. A livello ideale, un horror action dai toni cupi e millenaristici poteva offrire almeno 90 minuti d'intrattenimento: invece “Legion” offre una realizzazione tecnica di livello medio-basso, poca azione e tanta, tanta noia e prevedibilità condita da interminabili discorsi sulla rabbia di Dio, sulla predestinazione del pargolo della cameriera, e stucchevoli flashback che dovrebbero essere ambientati in Paradiso, ma che invece paiono ripresi dal pianeta dei Predators così come l'abbiamo visto in “Alien Vs Predator” di Paul.W.S. Anderson. E non è un complimento. Ci dispiace che dopo questo “Legion” la carriera artistica di Paul Bettany sarà ancora legata ad una pellicola di Stewart intitolata “Priest” dove sarà un prete che disobbedirà alla Chiesa unendosi ad uno sceriffo per dare la caccia ad un gruppo di vampiri rinnegati. Se il buongiorno si vede dal mattino, le nubi s'addensano su “Priest” fin d'ora....

4.5

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