Le ladre Recensione: su Netflix una spy-story deludente

Mélanie Laurent è regista e protagonista di questo heist-movie tutto al femminile, adattamento della graphic novel La grande odalisca.

Le ladre Recensione: su Netflix una spy-story deludente
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Il titolo italiano ricalca quello francese, mentre quello internazionale, Wingwomen, offre invece maggiori sfumature sul rapporto che lega le - prima due, poi tre - protagoniste, tingendosi anche di ambiguità: la wingwoman infatti è una sorta di hostess che vende la propria immagine per soldi. Difficile in realtà notare un reale collegamento con la storia di questo Le Ladre, termine molto più adatto e consono a descrivere l'effettivo "mestiere" delle protagoniste.

Nuova esclusiva del catalogo Netflix, dove ha scalato sin da subito la classifica delle produzioni più viste sulla piattaforma di streaming, il film è diretto dalla popolare attrice Mélanie Laurent, che porta avanti da anni una parallela carriera da regista: recuperate a tal proposito la nostra recensione del suo precedente Galveston (2018). Qui è anche davanti alla macchina da presa in uno dei ruoli principali, coadiuvata dalla Adèle Exarchopoulos di La vita di Adele (2013) e dalla meno conosciuta Manon Bresch.

Le ladre e l'ultima missione

La storia ci trascina immediatamente nel vivo dell'azione, con Alex e Carole impegnate in una pericolosa missione sui monti svizzeri, conclusa la quale vengono attaccate da dei droni e sopravvivono per miracolo, dandosi infine alla fuga prendendo letteralmente il volo con delle tute alari. Scopriamo poi come questa sia per loro una routine, giacché lavorano da anni al soldo di una compagnia segreta gestita dalla cosiddetta Madrina, che ha accolto Carole quando era giovane per addestrarla a diventare una ladra esperta.

Ora proprio Carole scopre di aspettare un bambino e decide di farla finita con questa vita rischiosa, ma Madrina non è per nulla intenzionata a lasciarla andare così facilmente e sotto minaccia obbliga lei ed Alex a prendere parte a un ultimo incarico criminoso, ovvero quello di rubare il prezioso quadro La Grande Odalisca, solitamente al Louvre ma ora in tour in un museo della Corsica. Per riuscire nell'impresa avranno bisogno di un'autista e la scelta ricade sulla spericolata Sam, del tutto estranea all'ambiente ma vera e propria maestra della velocità su due e quattro ruote.

È questo il nome del trio compatto

Un po' Charlie's Angels, un po' Eva Kant, un po' Occhi di gatto: Le ladre del titolo si ritrovano alle prese con un contesto da caper movie alquanto scontato e prevedibile, che cerca di strizzare l'occhio alle coeve produzioni a tema hollywoodiane senza però possederne l'approccio disincantato.

Anzi, nelle due - eccessive - ore di visione, si prende anche troppo sul serio, tirando in ballo tematiche più o meno complesse come la maternità omogenitoriale, che sembra buttata lì a caso tanto per, al fine di suscitare ipotetici spunti di riflessione che però non trovano adeguata risposta nei relativi risvolti di trama.
Spy story tutta al femminile, con la stessa villain affidata a un volto storico del cinema transalpino come Isabelle Adjani, che cerca di sviluppare una crescente intimità tra le protagoniste finendo però per essere schiave di stereotipi e luoghi comuni, tra gag e battute che vorrebbero esaltare l'anima leggera dell'operazione ma vanno a segno a corrente alternata.

Carole è la mente del gruppo, sempre pronta a impartire ordini tramite collegamenti auricolari e ad adoperarsi in prima persona, con Alex a cui viene affidato il fondamentale ruolo di cecchino a distanza e Sam pronta a scorrazzare su auto o moto per fuggire da situazioni di pericolo. L'eterogeneità del cast e dei relativi alter-ego garantisce una discreta varietà nelle sequenze d'azione e permette a Mélanie Laurent di esaltare il suo dinamico stile di regia, anche alle prese con una vera e propria incursione nel cinema di genere.
In certi passaggi l'insieme sembra poter prendere il volo ed elevarsi, salvo poi ricadere in quella medietà che finisce per caratterizzare Le ladre nel suo complesso, palesando un'inaspettata timidezza di intenti, quasi che dopo aver gettato il sasso si sia nascosta parzialmente la mano per la paura di uscire troppo dal seminato. Nulla da dire invece sulle performance delle interpreti, con Laurent che si conferma attrice misurata ed espressiva e Adèle Exarchopoulos al solito affascinante.

Alla base del film vi è la graphic novel La grande odalisca, realizzata dall'enfant prodige del fumetto francese Bastien Vivès in collaborazione con Ruppert & Mulot, che a sua volta prendente spunto dall'omonimo dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres, non a caso al centro della vicenda. Un adattamento che a tratti ricrea le pagine del fumetto con sguardo chirurgico, ma che ha perso inevitabilmente qualcosa nel passaggio dalla carta allo schermo.

Per altri film recentemente usciti sulla piattaforma di streaming, ecco qui la nostra rubrica sulle uscite Netflix di novembre.

Le ladre Adattamento di una raffinata graphic novel, Le ladre non si rivela altrettanto convincente per via di una sceneggiatura che in fase di trasposizione non si prende troppi rischi e anzi poggia la narrazione su una retorica facile e inclusiva, dove il girl power è ancora una volta elevato all'ennesima potenza. Questo non è ovviamente un male, soprattutto quando nel cast hai non soltanto la stessa regista Mélanie Laurent ma anche Adèle Exarchopoulos, quando però la storia comincia a mancare di appeal e tensione e si risolve con un lieto fine quanto mai improbabile - e per di più non spiegato, per lasciare aperte le porte a un ipotetico sequel - si comprende come l'anima commerciale dell'operazione abbia vinto su quella artistica, dando vita a un film di mero intrattenimento a tema come tanti altri.

5.5

Che voto dai a: Le ladre

Media Voto Utenti
Voti: 1
5
nd