Lasciarsi un giorno a Roma Recensione: convince il film Sky di Edoardo Leo

Edoardo Leo trova un nuovo spunto per raccontare i rapporti di coppia, ancora una volta tra uomo e donna, con una vena drammatica e distruttiva.

Lasciarsi un giorno a Roma Recensione: convince il film Sky di Edoardo Leo
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Edoardo Leo vuole dimostrarci di saper raccontare le sfaccettature si tutti rapporti interpersonali e di poterci lasciare un importante monito, per noi che guardiamo, che osserviamo: perché con Lasciarsi un giorno a Roma ci lascia a riflettere, attoniti, su come gestiamo le nostre relazioni, su come ci rapportiamo con il prossimo, su cosa decidiamo di fare. Lo fa quasi con cattiveria, ma quella giusta, dei saggi: perché Edoardo Leo, da quando ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa ha iniziato a mostrarci che non solo rappresenta il nuovo movimento attoriale italiano, ma che sta riuscendo a mostrarsi anche come regista e sceneggiatore di indubbia qualità. Il suo ultimo lungometraggio, disponibile su Sky e NOW dopo una breve anteprima al cinema nel mese di novembre, ne è la dimostrazione (trovate qui tutti gli altri film Sky e NOW di gennaio 2022).

Innamorarsi di Gabriel Marquez

Tommaso (Edoardo Leo) è uno scrittore in crisi con il proprio editore: il finale del suo romanzo, in arrivo dopo un flop editoriale, non dev'essere cambiato. C'è una lotta interna, che lo spinge a voler resistere per credere nella propria storia, pur di sacrificare la pubblicazione.

Per continuare in ogni caso a portare a casa uno stipendio, decide di riciclarsi usando lo pseudonimo di Gabriel Garcia Marquez come responsabile di una rubrica per la posta del cuore: riceve domande e quesiti su come comportarsi e lui risponde con consigli su come gestire le relazioni degli altri. Un gioco, finché un giorno non riceve la lettera di Zoe (Marta Nieto), che è la sua compagna da dieci anni, con la quale convive e che annuncia a Marquez di voler lasciare Tommaso, perché non ne può più. Tra i due inizia, così, un rapporto epistolare che porterà lo scrittore a mettere in piedi un tremendo inganno, provando a continuare a vivere la vita di tutti i giorni ignaro, ma col peso di conoscere i suoi difetti. Accanto a lui Umberto (Stefano Fresi) vive il dramma di aver sposato la donna che adesso è sindaco di Roma, Elena (Claudia Gerini), destinata a far soffrire la coppia, verso la separazione.

Dal fermoposta alle chat segrete

Edoardo Leo con Lasciarsi un giorno a Roma chiude un trittico che aveva avviato con 18 anni dopo; dal confronto avvenuto tra fratelli che devono trasportare le ceneri del padre per spargerle nel luogo scelto è arrivato a Che vuoi che sia (trovate qui la nostra recensione di Che vuoi che sia), per passare dalle relazioni fraterne a quelle d'amore.

La coppia, nel suo penultimo film, dopo aver annunciato per scherzo di voler girare un video porno per ricevere soldi in crowdfuding, si rende conto che l'idea non è del tutto sbagliata. Stavolta, invece, l'idea del regista romano è quella di permettere a una coppia di raccontarsi tutto, di affrontare i problemi principali della loro relazione, le crepe e le rotture, in totale anonimato. Se da un lato, infatti, Tommaso sa in che modo colpire e dove affondare, Zoe non è consapevole del fatto che sta rivelando al suo compagno tutto ciò che pensa di aver confessato a uno sconosciuto. Nel 1940 un'idea legata al rapporto epistolare in segreto era venuta già a Ernst Lubisch, che con il suo The Shop Around the Corner (il film che ha ispirato C'è posta per te con Tom Hanks e Meg Ryan) aveva mostrato come due persone fossero in grado di instaurare un rapporto epistolare romantico in totale anonimato, quando nella realtà si odiavano.

È chiaro che l'idea di fondo di Leo sia simile, ma in grado di prendere una direzione diversa: sono trascorsi 80 anni da quando James Stewart dava appuntamento a Margaret Sullavan usando il fermoposta, ma c'è molto di più. Più di quanto possiamo pensare nel volerci rapportare allo sviluppo tecnologico che adesso ci ha permesso di passare alle chat segrete e alla messaggistica istantanea. Zoe è una donna in carriera, a volte arcigna, desiderosa di credere nell'ambizione, quella che sembra non avere più Tommaso: desidera essere in movimento, evolversi, come spiega in un monologo nella seconda metà del film, piuttosto che restare ferma in una relazione di dieci anni che non le sta dando più la gioia di essere felice.

