Last Christmas, la recensione della commedia natalizia con Emilia Clarke

Paul Feig confeziona una commedia sentimentale estremamente classica e con pochi guizzi stilistici, passatempo di Natale senza impegno.

recensione Last Christmas, la recensione della commedia natalizia con Emilia Clarke
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Dopo l'esperienza dei Ghostbusters al femminile e il thriller drammatico Un piccolo favore, Paul Feig torna alla commedia con questo Last Christmas, film di Natale di taglio sentimentale che racconta a suo modo la magia della festività. È ambientato a Londra e racconta la storia di Kate (Emilia Clarke), una ragazza problematica e praticamente senza tetto che lavora come Elfo in un negozio di Natale aperto tutto l'anno.
Il suo sogno non è certo quello di indossare orecchie a punta e abiti verdi, perché la sua passione è il canto, tanto che vorrebbe sfondare nel mondo della musica ma non è abbastanza fiduciosa in se stessa. Un tempo lo era, speranzosa e amichevole, ma qualcosa ha cambiato il suo mondo, lo stesso dove entra adesso in punta di piedi e improvvisamente Tom (Henry Golding), un ragazzo con cui si incontra sempre più spesso, parlando della frenesia londinese, di musica e di passioni.

Costretta a tornare a vivere con i genitori di origini jugoslave, Kate comincia lentamente a rimettere insieme i pezzi della sua vita, grazie al contrasto con la depressa madre Petra (Emma Thompson), con il segreto della sorella Marta e soprattutto all'aiuto di Tom, con cui il legame si fa sempre più forte e intenso. Sarà l'ultimo natale per la Kate scontrosa e pessimista?

Il mistero di Natale

Scritta a quattro mani da Emma Thompson e dal marito Greg Wise, la sceneggiatura di Last Christmas vuole provare a cambiare il canone della commedia natalizia, purtroppo senza riuscirci. Un film d'impostazione molto classica che prova a intagliare personalità intriganti e caricaturali per raccontare una storia che parla d'incanto, coraggio, amore e confronto. La scrittura semplice e diretta, fragile e senza troppi fronzoli dialettici, aiuta a entrare nell'evoluzione degli eventi con molta velocità, mettendo quasi subito in chiaro le intenzioni della commedia, che gioca in background con l'atmosfera del Natale - esterna - e con un cuore stanco e ferito - interno -, creando un contrasto volontario che dà un senso artistico al progetto. La Kate di Emilia Clarke è una ragazza come tante del mondo odierno, con un lavoro precario e una visione della vita caustica e realistica, con pochi accenni di positività. Non il miglior ruolo dell'attrice britannica, in verità, che al di fuori di Game of Thrones si è già dedicata al mondo del romantico con Io prima di te, anche se con una sterzata decisamente più drammatica.

Qui i toni sono molto più blandi, con battute e punchline che non sempre riescono a essere divertenti come vorrebbero e con l'attrice che si lascia trascinare nella centrifuga della madiocrità insieme a tutto il resto del film, esibendosi in una performance caricata di overacting insieme al resto del cast, compresa Emma Thompson.
Stiamo parlando di un titolo leggero e impermeabile al gusto, che partendo dal dramma della protagonista prima malata e ora "rinata" vuole soffermarsi con tatto scanzonato sul potere delle seconde possibilità attraverso una love story sui generis, tra Love Actually e l'Amore non va in vacanza.

Non c'è però equilibrio tra le varie parti della storia, calderone che miscela al suo interno anche elementi più drammatici di quanto vorrebbe, dando al progetto un'aria melanconica che stona con piccioni che defecano in faccia alla protagonista, direttori di casting sboccati e insensibili, una serie di faccette espressioniste a volte insostenibili.
Bello invece il calore del focolare domestico come certezza da riscoprire quando tutto introno crolla, così come interessante (anche se molto prevedibile e già tentata) la strada della storia d'amore con Tom (un Henry Golding nella norma).
Si veicola anche un bel messaggio, a dire il vero, che ha a che fare con il volersi bene e credere tanto in se stessi quanto nell'aiuto del prossimo, ma l'entusiasmo tematico si smorza qui in favore di momenti da lacrima facile e da risata senza impegno, che sono poi gli estremi a cui vuole proprio puntare Last Christmas, che in fondo è anche un grande omaggio alla musica di George Michael, perfetto per chi vuole far perdere gli amici al whamageddon, godibile per tutti gli altri.

Last Christmas Senza particolari guizzi stilistici e un mancato equilibrio della parti, Last Christmas si rivela come uno dei film meno entusiasmanti di Paul Feig, commedia natalizia e romantica senza mordente infarcita di troppo overacting. Si amalgamano senza gusto melanconia, sarcasmo, dramma e ironia, in un risultato che ha anche un bel messaggio da veicolare ma che arriva al pubblico lentamente, senza divertire come il film vorrebbe. Troviamo poi un dichiarato omaggio alla musica di George Michael e alla magia del Natale, elementi che forse non bastano a salvare un'operazione senza carattere.

5

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