Le Streghe, la recensione del nuovo film di Robert Zemeckis

Il nuovo, coloratissimo e divertente adattamento d'autore del classico della letteratura per bambini di Roald Dahl sbarca on demand anche in Italia.

recensione Le Streghe, la recensione del nuovo film di Robert Zemeckis
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Tremate, tremate, Le Streghe son tornate. O meglio, sono sempre state in mezzo a noi, alla ricerca dei piani più astrusi per eliminare ogni bambino dalla faccia della Terra. Il classico della letteratura infantile di Roald Dahl era già stato trasposto nel 1990 nell'omonimo cult di Nicolas Roeg con protagonista una versatile e carismatica Angelica Houston, e ora, a 30 anni di distanza, è Robert Zemeckis ha mettere la sua firma d'autore in un nuovo adattamento della storia, sempre ambientato negli anni '60 ma con molti elementi narrativi e contenutistici modificati per apparire più attuale e moderno. Di base il racconto è sempre lo stesso: un ragazzino orfano e senza nome va ad abitare con la nonna materna in Alabama, scoprendo grazie alla donna l'esistenza delle streghe, esseri che camuffano le loro viscide peculiarità fisiche con parrucche, trucco e abiti eleganti per mischiarsi senza essere riconosciute con gli umani.

Quando il bambino incontra accidentalmente uno di questi esseri, rivelandolo alla nonna, questa decide di mettere in salvo il nipote della crudeltà delle streghe portandolo in un hotel in cui lavora il cugino, così da allontanarsi dal pericolo. Il problema è che proprio quel lussuoso albergo è stato scelto dalla Strega Suprema (Anne Hathaway) come luogo per un'importante assemblea di tutta la congrega dell'Alabama, con un solo obiettivo in mente: togliere di mezzo quanti più bambini possibile.

Riadattare un classico

Il cult di Roeg degli anni '90 venne immediatamente apprezzato per il suo gusto artigianale e per un senso del grottesco che abbracciava felicemente il racconto per ragazzi. Era un buon adattamento dell'opera originale di Dahl e ne seguiva quasi pedissequamente ogni stringa narrativa, ma nel 2020 e tra le mani di un regista come Robert Zemeckis la trasposizione del romanzo ha cambiato decisamente forma.
Innanzitutto ambientazione e protagonisti. La Norvegia incantata e spaventosa immaginata dallo scrittore lascia il posto alla torrida Alabama e a personaggi principali afro-americani, il che è una trovata anche intelligente pensando alla disparità di trattamento e di diritti riservata alla popolazione di colore nel '68 e ai bianchi.

Le difficoltà d'integrazione erano maggiori, e infatti quando il Bambino e la Nonna (una simpatica Octavia Spencer) arrivano nell'elegante Hotel vengono squadrati con curiosità dalla "servitù" e anche dal buffo Mr. Stringer, manager dell'hotel interpretato da un non così sorprendente Stanley Tucci. Alle Streghe, al contrario, che si presentano in congregazione, eleganti, raffinate, ricche, viene quasi steso il tappeto rosso e poco importa la loro altezzosità, il loro modo sgarbato di porsi, quest'aura misteriosa che emanano.

Le concessioni sono differenti ma il punto de Le Streghe non è questo e Zemeckis lo mette subito in chiaro, cercando di non addentrarsi troppo nella disparità razziale o in tematiche sociali troppo estranee al target per giovanissimi, trovando una quadra immediata nella leggerezza dei contenuti e soprattutto nell'interpretazione sopra le righe e volutamente accesa - quasi esasperata (dall'accento al look) - di Anne Hathaway, che abbandona la straniante alienazione della Regina Bianca di Alice in Wonderland per abbracciare un'esagerata verve attoriale che le permette di mettersi in ridicolo, in una performance stravagante e curiosa che forse non sempre funziona come vorrebbe. Il paragone con Angelica Houston è comunque impietoso, ma soprattutto per una questione d'impatto scenico e gusto pratico per l'orrenda estetica delle streghe.

Il film rispetta solo marginalmente gli elementi narrativi del romanzo ma è soprattutto l'anima a mancare, perché Zemeckis guarda in particolar modo alla forma del progetto, puntando dunque a scenografie coloratissime, abiti sgargianti e trovate registiche anche virtuose, giocando con le dimensioni degli ambienti e dei protagonisti e anche molto con gli spazi. Ha un senso del ritmo e della scena invidiabili e questo è tutto merito dell'autore, ormai navigato nei titoli misti e capace di adoperarsi al meglio per elaborare sequenze mirabili e funzionali anche all'interno di un prodotto in cui si avverte l'assenza di magia e il troneggiare delle esigenze mainstream.

In linea di massima, questo nuovo Le Streghe non è l'adattamento forte e d'impatto che ci aspettavamo, carichi di aspettative diverse e più vicine al cuore elaborato dell'opera di Dahl, ma inquadrato all'interno del percorso cinematografico di Zemeckis risulta piuttosto funzionale e coerente con le intenzioni e intuizioni filmiche del regista di Ritorno al Futuro, e questo lo salva decisamente dalla mediocrità.

Le Streghe Le Streghe di Robert Zemeckis sbarca infine in video on demand anche in Italia, dimostrandosi un prodotto coerente con la filologia cinematografica dell'autore di Ritorno al Futuro ma forse povero della stessa magia che impregnava prima il romanzo originale di Roald Dahl e poi il cult anni '90 con Angelica Houston. Zemeckis confeziona comunque un film pieno di azione e con un senso del ritmo magistrale che però deve fare i conti con delle mancanze eccessiva sul piano contenutistico e narrativo, purtroppo non sempre convincente. Esagerata e sopra le righe l'interpretazione della Strega Suprema di Anna Hathaway, ridicola e inquietante, e molto brava Octavia Spencer nel ruolo della Nonna, cuore drammatico del progetto. Da vedere aspettandosi un titolo mainstream godibile, infantile, divertente e colorato.

6.5

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