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La sposa del diavolo Recensione: una drammatica caccia alle streghe su Netflix

Un piccolo villaggio finlandese è luogo della prima caccia alle streghe nella storia della Scandinavia in La sposa del diavolo, intenso dramma in costume.

La sposa del diavolo Recensione: una drammatica caccia alle streghe su Netflix
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Da capolavori o cult come Dies Irae (1943) e Il grande inquisitore (1968), fino a titoli più recenti o di genere quali The VVitch (1996) o Le streghe di Salem (2012), la caccia alle streghe ha da sempre affascinato la Settima Arte, che ha cercato di raccontare il dramma delle donne condannate al rogo nei modi più disparati. Tra gli ultimi esponenti del filone vi è La sposa del diavolo, produzione finlandese da poco disponibile su Netflix, incentrata proprio sul primo processo con relative condanne per stregoneria avvenuto nella storia della Scandinavia. Siamo nel 1666 in un piccola isola della Finlandia dove è da poco arrivato il nuovo Giudice locale, rispondente alle leggi della Chiesa Cattolica e intenzionato a sopprimere qualsiasi folklore inerente la divinazione o l'utilizzo di erbe a scopo curativo. La storia principale è incentrata sulla giovane Anna, una ragazza sedicenne (che vive con la madre adottiva, ostetrica e guaritrice del villaggio) che si innamora di un uomo sposato da poco rientrato da Stoccolma. Una passione che darà il via ad un pericoloso gioco di gelosia mentre nel frattempo, su spinta del sacerdote in loco (anche impunito colpevole di diversi stupri), cominciano ad avere luogo accuse di stregoneria.

L'isola dell'ingiustizia

E' dedicato alla memoria delle giovani donne condannate quasi cinque secoli fa questo dramma storico in costume, ripercorrente una delle pagine più oscure del cristianesimo che, su false accuse o confessioni estirpate con la tortura, mandò al rogo o in esilio donne innocenti. Uno scontro tra due mondi, quello del folklore pagano e quello di un morboso fanatismo religioso, messo in scena senza sconti ed edulcorazioni di sorta tanto che la violenza emotiva (quella fisica, seppur accennata, non raggiunge mai picchi estremi) del racconto è capace di penetrare a fondo in chi guarda, in una vera e propria escalation tragica e sofferta in cui tradimenti e redenzione si aggirano come inquieti spettri nelle quasi due ore di visione. Dopo una prima parte che si concentra sulla storia d'amore in divenire tra la giovane protagonista (l'innocente bellezza di Tuulia Eloranta illumina lo schermo) e il suo amante, sposato e padre di due figli piccoli, il film vive su un costante e teso senso di attesa su chi sarà la prossima vittima di infamanti e ingiuste accuse, con relativi forzati processi di condanna. La sposa del diavolo può contare sulla magia dei paesaggi incontaminati e sulle suggestive ambientazioni, in interno ed esterno, che fanno da sfondo a questa storia di ingiustizie e soprusi in cui il Bene sembra destinato a soccombere; vi è perciò luce in alcuni risvolti catartici che, pur non cancellando l'amarezza di fondo, rendono postuma giustizia ai numerosi personaggi femminili in gioco coinvolgendo con la giusta carica emozionale e ricordando una pagina di storia che è troppo spesso colpevolmente dimenticata.

La sposa del diavolo La prima caccia alle streghe nella storia della Scandinavia è al centro de La sposa del diavolo, produzione finlandese che ripercorre con comprensibili libertà narrative il processo e le successive condanne di cui furono incolpevoli vittime alcune donne di un piccolo villaggio. Un film in costume efficace nel contrapporre il dualismo tra folklore locale / antiche usanze e fanatismo religioso, calato in suggestive ambientazioni e ricco di sfumature negli eventi che circondano il numeroso gruppo di personaggi, con passioni e gelosie che vanno a speziare ulteriormente i tragici accadimenti del racconto, illuminato dalla genuina bellezza della giovane protagonista Tuulia Eloranta.

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