Lake Bodom, la recensione dell'horror di Taneli Mustonen

Quattro ragazzi decidono di trascorrere un weekend sul Lago Bodom, luogo di un orribile massacro realmente avvenuto negli anni '60

recensione Lake Bodom, la recensione dell'horror di Taneli Mustonen
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In Lake Bodom un gruppo di studenti, due ragazzi e due ragazze, decide di trascorrere un fine settimana sulle rive del Lago Bodom, luogo il 5 giugno del 1960 di un orribile massacro nel quale morirono tre giovani, uccisi secondo la testimonianza dell'unico sopravvissuto da un uomo armato di coltello. Tra i partecipanti a questa macabra gita dell'orrore vi è anche Ida-Maria, vittima qualche mese prima di dicerie tra le aule di scuola riguardanti delle presunte foto osé finite in rete. L'occasione di festa, con i due maschi del quartetto intenzionati a trascorrere una fine settimana a base di sesso e marijuana, viene però ben presto meno quando, dopo aver avvistato una luce nell'attigua e fitta boscaglia, i nostri diventano potenziali vittime di un solitario e misterioso individuo. Ma forse non tutto è come sembra...

Chi la fa l'aspetti

Ispirato ad un famoso caso di cronaca che sconvolse l'opinione pubblica finlandese negli anni '60, tanto da generare citazioni anche in campo musicale (basti pensare al nome scelto dalla nota band metal Children of Bodom), il terzo film di Taneli Mustonen, alla sua prima incursione nel filone, è un horror che si prende i suoi tempi per generare una sempre più costante inquietudine nei novanta minuti di visione. Dopo una prima metà estremamente lenta, atta però a delineare con dovuto spazio le psicologie dei personaggi, Lake Bodom (distribuito in home video da Midnight Factory) dà il via ad un crescendo di tensione e colpi di scena che trascinano fino al violento e drammatico epilogo. Ribaltamenti dei ruoli, colpi di scena (parzialmente prevedibili ma non per questo meno efficaci), una tensione sessuale che si imprime sotterranea nelle dinamiche dei rapporti costruiscono una buona base tensiva per lasciare poi il posto all'anima slasher dell'operazione, resa con la necessaria brutalità in una mezz'ora finale al cardiopalma.
Se le scene più cruente vengono parzialmente nascoste, il senso di terrore trova comunque terreno fertile, mentre l'alito da teen drama (con tanto di flashback rivelatore a tema) che fa capolino nell'ultima parte infonde alla vicenda un sapore drammatico e psicologico sulla follia di un amore malato (notevoli a tal proposito le performance delle due attrici protagoniste, Nelly Hirst-Gee e Mimosa Willamo), tra vittime e colpevoli costretti a espiare nel più crudele dei modi le proprie colpe. L'epilogo appare così come la continuazione di un cerchio destinato forse a non concludersi mai nella migliore tradizione del genere, sia questo di ispirazione fittizia o reale come in questo caso.

Lake Bodom Paga un inizio eccessivamente lento, ma appena inizia a spingere sull'acceleratore Lake Bodom omaggia nel migliore dei modi il cinema slasher, con una violenza secca e brutale (ma non gratuita) a contornare le atmosfere psicologiche di un teen-drama-horror più maturo della media. L'efficace ambientazione e l'ispirazione al reale caso di cronaca avvenuto in Finlandia negli anni '60 rendono se possibile la vicenda ancora più inquietante, dando il via a un gioco in cui vittime e villain hanno in comune molto più del previsto.

7

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