Recensione La talpa

Un cast eccezionale per una spy story non sempre all'altezza

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Ci sono basilarmente due modi per scrivere una storia di spionaggio (e magari, in seguito, portarla al cinema): creare una storia glamour con personaggi fascinosi, gadget ad alta tecnologia e tanta azione -come nell'immortale saga di 007 e nei suoi numerosi emuli, Bourne e Mission: Impossible in primis- o rifarsi allo stile sobrio e realistico di John le Carrè, notissimo autore di genere che è stato, a sua volta, un vero agente dell'MI6 durante gli anni della Guerra Fredda. La sua prosa, asciutta ma significativa, si rifaceva alla realtà dello spionaggio, con complessi intrighi politici e agenti il meno appariscenti possibili (al contrario di figure iconiche come James Bond). Agenti come George Smiley, uomo di pensiero e strategia disilluso e poco incline alle azioni eroiche ed eclatanti, protagonista di cinque romanzi e personaggio chiave di molti altri racconti. Tra questi vi è La talpa (in originale Tinker, Tailor, Soldier, Spy), già portato su schermo nel 1979 in una miniserie televisiva per la BBC con Sir Alec Guinness nei panni di Smiley e ora nuovamente alla ribalta col primo film in inglese di Tomas Alfredson, reduce dal successo riscosso nel 2008 dal noto Lasciami entrare.

Tinker Tailor Soldier Spy

Siamo in piena Guerra Fredda, e le Agenzie per la Sicurezza Nazionale sono tutte in subbuglio, dall'America all'Unione Sovietica, passando naturalmente per l'Europa. A Londra, il cosiddetto 'Circus' controlla tutte le operazioni d'Intelligence britannica trovandosi, spesso, in un fuoco incrociato molto pericoloso. George Smiley (Gary Oldman), agente di alto grado in pre-pensionamento effettivo per colpa di una missione andata storta -non per demerito proprio- si ritrova ora invischiato in un micidiale complotto, cercando di svelare l'identità della 'talpa' doppiogiochista che si è insinuata, ormai da tempo, al vertice dell'Agenzia. Nulla è come sembra, naturalmente, e Smiley dovrà fare i conti non solo col presente, ma anche col passato...

The enemy is within

Al lavoro per la seconda volta sulla riduzione cinematografica di un romanzo, Alfredson sfrutta al meglio i mezzi a sua disposizione, in primis un cast eccellente, composto da attori di prim'ordine. Magistrali Gary Oldman e Colin Firth, senza dimenticare nomi come Tom Hardy, John Hurt, Mark Strong. Un ensemble che, da solo, vale la visione del film, impreziosito inoltre dall'ispirata fotografia di Hoyte Van Hoytema, già responsabile delle atmosfere rarefatte di Lasciami entrare e qui in grado di catapultarci al di là della grigia “cortina di ferro”. Eppure, qualcosa si inceppa nel meccanismo. Al di là della notevole atmosfera e di alcuni momenti di tensione davvero ben trasmessi, il film risente di uno script poco calibrato, e a questo poco possono sopperire i grandi attori e registi. Si nota la 'corsa' a chiudere il film in poco più di due ore (quando la vicenda meriterebbe una trattazione ben più estesa: non per niente la versione BBC era composta da ben sette puntate) che però, al di là dei colpi di scena e di un paio di momenti ad effetto, si trascinano stancamente e graziate unicamente dal cast tecnico e attoriale.
Oltretutto, questo modo 'affrettato' di presentare personaggi ed eventi chiave rende oltremodo evidente, già dopo pochi minuti dall'esposizione della 'quest' di Smiley, l'identità della Talpa, difetto non da poco per un giallo.

Tinker, Tailor, Soldier, Spy La Talpa è un film sicuramente meritevole di visione per gli appassionati di spionaggio 'vecchio stile' che magari hanno già visto e adorato precedenti versioni cinematografiche delle opere di le Carrè, quali La spia che venne dal freddo, La casa Russia o Il sarto di Panama. Resta l'amaro in bocca, purtroppo, per una realizzazione tecnica e un cast eccellenti al servizio, tuttavia, di una sceneggiatura non all'altezza dei mezzi e del romanzo originale. Speriamo, ad ogni modo, che Working Title e Studio Canal+ tornino 'sulla scena del delitto' con un nuovo episodio tratto dalle avventure letterarie di Smiley, sempre con Oldman davanti alla cinepresa ma con uno sceneggiatore più capace di Peter Straughan, che con L'uomo che fissa le capre se la cavò decisamente meglio.

6

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