Dall'altro lato, invece, c'è la figura maschile, incapace di comprendere quali sono le difficoltà dinanzi alle quali le donne sono costrette a vivere in una relazione: simulacro di un mondo smarrito, confuso, indeciso sul proprio futuro, quasi da autore bohemien che a quarant'anni continua a vestirsi con jeans e felpa. Questo concetto viene accentuato ancora meglio nel rapporto tra Umberto ed Elena, con il primo quasi nevrotico e incapace di comprendere l'impegno politico della moglie: subissata da critiche e problematiche sociali da gestire dopo il lockdown del 2020, esplicitamente rievocato in alcuni scambi, è infatti accusata di non essere abbastanza presente nelle mura domestiche.

Chi ha parlato di lieto fine?

Lasciarsi un giorno a Roma ci dice sin da subito che è una storia sulle cose non dette, sui segreti, sulle mancate confessioni, sull'assenza di conversazione: una coppia che vive una relazione di dieci anni senza mai evolversi e che alla fine si domanderà che cosa hanno vissuto insieme al di là di qualche cena al ristorante.

Lei, che fa da manager a una software house che sta sviluppando un videogioco in VR che ambisce a diventare il più hardcore possibile, e lui, scrittore desideroso di raccontare le storie a modo suo: due mondi separati, lontani, che sembrano tenuti in piedi solo perché spaventati dall'idea di una vita l'una senza l'altro. Parlavamo, tra l'altro, di capacità attoriale di Edoardo Leo, perché il regista qui è anche il protagonista del suo film: il suo volto è entrato nell'immaginario collettivo più pop del cinema italiano grazie alla trilogia Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, abile narratore del precariato universitario che aveva messo nelle mani proprio di Edoardo la formula di una droga sintetica in grado di far sbarcare il lunario a un gruppo di disgraziati ricercatori. Adesso Leo ritrova quel volto attonito nei confronti dello scorrere delle vicende e del mondo dinanzi al quale vorrebbe fare qualcosa, ma resta nascosto: la sua precarietà adesso è sentimentale, perché sa, ma deve nasconderlo, perché Marquez è a conoscenza dei problemi, ma Tommaso in realtà no. Nel mentre vive il grande cruccio: semmai dovesse risolvere i suoi problemi, si paleserà dinanzi a lui l'aver tradito Zoe.

Accanto a Leo un'ottima Marta Nieto, prestataci dal cinema spagnolo ed esordiente in quello italiano: un volto magnetico, in grado di rappresentare la donna in carriera che vuole essere e che ambisce a diventare, anelando una promozione che potrebbe mettere a repentaglio la sua relazione. Allo stesso tempo, però, capace di vivere il dramma di una relazione che sta terminando, con tutte le sue brutture e difficoltà, arrivando a piegarsi rare volte. La commistione di questi due personaggi genera un film a tratti dilaniante, riflessivo, doloroso, in grado di farci vedere gli aspetti positivi di una relazione, ma anche quanto meritiamo di essere rieducati, come lo stesso regista ha detto.

L'aspetto più appagante dell'intera produzione è infine la capacità di discostarsi dalla necessità di rintracciare un happy ending e quindi instradare il titolo verso una soluzione tutta rose e fiori: un filone che ritroviamo poche volte nel cinema sentimentale, che in qualche modo già Massimiliano Bruno con il suo Confusi e felici aveva iniziato a inaugurare, in contrapposizione a chi aveva pensato non fosse possibile chiudere una pellicola con una lacrima, leggasi Vincenzo Salemme con il suo remake per il cinema di E fuori nevica. Leo racconta la tristezza e lo fa con quello sguardo amareggiato per non aver fatto quella trasformazione che avrebbe, forse, salvato il suo rapporto.

Lasciarsi un giorno a Roma Lasciarsi un giorno a Roma è un film che chiede a Edoardo Leo di mantenere, per sua stessa scelta, la vita precaria, ma traslandola nel sentimentale: gli chiede di scrollarsi di dosso la comicità ironica che lo aveva caratterizzato in Smetto quando voglio e di caricarsi della disgraziata scelta di non farsi domande durante la sua relazione, ma allo stesso tempo di ingannare se stesso e la sua compagna di vita. Un film che è una lezione sentimentale, che ti lascia attonito a osservare quello che hai fatto e che potresti fare. Il regista non vuole definirla una commedia sentimentale e ha ragione: Lasciarsi un giorno a Roma è un film su come finisce una storia d'amore durata 10 anni, raccontata in maniera accorata, tra inganni e raggiri, donandoci anche una visione particolare della relazione dal punto di vista di una donna impegnata e ambiziosa, ma non per questo non fragile. A penalizzarlo, solo una narrazione diluita nel finale e qualche cliché nel rapporto, oltre a un andirivieni caratterizzato dalla coppia Fresi-Gerini, a tratti morbosa.

7.5

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