Lean on Pete Recensione: a Venezia 74 il road movie di Andrew Haigh

Lean on Pete è un delicato road movie di crescita, a tratti macchinoso ma impreziosito dallo sguardo sensibilissimo del suo regista Andrew Haigh.

recensione Lean on Pete Recensione: a Venezia 74 il road movie di Andrew Haigh
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Dopo aver conquistato la critica ed essersi imposto nelle cerchie ristrette del cinema d'autore indipendente con i suoi due gioielli di umanità Weekend e 45 Anni, Andrew Haigh arriva al lido di Venezia per la 74esima edizione della Mostra d'Arte Cinematografica come uno dei giovani più interessanti del panorama contemporaneo. Per l'occasione presenta il suo nuovissimo Lean on Pete, un adattamento del romanzo La ballata di Charley Thompson di Willy Vlautin. Charley ha sedici anni e desidera dalla vita quella stabilità che purtroppo non riesce ad avere. Vive con suo padre, un uomo single irrequieto che non è certamente un modello da seguire, ma con cui sembra avere una complicità tutta sua. Sperando di poter dare una svolta decisiva alle loro vite, si trasferiscono a Portland, dove presto Charley troverà lavoro come stalliere nel maneggio di Del (Steve Buscemi) e dove ben presto instaurerà un legame speciale e particolare con un cavallo da competizione, Lean on Pete. Da questo momento inizierà per Charley un vero e proprio viaggio esteriore ed interiore alla ricerca spasmodica di quella figura che possa donargli la tanto desiderata tranquillità. È il viaggio di un singolo alla ricerca del suo doppio, che sembra però non trovare mai pace.

Il road movie si fa intimo

Ancora una volta Andrew Haigh conferma tutto il suo talento cristallino nel trattare i sentimenti e le emozioni con una sensibilità rara. È bellissimo infatti vedere con quale grazia accarezzi il suo giovane protagonista riuscendo ad entrare dentro i rapporti che di volta in volta costruisce. Quello che più sorprende e stupisce è che non ha mai bisogno di ostentare nulla, al contrario cerca sempre di lavorare in maniera quasi invisibile sui piccoli dettagli e sulle piccole interferenze caratteriali. In particolare il legame tra Charley e il "suo" cavallo diventa davvero qualcosa di speciale che in mano a qualcun altro sarebbe potuto risultare inaccettabile. Il rapporto uomo-animale è da sempre una delle tematiche più ricorrenti nel cinema e non solo, ma il modo in cui Haigh lascia interagire i suoi personaggi è un piccolo spettacolo di umanità ed è ormai chiaro come la delicatezza sia il suo marchio di fabbrica, quello che gli permette di rendere grandi le piccolissime cose.

Un regista da tenere d'occhio

Lean on Pete è un film che si incolla al suo protagonista con i long take, che nonostante non si imponga una forma costruita e ricercata ad ogni costo, trova in realtà delle soluzioni visive di una naturalezza estrema e soprattutto di grandissimo impatto emotivo. È un film di dissolvenze incrociate e di stacchi di montaggio repentini, da scene notturne a campi lunghissimi illuminati a giorno, un film di sconfinate lande deserte e di primi piani con la camera a mano.

In particolare tutti i momenti bui accanto al protagonista esplodono di un'intimità che pervade lo schermo per travolgere lo spettatore. Tutto è sussurrato ed anche quando si grida è sempre qualcosa che rimane perfettamente misurato e calibrato. Purtroppo però questa volta non tutto convince fino in fondo. Infatti se dal lato registico ed emotivo il film è sicuramente potentissimo, da quello narrativo presenta più di qualche problema. In troppi punti di svolta, Charley risolve delle importanti situazioni intricate in modo poco credibile ed approssimativo e soprattutto in maniera sempre uguale, ovvero scappando. Certamente lui è alla ricerca disperata di un obbiettivo da perseguire, ma quando Haigh si distacca dalle emozioni per concentrarsi sui meccanismi di sviluppo dell'intreccio è come se si andasse ad infilare in un vicolo cieco da quale non riesce ad uscire in maniera elegante. Nonostante qualche limite comunque il film conferma ancora una volta il valore di un regista da tenere sempre più in considerazione, che arriva a toccare corde emotive profonde, cosa che nel cinema è sempre una priorità imprescindibile.

Charley Thompson Andrew Haigh conferma il suo talento nel trattare con grande delicatezza e sensibilità i personaggi e i rapporti che costruisce. Lean on Pete è un road movie con protagonista un ragazzo alla disperata ricerca di una figura che possa stargli accanto per donargli la stabilità e il calore necessari per vivere. In questo viaggio fisico ed emotivo emergono un'umanità potentissima ma anche i limiti di una struttura narrativa macchinosa.

7

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