Le Ragazze di Wall Street, la recensione: una Jennifer Lopez da Oscar

Lorene Scafaria firma un titolo brillante, diretto con stile ed energia, con un cast eccezionale guidato da una Jennifer Lopez mai così brava.

recensione Le Ragazze di Wall Street, la recensione: una Jennifer Lopez da Oscar
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Dopo Cercasi amore per la fine del mondo e The Meddler, la talentuosa e stimata Lorene Scafaria torna in sala con il suo film più bello e completo. Basato sull'articolo The Hustlers at Scores della giornalista Jessica Pressler, nominato nel 2015 al National Magazine Award, Hustlers consegna al pubblico un punto di vista differente, esterno e molto intrigante sulla crisi finanziaria del 2007-2008, quella già raccontata recentemente nei brillanti e ugualmente dissacranti The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese e ne La grande scommessa di Adam McKay, muovendosi in entrambi i casi tra gli insider e speculatori di Wall Street.

Trovando alla produzione di questa crime comedy proprio McKay (insieme a Will Ferrell), e considerando per giunta l'annotazione sulla quantità e sul peso dei mutui delle spogliarelliste all'interno del sistema economico americano, questo Hustlers (che uscirà in Italia con l'improponibile titolo Le ragazze di Wall Street - Business Is Business) sembra quasi uno spin-off involontario proprio de La Grande Scommessa, anche se nel terzo lungometraggio scritto e diretto dalla Scafaria il meccanismo narrativo è drasticamente più semplice, privo di tecnicismi o trovate metacinematografiche di uguale impatto a quelle del film di McKay, riprendendone però l'intelligente ironia. Non vuole comunque imitare lo stile di nessuno, l'autrice, nell'addentrarsi nel racconto di un gruppo di spogliarelliste reinventatesi truffatrici, sfruttando insieme debolezze della carne e vizi degli squali della finanza di New York (ma non solo), clienti altolocati con carte di credito bollenti e la soglia d'attenzione di un bradipo.

Adattarsi o morire

Prima di inserirsi nel discorso crime, Hustlers vuole svelare a monte il mondo pre-crisi dei night club e delle strippers, dove lavorando onestamente con il proprio corpo si potevano comprare appartamenti nell'Upper East Side e spartirsi persino le mance. Un intero ecosistema sostenuto in definitiva da speculazione e corruzione tra i piccoli, medi e grandi broker del Financial District, che una volta entrati nel crollo della borsa si sono ritrovati con poco in tasca, costretti anche loro a ripartire da zero e ad adattarsi, esattamente come Destiny (Constance Wu), Ramona (Jennifer Lopez) e le altre Ragazze di Wall Street.

La storia comincia infatti nel 2007 e segue da vicino il personaggio interpretato da un'ottima Wu, incapace di adeguarsi correttamente al modello lavorativo delle spogliarelliste. Un giorno vede però lo show di Ramona, una sorta di leggenda del settore, e ne rimane incantata, decidendo di chiederle di farsi insegnare qualche mossa per stregare gli uomini e guadagnare di più. Si crea così un legame molto forte tra le due, che diventano amiche intime e inseparabili, praticamente sorelle.

C'è feeling, dialogo, fiducia, ma dopo la crisi le due si perdono di vista per diversi anni, portando avanti vite separate dove essere madri e oneste lavoratrici della classe media.
Destiny è costretta a tornare ai night club e li trova profondamente mutati: ora sono pieni di immigrate che svendono i loro corpi per poche centinaia di dollari. Non si tratta più di spogliarsi ma di prostituirsi, dunque il riavvicinamento con Ramona risulta provvidenziale, così come il nuovo schema di "fishing" ideato da quella che potremmo quasi considerare la matriarca di questo gruppo di donne splendide e tenaci, disposte a tutto pur di essere libere e indipendenti.

Lopez show

Divertente, sagace, dinamico, profondamente rispettoso dell'universo che racconta e capace di portare avanti un discorso di empowerment ed emancipazione concreto e privo di idealizzazioni, per giunta acuto nell'interrogarsi sulla moralità delle azioni di Ramona, Destiny e del resto del gruppo. Hustlers è una sorpresa a tutti gli effetti, che sa declinare in modo più giusto ed efficace una dimensione simile a quella di Ocean's 8 per coniugarla con qualità e competenza in un soft-thriller che spazia tra dramma e commedia, guardando di sottecchi al cinema di McKay o Scorsese ma anche all'ottimo I, Tonya di Craig Gillespie.

I tempi tragici, ironici o crime della regia sono precisi e gestiti a dovere all'interno di un film costruito con perizia e dedizione, ricco di momenti pop pensati per adattarsi al palato di ampie fette di audience, da chi cerca intrattenimento e possibili sequenze cult (ce ne sono almeno tre) a chi invece vuole godersi un titolo capace di vivere di una dimensione autoriale ben precisa, anche citazionista, comunque incisiva, di carattere.
Un crime tagliente, virtuoso e attuale come se ne vedevano pochi, ultimamente, che trova la sua forza in una salubre mancanza di intellettualità tanto stilistica quanto interpretativa, dove tutto vuole essere ancorato alla difficile e complessa realtà raccontata.

