Le belve, la recensione del film di Oliver Stone

Ben e Chon, coltivatori di marijuana, devono sottostare al ricatto di un cartello della droga messicano quando la loro ragazza viene rapita.

recensione Le belve, la recensione del film di Oliver Stone
Articolo a cura di

Ophelia, soprannomminata semplicemente "O", è una donna condivisa da due uomini, tra di loro amici inseparabili, che gestiscono una coltivazione di marijuana: Chon è un ex militare dal carattere duro e senza mezze misura mentre Ben è più riflessivo e dedito ad attività di beneficenza nei Paesi poveri del mondo. Ne Le belve questo atipico trio di amanti vive nel lusso grazie alla diffusione sempre più capillare dell'illegale prodotto da loro distribuito ma quando il business diventa troppo grande comincia a far gola anche al cartello messicano gestito dalla bella e spietata Elena, intenzionata a dire la propria anche su territorio americano.
Chon e Ben, anticipandoun possibile pericolo per la loro attività, rifiutano una proposta d'accordo e per calmare le acque per qualche tempo decidono di prendersi una pausa ed emigrare per un periodo indefinito in un piccolo villaggio indonesiano. Elena però non è intenzionata a farsi sfuggire la potenziale gallina dalle uova d'oro e commissiona al fidato e crudele braccio destro Lado il rapimento di Ofelia. Col sequestro della ragazza, rinchiusa in una struttura ignota, Ben e Chon dovranno sottostare sotto ricatto alle condizioni dell'organizzazione criminale per almeno un anno, pena la brutale esecuzione dell'amata.

I selvaggi non fanno accordi

Un thriller teso e violento, brutale nei suoi scatti di cieca ira ma capace di offrire due ore di puro spettacolo hollywoodiano, tra forti emozioni e dinamiche action di grande impatto visivo. Oliver Stone realizza nel suo tipico stile, gridato e anticonformista, un'opera ricca di sfumature che offre un ludico intrattenimento di genere in cui il grottesco si adatta alle diverse atmosfere del racconto, con un'ironia nera che accompagna costantemente gli eventi anche nelle fasi più drammatiche, omaggiando e al tempo stesso sfottendo l'evoluzione dei blockbuster moderni. Le belve è un film che spiazza e conturba sin dai primi istanti, con il voice-over del personaggio di Ophelia che ci introduce all'inizio della storia e da lì poi in avanti, introducendo situazioni e personaggi con una dialettica furba ma efficace, che sostiene la premessa della sua possibile morte, sulla scia di Viale col tramonto (1950). Non l'unico classico del cinema citato dal regista, visto che lo stesso rapporto a tre che coinvolge i protagonisti viene etichettato sulla scia di quello presente in Butch Cassidy (1969) e non è un caso che la spiazzante (in duplice e letterale senso) resa dei conti finale guardi proprio alle situazioni di stallo tipiche del western.

Cuori sanguinanti

Stone trova il cuore del racconto ed opta per una notevole carica enfatica nella progressione delle relative dinamiche, lasciando ampio spazio ad ognuna delle pedine in gioco per costruire un quadro torbido e crudele che, pur senza mai scadere in gratuitismi di sorta, non risparmia scene forti soprattutto dal punto di vista emotivo. Le belve viaggia coi giusti tempi e ci trascina dalle paradisiache atmosfere iniziali, luogo d'esposizione di un background incisivo e del complesso legame che unisce "O" ai due giovani uomini, per catapultarci a breve giro, tramite i filmati via web di macabre esecuzioni, nell'inferno generato dai cartelli della droga messicani in una spirale di odio e rancore che trascinerà ben presto anche le anime candide in una spirale di brutale vendetta. Dialoghi secchi e taglienti in un'intelligente reiterazione di frasi fatte ben inserite nello sviluppo della trama e nella mitologica figura bifronte incarnata dai complementari Ben e Chon, due volti di un unico corpo filmico pronti a tutto pur di salvare l'amata per i quali si possono notare trascendenti influenze shakesperiane (e il nome Ophelia è una chiara dichiarazione d'intenti), al seguito di una gestione organica ponente l'attenzione su interessanti elementi di contorno capaci di garantire la giusta varietà al contesto. Merito anche delle illuminate scelte di casting, con un parterre di lusso comprendente Blake Lively, Taylor Kitsch, Aaron Johnson, Salma Hayek, Benico Del Toro e un John Travolta privo di parrucchino (a cui è affidata una breve ma ficcante invettiva contro la società statunitense), perfettamente calati nei rispettivi ruoli.

Le belve Un crime thriller d'alta scuola quello firmato nel 2012 da Oliver Stone, capace di convogliare atmosfere e influenze in un impianto filmico narrativamente solido e dall'alta carica spettacolare. Le belve vive di emozioni forte e violente in oltre due ore che ci trascinano nelle crudeli dinamiche operate dai cartelli della droga messicana ma la brutalità che emerge in più passaggi è sempre piacevolmente sopra le righe in un contesto pulp e palpitante che sfrutta a più riprese il carisma dei protagonisti principali e secondari, pedine di un gioco spietato e ad alto tasso tensivo che pur non raccontando nulla di realmente nuovo trova veemente intrattenimento di genere tra avvincenti sequenze d'azione, un'ironia nera piacevolmente grottesca e aliti drammatici dal notevole richiamo empatico.

8

Che voto dai a: Le belve

Media Voto Utenti
Voti: 12
6.2
nd