La verità, vi spiego, sull'amore Recensione

Ambra Angiolini torna sotto la regia di Max Croci in La verità, vi spiego, sull'amore, commedia tratta dall'omonimo romanzo di Enrica Tesio.

recensione La verità, vi spiego, sull'amore
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Pare che tutto abbia avuto inizio nella Primavera del 2015, quando Enrica Tesio, autrice del blog di successo TiAsmo, è venuta a sapere che Guglielmo Marchetti di Notorious Pictures era entrato in possesso del suo romanzo La verità, vi spiego, sull'amore, manifestandosi fortemente interessato ad acquistarne i diritti cinematografici. Una notizia che, quindi, ha segnato soltanto l'inizio del percorso che ha poi portato alla genesi del terzo lungometraggio diretto dal lombardo classe 1968 Max Croci, dopo Poli opposti e Al posto tuo. Titolo, quest'ultimo, da cui recupera Ambra Angiolini per calarla ora nei panni della madre di due bambini di uno e cinque anni, la quale vede finire sottosopra la propria esistenza una volta che il compagno interpretato da Massimo Poggio la abbandona, interrompendo la loro lunga relazione. Situazione per reagire alla quale trova la forza spronata da un'amica con le fattezze di Carolina Crescentini; decidendo, quindi, di riappropriarsi del suo tempo assumendo come babysitter il nuovo fidanzato di quest'ultima, poeta-bidello incarnato dall'Edoardo Pesce della serie televisiva Romanzo criminale.

Quando dico che TiAsmo

Un Edoardo Pesce cui viene affidata buona parte del lato simpatico de La verità, vi spiego, sull'amore, ma che finisce solamente per apparire sprecato (fa addirittura "M'ama, non m'ama" con la carta igienica); come pure un'ottima Giuliana De Sio che, nel ruolo della madre di Poggio, si cimenta insieme alla consuocera Pia Engleberth, oltretutto, nel momento più divertente della oltre ora e mezza di visione facendo di tutto, fuori scuola, per non farsi chiamare "nonna" dal nipotino. Per il resto, già il veloce avvio volto a sintetizzare i sette anni di rapporto sentimentale tra la Angiolini e il bel Massimo non può fare a meno di testimoniare la caotica regia destinata a dominare buona parte dell'insieme, che, tra l'altro, si abbandona al didascalismo della voce narrante e delle parole spesso rivolte direttamente allo spettatore, rispecchiando uno dei peggiori lati dei lavori appartenenti alla cinematografia tricolore d'inizio terzo millennio. Aggiungiamo, poi, i consueti stereotipi da arricchiti radical chic a base di anziani un tempo dediti all'uso di droghe, danza del ventre ed altri hobby tipici di determinati ceti sociali sempre annoiati e incontentabili; mentre Arisa - che canta nella colonna sonora il brano inedito Ho perso il mio amore - viene coinvolta in una piccola parte e la fiera delle banalità spazia dall'irrilevante citazionismo verbale di classici della celluloide quali Gremlins e Batman ad un evidente (retro)gusto di becero finto-femminismo post-Sex & the City. Senza contare che, per poter sprofondare in risate, dovreste abbassarvi a digerire una piuttosto squallida gag con tartaruga morta ed a condividere autentiche "perle" di scrittura umoristica come la trovata delle mamme a grappolo come le emorroidi; dalla Speed date alla Madre Teresa, passando per la Nostradamus e la Una su mille ce la fa. E la noia abbonda.

La verità, vi spiego, sull'amore Quando l’amore diventa un amore senza baci, bisogna avere due case. È soltanto una delle banalissime osservazioni che trapelano dalla sceneggiatura de La verità, vi spiego, sull’amore, terzo lungometraggio cinematografico a firma del Max Croci che già non era riuscito a fornire prove convincenti attraverso le prime due. Stavolta, forse, le cose vanno leggermente meglio (ma di pochissimo), però lo spettatore non si ritrova altro che dinanzi ad una noiosissima e, a tratti, caotica accozzaglia di luoghi comuni sui rapporti di coppia e sul sempre meno condivisibile universo femminile d’inizio terzo millennio, tempestato di “eroine” che sembrano uscite dai più brutti telefilm di successo americani. Con alcuni lodevoli elementi del cast che non possono fare a meno di apparire sacrificati e un amore che, a dispetto del titolo, non gode affatto di alcuna spiegazione.

5

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