La spia russa, la recensione del film con Rebecca Ferguson

Un film di spionaggio ai tempi della Guerra Fredda che guarda ai classici, contaminazioni melò incluse, in maniera confusa e poco coinvolgente.

recensione La spia russa, la recensione del film con Rebecca Ferguson
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Mosca, fine degli anni '50. La giovane e bella Katya ha perso i genitori durante la repressione stalinista, brutalmente uccisi perché dissidenti. Pur facendo finta di essere una comunista modello, la ragazza cova rancore nei confronti del regime e lavora come spia per gli americani, con la fondamentale collaborazione del caro amico Misha. Durante lo svolgimento del suo incarico Katya conosce l'affascinante Sasha, un alto funzionario del Cremlino, e decide di sedurlo al fine di ottenere importanti informazioni top-secret. Con il passare dei giorni però la protagonista si innamora realmente di colui che diventerà il suo futuro marito, trovandosi a lottare contro la propria coscienza.
Trent'anni più tardi Sasha è negli Stati Uniti, e non è riuscito a dimenticare il proprio passato e la donna amata, mai più rivista dal suo addio alla Madre Russia.

Ieri e oggi

Due linee temporali, passato e presente, che si intrecciano nell'arco di tutto il film, complicando oltremodo una visione già di per sé poco omogenea. La spia russa cerca di approcciarsi alle dinamiche tipiche dello spy-movie, qui condite da sussulti melodrammatici e da un'indagine postuma, ma il risultato è troppo debole e sfilacciato per arrivare a coinvolgere realmente lo spettatore, che si trova ben presto in balia degli eventi così come gli stessi protagonisti.
La scrittrice e attivista LGBT Shamim Sharif adatta un romanzo da lei scritto ma il passaggio dalla carta stampata al grande schermo risente di evidenti limiti soprattutto in fase di montaggio, mai in grado di fornire un quadro coeso e di infondere la corretta dose di tensione alle varie situazioni esposte.
Un limite del quale risente anche la scarsa caratterizzazione delle varie figure coinvolte, pur a dispetto dell'impegno profuso dal cast d'eccellenza.

Una glaciale agonia

Rebecca Ferguson cerca di infondere personalità alla figura di Katya, ma il suo alter-ego è solo un abbozzo di quello che avrebbe potuto e dovuto essere, e un attore raffinato quale Charles Dance gigioneggia con maestria nei panni dell'anziano Sasha.
Troppo poco però per salvare un insieme spoglio di significati, che si spegne lentamente fino al prevedibile epilogo privando anche le scene madri della giusta enfasi a tema.
L'ambientazione fredda e nevosa, che non è quella russa ma bensì la più low-budget Belgrado, fa così da mero sfondo a uno stanco alternarsi di presunti colpi di scena che si dipanano tra flashback e salti cronologici di dubbia efficacia, figli di una concezione didascalica che vorrebbe guardare ai classici ma paga un approccio semplicistico e innocuo, fattore ulteriormente rimarcato dallo scarso minutaggio che poco si confà a una produzione di questo tipo.
La spia russa pecca di ambizioni malriposte e di una mancanza di mezzi e di idee che si riflette in un film anonimo e tristemente derivativo.

La spia russa La Guerra Fredda e un amore impossibile sono al centro di un film di spionaggio fuori tempo massimo, non tanto per l'ambientazione e l'argomento affrontato ma per via di un approccio didascalico che vorrebbe ispirarsi ai classici a tema senza averne compreso nulla. L'alternarsi tra passato e presente è orchestrato in maniera confusa e poco appassionante e la tensione, sia drammatica che di genere, è la colpevole assente dell'ora e mezza di visione. Demeriti da imputare alla spenta regia di Shamim Sharif - anche autrice del romanzo alla base - giacché il cast, a cominciare da una doppia Rebecca Ferguson, ce la mette tutta per tentare di salvare il salvabile. La spia russa procede così tra colpi di scena prevedibili e una narrazione derivativa e imprecisa, impedendo all'anima melodrammatica di accompagnare degnamente questa tormentata love story all'ombra del Cremlino. Il film andrà in onda domenica 12 luglio alle 21.20 su RAI3 in prima visione tv.

4.5

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