Leatherface, la recensione: che la leggenda di Faccia di Cuoio abbia inizio

Con Leatherface torniamo indietro nel tempo alle origini del male assoluto: da bambino innocente a killer spietato, la storia di Faccia di Cuoio.

recensione Leatherface, la recensione: che la leggenda di Faccia di Cuoio abbia inizio
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Con l'uscita di Resident Evil 7 sulle recenti console di gioco, molti giovanissimi avranno sperimentato per la prima volta cosa si prova a finire all'interno di un incubo - letteralmente. Quella che da fuori sembra una casa innocua sperduta nella campagna, in realtà si tramuta in tomba per molti personaggi, a causa di una famiglia decisamente fuori dal comune. Nel videogioco i villain finiscono a banchettare servendo le loro vittime come fossero portate principali, per motivi ovviamente legati alla trama e alla saga di Resident Evil. Chi invece ha qualche anno in più rispetto ai millennials, e ha avuto la fortuna di vedere Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre) del 1974 direttamente in sala o in Home Video, sa benissimo che l'idea di una famiglia fuori di testa che banchetta con le proprie vittime fatte a pezzi (o le serve ai maiali) non è certo una novità. All'interno di quel delizioso, originale nucleo familiare svettava una figura terrificante, spaventosa, Faccia di Cuoio, detto comunemente Leatherface. Un assassino spietato, sanguinario, che ama aprire in due le sue prede con una motosega (da qui il simpatico titolo USA del film originale). Dalla prima, folgorante apparizione su grande schermo, Leatherface tornerà protagonista in almeno altre sei pellicole, in cui sarà riproposto in tutte le salse, persino in 3D nel 2013. Da oggi i film dedicati al losco personaggio diventano otto in totale, grazie a Leatherface di Alexandre Bustillo e Julien Maury, che hanno deciso di tornare (di nuovo) indietro nel tempo ed esplorare le origini di questo affascinante killer seriale.


Welcome to Sawyer Farm

Leatherface dichiara le sue intenzioni praticamente subito, mostrando il nostro affezionatissimo ancora bambino. Si parte da lontano, dall'infanzia, da una madre assetata di sangue che spinge i suoi numerosi figli a commettere omicidi efferati, senza ritegno. La fattoria Sawyer è infatti tristemente famosa per i fatti sanguinari che accadono attorno ad essa, non sempre però per le autorità è facile incastrare i membri della famiglia cogliendoli con le mani in pasta, che restano così praticamente impuniti. Nonostante questo lo sceriffo del posto Hartman, interpretato da un rancoroso Stephen Dorff, trova un modo per mettere in atto una sua personalissima vendetta ai danni della spaventosa Verna Sawyer, una Lili Taylor da sognare la notte nei panni del nostro peggiore incubo. È così che il piccolo Jed Sawyer finisce in un oscuro orfanotrofio, una sorta di pseudo manicomio dove l'iperattività dei più giovani viene trattata con farmaci e violenta repressione. Repressione che porterà gli ospiti alla rivolta e darà il via ad una fuga on the road che copre gran parte del lungometraggio.

Sangue e motoseghe

Nonostante le atmosfere da brividi, il terrificante Texas con le sue lande umide e i fast food malfamati, Leatherface sembra un horror senza troppo carattere. Si limita a generare violenza dopo violenza, in modo gratuito a mo' di omaggio, mescolando impulsi sessuali, sete di vendetta, convenzioni sociali e sfumature da "romanzo di formazione". Una formazione sommaria che passa attraverso personaggi appena tratteggiati, scritti alla bell'e meglio, a cui difficilmente ci si "affeziona" da spettatori. L'assenza di empatia provoca indifferenza di fronte alla morte, alla violenza, e svariati minuti di pura noia. Solo il giovane protagonista porta a termine una sorta di percorso, trasformandosi da vittima sacrificale ad assassino spietato, passando per il bravo ragazzo americano per cui l'amicizia e la lealtà sono tutto. Una critica al peso dei governi, delle istituzioni, dell'istruzione americana sulle giovani generazioni, che non sempre si riescono a plasmare come si vorrebbe. L'odio e la disciplina estrema generano mostri, non a caso tutte le figure che ruotano attorno al protagonista sono puri e semplici animali, feroci e senza direzione, compreso lo sceriffo Hartman, solo una belva ripulita dalla parte dei "buoni", ma con la medesima anima oscura degli antagonisti. Alexandre Bustillo e Julien Maury, i registi, raccontano tutto questo generando il caos e spargendo sangue dappertutto, affidandosi a del vero e sano gore. Certo tante, troppe volte la camera distoglie lo sguardo quasi per pudore, lasciando il lavoro sporco alla fantasia dello spettatore nonostante il Rating R del film, in ogni caso i morti e la violenza sono presenti a schermo quasi costantemente, se avete voglia di divertirvi certamente avrete di che vedere.

Leatherface Nonostante i fiumi di sangue e la violenza gratuita, Leatherface appare sbrigativo, superficiale in più punti, caotico e nonsense in altri. Un horror che di memorabile ha poco e nulla, ma che garantisce del sano divertimento senza troppe pretese - e con sfumature che omaggiano costantemente il passato. Chi si aspetta segreti sconvolgenti rispetto alle origini di Faccia di Cuoio rimarrà probabilmente deluso, ciò che vedremo sarà esattamente quello che abbiamo sempre immaginato, nessuno scossone o brivido particolare. Quando il mostro prende forma però, nella parte finale, il progetto finalmente decolla a pieno ritmo, peccato che dopo poco sia già tempo di titoli di coda. Quasi ci vorrebbe un sequel...

5.5

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