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La truffa dei Logan, la recensione: i Fratelli in Malaffari di Steven Soderbergh

Il regista di Ocean's Eleven torna al cinema con un heist movie dai toni comici e con protagonisti Channing Tatum, Adam Driver e Daniel Craig.

recensione La truffa dei Logan, la recensione: i Fratelli in Malaffari di Steven Soderbergh
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"Country Roads", cantava John Denver raccontando la sua adorata West Virginia, lo stesso stato di campagna che ospita adesso la nuova prova registica di Steven Soderbergh, Logan Lucky, commedia dai toni brillanti presentata alla Festa del Cinema di Roma 2017. Tornato dopo l'annunciato ritiro di tre anni fa, l'autore americano ha voluto fortemente prendere le redini di questo interessante heist movie scritto dalla controversa Rebecca Blunt, definita tale dato il mistero sulla sua identità e a causa di inesistenti crediti precedenti. Il regista ha comunque chiarito quanto la diatriba nata sulla Blunt sia alquanto "sterile e superflua", elogiando al contempo il lavoro della collega, motivo che lo ha poi spinto a dirigere il film, considerato proprio da Soderbergh il perfetto modo per tornare in scena. Una scelta, questa, che ha premiato poi in definitiva lui e il suo cast di prim'ordine, protagonista di una storia che racconta legami fraterni, colpi impossibili e il grande amore di un padre disposto a tutto pur di vedere sua figlia.

La maledizione dei Logan

Citati nell'intro, Denver e la sua splendida canzone hanno in realtà un ruolo centrale e morale all'interno della trama, che ci presenta in apertura la famiglia Logan con una narrazione dal ritmo lento e abbastanza cadenzato. A comporla troviamo Jimmy, Clyde e Mellie, due fratelli e una sorella, un trio che conduce una vita modesta arrangiandosi come può, chi con lavori saltuari, chi da barista e chi da parrucchiera. Su di loro pende la Maledizione dei Logan, come ama chiamarla Clyde, date le passate disgrazie capitate ad altri membri della famiglia. E in effetti, tra braccia perse in Iraq e gambe malconce, anche loro non sembrano passarsela molto bene, almeno finché Jimmy non decide di mettere su una grande rapina che potrebbe cambiargli la vita. A interpretare i due fratelli ci sono Channing Tatum e Adam Driver, una coppia capace di grande sintonia e immedesimazione, il primo dall'espressività malinconica e fuori dal solito ruolo di belloccio rozzo e tutto d'un pezzo, mentre il secondo dalle movenze lente e calibrate, gigante buono e monco del film. Non si tratta del primo colpo per loro, ma Jimmy pretende che sia l'ultimo, decidendo di rapinare le casse dello Charlotte Motor Speedway, "non un semplice circuito, ma una vera e propria città". I metodi, ovviamente, non saranno quelli alla Ocean's Eleven, quindi professionali e iper-tecnici, ma punteranno più su regole specifiche di Jimmy come "le cazzate capitano" e "non essere avido", uno studio approfondito del luogo da rapinare e compagni fidati. E proprio tra questi ultimi rientra il biondo platinato Joe Bang, galeotto esperto di caveau nei cui panni troviamo un grande Daniel Craig, che svestiti gli abiti su misura dell'elegante Bond si cala adesso nella tuta a righe di un rozzo furfantello di provincia, necessario ai fini del piano dei Logan. Anche Craig ha tempi comici incredibili e in modo simile a Driver e Tatum segue con competenza e dovizia lo script della Blunt, tinto di black comedy al punto giusto, con citazioni country precise e soprattutto eccellente nelle parti dialogate, anche quelle più lente e drammaticamente soppesate.

La fortuna si crea

Scegliendo come protagonisti dei personaggi a prima vista imbranati e fuori contesto come criminali dal piglio sagace, Soderbergh si allontana dalla raffinatezza intellettuale di Ocean e della sua squadra, non ricalcando praticamente nulla dal suo film forse più famoso. Al contrario, costruendo la sua visione sulla sceneggiatura della Blunt, il regista regala al pubblico un heist movie se vogliamo tradizionale ma con tanto cuore, che parte dalle motivazioni del colpo, si erige poi sulla pianificazione e prosegue con la messa in atto della rapina. All'interno di tutto ciò, però, ci sono diversi fattori esterni a influenzare l'andamento della storia, come ad esempio il sipariatto del carcere di Monroe, dove prende piede una delle sequenze più divertenti dell'anno che vede al centro dell'attenzione George R.R. Martin. Se però in quella scena la risata è ricercata e intelligente, altre volte il sorriso svanisce lasciando spazio a una sorta di malinconia, tipica poi della filmografia di Soderbergh. Quello che vogliono i Logan è costruirsi un futuro degno di essere vissuto, senza eccessi, come persone normali. Vogliono allontanare il malocchio che da sempre circonda il loro nome, ricercando e afferrando con determinazione una fortuna sfuggitagli troppo a lungo. E il film ruota infatti molto attorno a questo concetto, dispiegando con il procedere della narrazione elementi variabili e di stress possibili "sabotatori" dei loro piani, mostrando però come la volontà di non fallire superi ampiamente una sorte considerata già segnata. Come a dire, "siamo gli artefici del nostro destino e decidiamo noi la strada da percorrere", e Jimmy e Clyde sfrutteranno ogni loro neurone per dimostrarlo. Che poi si sa, la Dea dela fortuna è bendata e non guarda in faccia nessuno: un secondo volge il suo sguardo su di te e l'altro ti dà le spalle, motivo che spinge infatti i Logan a non credere negli eventi fortuiti quanto piuttosto a crearseli... fino al prossimo angolo, fino alla prossima sciagura.

Logan Lucky Il ritorno di Steven Soderbergh alla regia e in particolar modo al genere dell'heist movie è benedetto da una sceneggiatura brillante e da un cast di prim'ordine, senza contare l'attenzione al particolare del regista, che segna con questo film un ritorno sulle scene che speriamo duri molto a lungo. Channing Tatum, Adam Driver e Daniel Craig sono un trio incredibile, dai tempi comici azzeccati e con un'alchimia elettrizzante. Logan Lucky sfugge alla maledizione della copia carbone degli Ocean's e sfreccia via con personalità, per un film divertente e dalla battuta spesso ricercata al quale la fortuna arride con sincerità.

8

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