L'amore della Scafaria per la storia si accosta così a quello della Lopez, anche produttrice del progetto, che scatenando tutto il suo positivo fascino da queenpin, una materna delicatezza, la sua esplosiva femminilità e la potenza erotica di ogni sua curva, riesce a calarsi magnificamente nei panni di Ramona, quasi specchio cinematografico della sua essenza ed espressività scenica, sul palco.

Ne struttura la sfaccettata dimensione emotiva con una facilità disarmante, risultando istrionica, irriverente, profonda e sensuale.
Un'interpretazione che merita senza dubbio la considerazione dell'Academy e che potrebbe mettere in seria difficoltà la Judy Garland di Renee Zellweger perché ugualmente graffiante e vigorosa ma meno macchiettistica. Accanto alla Lopez, comunque, giganteggia anche Constance Wu, che dopo Crazy Rich Asians continua a farsi notare e apprezzare senza troppe difficoltà.

Chi tira i soldi e chi balla

Imitando quanto fatto dalla Pressler, la Scafaria vuole dare nella stessa identica misura una lettura laterale della crisi finanziaria, descrivendone criticità e conseguenze muovendosi dall'universale al particolare, scegliendo una storia che unisce contemporaneità, spettacolo, intimità e uno charme di strada senza risultare critica, invasiva. Con Hustlers si riescono dunque a indagare dal basso sogni e speranze di una categoria considerata con troppa fretta - e ingiustamente - come sporca e indegna, senza dare giudizi di sorta e mostrando invece questo complesso mondo per ciò che è: una piccola famiglia allargata dove sostenersi a vicenda nelle difficoltà. E in questo diverge ad esempio dal ritratto che Steven Soderbergh dava del mondo degli strippers in Magic Mike, dove si faceva squadra ma per fini soprattutto opportunistici, avidi, che in Hustlers sono fisiologicamente presenti e trattati a modo ma che non riescono a surclassare in definitiva il senso d'unione e nucleo che permea la pellicola.

Il film è costruito in buona sostanza come un'intervista al personaggio di Destiny, riprendendo quindi il lavoro della giornalista, che qui cambia nome e diventa Elizabeth, interpretata da Stiles. Si mettono a confronto due universi distanti: quello delle famiglie benestanti e l'altro "di chi è disposto a cose inconcepibili per 1.000 dollari", anche se il punto di contatto - forse involontario - lo si trova nell'essere donna nella società moderna, nell'empatizzare con le sofferenze reciproche.

Forse per questo la Scafaria fa dire ad Elizabeth che non prova pena per tutti gli uomini truffati, che le sue intenzioni vanno ben oltre la semplice condanna delle azioni del gruppo di Ramona.
Quello che vuole davvero trovare la Scafaria all'interno del racconto di Destiny e delle altre ragazze (persino dalla stessa presenza di Elizabeth) è forse la prova tangibile del necessario sradicamento di una concezione patriarcale della società, dove l'intelletto femminile viene costantemente sottovalutato rispetto alla sopravvalutazione delle capacità maschili, ovviamente in relazione a quanto descritto nella storia, al macro-universo della finanza filtrato dalla visione di una donna (ma anche per Scorsese od Oliver Stone i piccoli o grandi pesci della borsa sono tutti senza scrupoli e pieni di sé, fino all'eventuale declino).
La Finanza stessa è in fondo una donna piegata alla volontà dell'uomo e mantenuta in vita attraverso un continuo flusso di denaro, rendendo il mondo intero - come dice Ramona - un gigantesco stripclub, tra gente che tira i soldi e chi invece balla..

Le Ragazze di Wall Street - Business is Business Le Ragazze di Wall Street (Hustlers) è l'opera finora più completa di Lorene Scafaria, che traducendo per il grande schermo l'articolo The Hustlers at Scores di Jessica Pressler in un film d'autore, dal forte impatto scenico e interpretato meravigliosamente da Jennifer Lopez e Constance Wu, declina in modo efficace una dimensione alla Ocean's 8 in un titolo che guarda - con il dovuto rispetto e le differenze del caso - al cinema di Adam McKay, Scorsese e Craig Gillespie. Divertente, sagace, sincero, pop: il titolo della Scafaria è una delle sorprese dell'anno. Un progetto gestito con perizia e cura in ogni sua parte, che sa regalare un gustoso e rimarchevole spettacolo con momenti cult al pubblico meno esigente e al contempo una dimensione autoriale, incisiva e di carattere a chi cerca "di più". Un crime tagliente, intelligente e virtuoso come se ne vedevano pochi, ultimamente, con una riflessione acuta e laterale sul mondo della finanza, entità femminile piegata alla volontà dell'uomo che rende l'universo un gigantesco strip club, tra chi tira soldi e chi balla.

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