Recensione Legend (2015)

Sotto la regia del vincitore del premio Oscar Brian Helgeland, Tom Hardy interpreta il duplice ruolo dei fratelli Reggie e Ronnie Kray, gemelli criminali.

recensione Legend
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Chi erano i fratelli Reginald e Ronald Kray, entrambi nati nel 1933 e deceduti il primo nel 2000, il secondo nel 1995?
Capi di un'organizzazione criminale dell'East End di Londra che vennero coinvolti nell'area di Hoxton in rapine a mano armata, incendio doloso, racket delle protezioni, aggressioni violente (compresa la tortura) e gli omicidi di Jack McVitie e George Cornell, i loro atti di delinquenza già sono stati raccontati su celluloide in The Krays - I corvi, diretto nel 1990 da Peter Medak e con i fratelli Martin e Gary Kemp del gruppo pop degli Spandau Ballet impegnati ad incarnarli.
Partendo da un romanzo di John Pearson, l'americano classe 1961 Brian Helgeland - regista de Il destino di un cavaliere ma anche sceneggiatore dalla lunga carriera spaziante da Nightmare 4 - Il non risveglio al Robin Hood di Ridley Scott - ne rispolvera le vicende tramite Legend, a proposito di cui osserva: "Questo film è la mia versione della storia dei Kray. Vorrei credere, avendo eliminato gli estremismi, di essere giunto abbastanza vicino alla verità".

Tom & Hardy

E, trattandosi di due gemelli, è il Tom Hardy di Warrior e Il cavaliere oscuro - Il ritorno ad incarnare Reggie e Ronnie, il primo destinato ad innamorarsi di Frances Shea alias Emily"Pompei"Browning, ragazza del suo quartiere, il secondo, appena uscito di prigione, scheggia impazzita dalle tendenze violente, paranoiche e auto-distruttive.
La Swinging London degli anni Sessanta è lo scenario della loro vita senza freni nel corso di cui cercano di consolidare il proprio potere nel già citato East End, alleandosi con la gang dello spietato gangster Charlie Richardson, ovvero il Paul Bettany di A beautiful mind, e lavorando al fianco della mafia a stelle e strisce, desiderosa di trasferire la propria egemonia da L'Avana alla città inglese.
Una vita senza freni su cui Helgeland prosegue: "Mentre stavo girando il film, continuavo a chiedermi: come si fa a essere veramente sicuri della vita realmente vissuta da qualcuno? Nel caso dei Kray, la verità si è persa per sempre in cinquant'anni di pettegolezzi e di esclusive sui giornali scandalistici. I due fratelli criminali fanno parte di Londra e del suo folklore. Sono diventati una leggenda. Sono i protagonisti di una quantità di storie, in cui sono raccontati come due gangster psicotici o al contrario come moderni Robin Hood, talmente gentili da fermarsi per tenere la porta aperta alle vecchiette di Bethnal Green. Ogni narratore modifica un po' la loro storia. Anch'io sono colpevole. All'inizio della mia ricerca mi sono recato sulle tombe di Reggie, Ron e Frances al Chingford Cemetery. Un cartello era finito oltre il recinto, accanto alle loro lapidi. C'era scritto: ‘Attenzione - Ci sono ladri in questa zona'. Non ho potuto fare a meno di chiedermi se questo avvertimento includesse anche me".

Quei bravi ragazzi

Due poco raccomandabili ma inarrestabili fratelli acclamati al pari di vere e proprie celebrità, tanto da essere corteggiati da personaggi ricchi e famosi e da raggiungere con il loro potere i vertici dell'establishment inglese; ritrovandosi, però, minacciati sia da un'indagine della polizia condotta dall'Ispettore Nipper Read, interpretato dal Christopher Eccleston di Thor: The dark world, sia da un'uccisione a sangue freddo attuata da Ronnie ai danni di una "persona sbagliata".
Due fratelli le cui violente esistenze, in mezzo a scazzottate, martellate, pallottole in pieno cranio e, addirittura, morsi al sangue, sembrano quasi suggerire che, a volte, per raggiungere la grandezza bisogna sacrificare una piccola parte di noi, per quanto sia doloroso; ma anche che il mondo non è bello, né brutto: è così e basta.
Mentre il veterano Chazz"Bronx"Palminteri e il giovane Taron Egerton visto in Kingsman: Secret service arricchiscono il cast di un'operazione non priva di momenti di fiacchezza che, accompagnata da una nutritissima colonna sonora spaziante da Green onions di Brooker T. & the M.G.'s a Sleepwalk di Santo and Johnny, passando per The look of love di Burt Bacharach, Chapel of love delle Dixie Cups e I'm into something good degli Herman's Hermit's, non rivela altro che i connotati del classico compitino da schermo confezionato senza particolari elementi di spicco e capace di lasciare soddisfatti, al massimo, i seguaci irriducibili del filone gangsteristico.
Filone che, ancora una volta, se non affrontato da un Martin Scorsese non sembra riuscire nell'impresa di regalare qualcosa di veramente memorabile, al di là delle lodevoli prove sfoderate dagli attori e della particolarità rappresentata dalla scelta di calare l'ottimo Hardy in un duplice ruolo principale.

Legend Il regista Brian Helgeland dichiara: “Non avrei potuto fare Legend senza il versatile talento di Tom Hardy. Io e il produttore Tim Bevan volevamo assolutamente che Tom recitasse la parte dei due protagonisti. Gli abbiamo inviato il copione e abbiamo organizzato una cena per ascoltare la sua opinione. Ero entusiasta all’idea che interpretasse tutte e due le parti, ma, se non fosse stato possibile, lo avrei scelto per il ruolo di Reggie, che è la figura più importante fra i due fratelli. Quando è arrivato il dessert, mi ha detto: ‘Farò Reggie, se mi fai fare Ron’. È stato l’accordo migliore e il più facile che abbia mai sottoscritto. La decisione più importante è stata quindi presa fin dall’inizio”. Ed è proprio l’ottima performance sfoderata dall’interprete di Mad Max: Fury road nei panni dei due fratelli criminali a rappresentare il principale motivo di interesse di circa due ore e dieci di visione che, tra abbondanza di violenza e tormentato rapporto sentimentale portato avanti dalla innamorata Frances con Reggie, sembrano anche mirare a ribadire che la vita ci viene imposta e che Dio non ci chiede se la scegliamo... ma senza offrire nulla di particolarmente nuovo ed esaltante ed individuando i propri maggiori pregi nelle lodevoli prove del cast e nella ricostruzione scenografica.

6

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