Recensione La Teoria del Tutto

Uno straordinario Eddie Redmayne è Stephen Hawking in un viaggio tra le sfide della vita e le regole del cosmo

recensione La Teoria del Tutto
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Cambridge, primi anni '60. Stephen Hawking (uno straordinario Eddie Redmayne) è un promettente studente di cosmologia affascinato dall'idea di trovare una lineare spiegazione scientifica all'esistenza dell'universo. Ragazzo come tanti nel pieno dei suoi anni universitari e di sete di vita, Stephen troverà il suo compimento amoroso quando incontrerà Jane Wilde (Felicity Jones). La ragazza, brillante studentessa di lettere, lo folgorerà infatti non solo con la sua dolce, angelica bellezza ma soprattutto attraverso l'acume, e quella capacità di tenergli testa anche di fronte ai suoi intricati ragionamenti sull'universo e sulle sue evoluzioni. Sospinti da un romanticismo quasi fiabesco, i due giovani diventeranno subito una cosa sola in un suggello amoroso che apparirà ai loro innocenti occhi come eterno. Ma il destino è pronto ad affidare a entrambi una delle sfide più intense che la vita possa riservare all'uomo. Di lì a poco a Stephen verrà infatti diagnosticata la patologia del motoneurone, una malattia degenerativa che lo porterà in breve tempo a perdere la funzionalità dei muscoli volontari, compromettendo prima il movimento fisico e poi gradualmente perfino la possibilità di parlare. La stima di vita è di soli due anni. Una sfida che come nelle parole del padre del giovane si preannuncia sin da subito quale una "dura sconfitta", ma che la determinata Jane deciderà comunque di sostenere, in virtù di un sentimento amoroso che appare irrinunciabile. Resteranno dunque uniti ad affrontare il loro intenso e difficile futuro, concretizzato nella bellezza di quel nucleo famigliare in crescita (avranno tre figli) e nelle sfide imposte dal graduale peggioramento delle condizioni fisiche di Stephen, sempre più limitato nella sua capacità di muoversi e condurre una vita indipendente. Eppure, nonostante il suo vivere quotidiano si mostrerà sempre più difficile, quasi insostenibile, la determinazione di Hawking resterà immutata mentre la sua battaglia per la vita sarà sempre alimentata dalla grandissima forza insita nell'obbiettivo che si è prefissato, ovvero determinare le leggi che regolano l'universo con una semplice, elegante equazione. Una carriera tutta in divenire che lo porterà a definire numerosissime teorie tra cui appunto quella Teoria del tutto dal quale prende il titolo il film, e che gli porterà numerosissimi riconoscimenti e lo consacrerà infine come uno dei più grandi scienziati e astrofisici del nostro tempo.

Le sfide più grandi sono riservate a coloro che possono sostenerle

Basato sul romanzo autobiografico e sulle memorie di Jane Hawking "Travelling to Infinity: My Life with Stephen", La teoria del tutto di James Marsh (Man On Wire - Oscar al miglior documentario nel 2009) racconta le vicende di Stephen Hawking a partire dal 1963 e lungo tutto il percorso di quella che sarà una doppia, complessa storia d'amore per la prima moglie Jane e per l'astrofisica. Opera che scegliendo una prospettiva sentimentale mette in scena tutto il pathos, il dolore ma anche la bellezza di una storia straordinaria che mette in luce la capacità umana di combattere battaglie apparentemente insostenibili. Nella dicotomia di un uomo che da un lato regredisce fisicamente quasi allo stato di vegetale e dall'altro mantiene e coltiva delle capacità intellettive decisamente fuori dal comune, ci sono racchiuse infatti tutta la bellezza e la resistenza endemica di una forza umana spinta verso e oltre i propri limiti. Una immobilità fisica che si confronta e scontra con una straordinaria dinamicità cerebrale mentre, parallelamente, c'è poi anche l'amore, quell'amore che spesso promette di essere per sempre anche di fronte alle difficoltà più estreme ma che poi (inesorabilmente) si smarrisce, sopraffatto da impellenze e necessità più umane, materiali, che riallineano la vita dell'uomo alla sua natura estemporanea e mortale. James Marsh fa di questa parabola necessariamente toccante (soprattutto perché ritratto di una storia vera) un lavoro canonico (e non poteva essere diversamente) ma in fondo non banale, che si lascia avvolgere dall'emozione delle vicende senza farsi sopraffare da un sentimentalismo ricattatorio e fine a sé stesso. La volontà di commuovere lo spettatore è lampante ma è comunque subordinata alla voglia di raccontare una storia extra-ordinaria nella sua capacità di emozionare. (Quasi) impossibile, infatti, non commuoversi di fronte a una parabola che fonde una stoica lotta per la vita (privata) a una mirabile passione per la comprensione di ciò che governa l'esistenza (universale) del mondo di cui siamo ospiti temporanei. Si tratta infine dell'immagine fiera e sincera della vita e dell'amore, entrambi capaci di superare ma anche arenarsi di fronte ai limiti imposti dalla fragilità della condizione umana.

La Teoria del Tutto James Marsh realizza con La teoria del tutto un biopic canonico ma onesto che, al di là dei cliché e dei limiti di convenzionalità narrativa tipici del genere, appare capace di comunicare emozione. Un film che trova la sua maggiore aderenza al reale nella straordinaria interpretazione di Eddie Redmayne nei panni di Stephen Hawking. La sua metamorfosi fisica ed espressiva, dalla quale trapelano il guizzo mentale e intellettivo necessari alla parabola narrativa, rappresentano il frutto di una prova attoriale enorme, che ha tutto il pregio di non trasformare il limite fisico in una menomazione da compatire e/o da compiangere. Un risultato davvero non scontato per una storia che già per suo status tende invece a muoversi in quella ‘pericolosa’ direzione. Una reale nota di merito, quindi, per questo giovane attore inglese che potrebbe (anzi dovrebbe) con questa interpretazione davvero aspirare a qualche riconoscimento importante.

7

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