Venezia 2011

Recensione Le idi di marzo

Torna Clooney con un dramma morale sul compromesso e i valori perduti

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Le idi di Marzo. Un evento tragico, tra i più conosciuti dell'antica Roma. Un evento che vanta, a ben vedere, più di un significato simbolico, e che spinge alla riflessione sulle insidie del potere e sui limiti del 'buon governo'. In un periodo di grave crisi economica, segnato da un repentino crollo dei valori -un tempo- comuni e della fiducia nelle istituzioni, il cinema più di una volta ha fatto fuoriuscire una voce dal coro in favore di un riesame del cosiddetto 'potere costituito', legislativo o amministrativo che sia. Ora ci prova anche George Clooney a dire la sua, con un progetto pensato a lungo e che ha atteso il momento adatto per divenire realtà: The ides of March.Il titolo si rifà, per l'appunto, alla disgraziata congiura che pose fine alla vita di Gaio Giulio Cesare, il 14 marzo del 44 a.C., da parte di Bruto e Cassio. Un titolo, naturalmente, dalla valenza simbolica, e che trova, in un perfetto gioco di specchi, più di una collocazione all'interno della trama del film. Film presentato in anteprima, e come pellicola di apertura, alla 68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Vote for Morris

Si avvicinano le presidenziali, e il Governatore Mike Morris (George Clooney), integerrimo e progressista candidato democratico, si prepara agli atti decisivi della spietata campagna elettorale.Nel suo staff ha un uomo di grande esperienza, Paul Zara (Philip Seymour Hoffman) in grado di coordinare il tutto perfettamente (e alla larga da intrighi e scandali che possano rovinarne l'immagine) e un ambizioso ed idealista giovane organizzatore dell'ufficio stampa, Stephen Meyers (Ryan Gosling). Stephen ha fiducia nel suo candidato, così come ha fiducia in un certo percorso politico ed idealista. L'intervento dell'intrigante Tom Duffy (Paul Giamatti), coordinatore per il candidato concorrente, e dell'insidiosa giornalista d'assalto Ida Horowicz (Marisa Tomei), insidieranno però nel ragazzo il dubbio di cosa sia giusto e sbagliato, lecito o sleale, quando si fa politica ad alti livelli. Decisivo sarà però il passaggio, nella sua vita, di una giovane e bella stagista, Molly (Evan Rachel Wood), che ribalterà molte delle sue convinzioni...

Vote for Clooney

Originariamente tratto dall'opera teatrale Farragut North, Le idi di Marzo oltrepassa il confine tra teatro e cinema presentando, semplicemente, una grande storia con dei grandi attori. In poche parole, un notevole esempio di buon cinema. Un cinema fatto di grandi interpretazioni attoriali, di idee e tematiche attuali ed interessanti, di un approccio, in sostanza, intelligente al medium cinematografico, che intriga lo spettatore ma non si accontenta di imboccare un'idea o una visione in particolare. L'ambiguità di fondo dei suoi personaggi è ben resa e assolutamente funzionale alla storia, e il finale aperto ad interpretazioni di varia natura è semplicemente un tocco di classe che arricchisce ulteriormente l'opera, che non si perde sul finale come purtroppo capita spesso a pellicole del genere.La sceneggiatura e la regia di Clooney non si perdono in verbosità fini a sé stesse ma anzi si limitano all'essenziale, fornendo tuttavia spesso molto più informazioni di quanto potrebbe sembrare a prima vista, grazie soprattutto al lavoro di un cast in gran spolvero, su cui tutti spicca Gosling, che sembra oramai destinato ad una sicura carriera. Ottimi tutti, ad ogni modo, da Giamatti a Hoffman, e interessante l'apporto di Clooney, che appare su schermo molto meno del previsto, ma ogni occasione è decisiva.

Le idi di marzo Ambiguità, seduzione, perdita di valori: il gioco politico si confonde coi giochi di potere, le certezze crollano, gli amici si trasformano in nemici. Clooney torna alla regia dopo quattro anni, con un dramma morale sull'importanza della lealtà e dei valori e sulla facilità di perderli sulla strada del compromesso. Un'opera completa, intelligente, ben scritta e ancor meglio recitata. E che, nonostante il contesto politico americano alieno alla maggior parte del pubblico nostrano, si fa ben intendere da tutti. Perché non importa se si è Repubblicani o Democratici, ma solo in cosa si crede veramente.

8

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