Recensione La Sorgente dell'Amore

Radu Mihăileanu torna, dopo Il Concerto, a parlare ai cuori dei suoi spettatori

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Oramai il nome di Radu Mihăileanu è una vera e propria garanzia di qualità: il regista franco-rumeno, autore di apprezzatissimi lavori quali Train de vie - Un treno per vivere e il meraviglioso Il Concerto, si è da anni affermato grazie alla sua grande abilità di porsi in maniera autoriale ma non per questo astrusa o difficile per il pubblico, una qualità davvero non comune di questi tempi, in cui sempre più l'industria cinematografica sembra divisa con uno spartiacque tra un cinema mainstream a base di effetti speciali e uno autoriale che chiude le porte ai 'non iniziati'.
Mihăileanu, invece, pur presentando storie sempre interessanti, radicate nella realtà, nella storia e nelle varie culture del mondo, riesce sempre ad affrontare con apparente leggerezza i temi più disparati e, spesso, difficili, come visto ad esempio nei titoli su menzionati.
Il suo nuovo lavoro ci porta in Medio Oriente, alla scoperta di una terra ricca di contraddizioni e humus culturale, di tradizioni e, al contempo, voglia di modernità.

Lo sciopero dell'amore

In un remoto paesino di montagna del Medio Oriente la vita procede tranquilla, secondo ritmi scanditi dalla tradizione e dall'interpretazione del corano, con una ripartizione di ruoli e mansioni tra uomini e donne oramai ancestrale, anche se minata dal progresso e dalle sue disparità.
Se da un lato la disoccupazione dilagante ha fatto sì che gli uomini 'pascolino' per gran parte della giornata, inoccupati e sviliti nella loro istituzione di 'procacciatori di sostentamento', le donne rimangono salde nelle loro mansioni, tra cui quella di andare, spesso in carovana, a prendere l'acqua per le necessità quotidiane presso la fonte più vicina. Un piccolo, periglioso viaggio che nasconde delle insidie, tra cui un tasso di incidenti non da poco, ma passivamente accettato in nome della tradizione. L'usanza, tuttavia, corre il rischio di venire abbandonata: un vento nuovo soffia infatti sul villaggio, le cui donne, sotto la spinta della liberale Leila (Leila Bekhti) e della carismatica 'Vecchia Lupa' (Biyouna) indicono un particolare sciopero, detto 'sciopero dell'amore' per il quale non si concederanno più ai loro uomini finché non questi non troveranno una soluzione più funzionale al problema dell'approvvigionamento idrico.
Ma, naturalmente, tra il dire e il fare...

Le mille e una notte

Momentaneamente accantonate le tematiche relative alla diaspora, Radu Mihăileanu torna in Africa per un film che, nonostante l'ambientazione musulmana, ritrova molti dei motivi e dei temi cari all'autore, seppure in altri toni. Ritroviamo accenni al totalitarismo nell'intransigenza della visione fondamentalista del Corano, ad esempio, così come ritroviamo l'importanza, rituale ma anche pratica, della musica, nella sua forma più genuina, autentica, di mezzo di comunicazione e celebrazione. E, soprattutto, ritroviamo il grande equilibrio tra dramma e commedia che è un tratto distintivo del suo cinema, così calato nel quotidiano, dal quale sa trarre gli spunti più interessanti e autentici. Il regista esplora questa piccola comunità arabo-musulmana senza prendere posizioni e senza essere manicheo, mostrando le numerose zone grigie che caratterizzano i suoi protagonisti e dando, in finale, un quadro estremamente ricco e interessante del mondo che ha deciso di inquadrare. Nello specifico, partendo da un fatto di cronaca davvero accaduto, Mihăileanu indaga nel pensiero di uomini e donne di un paese a volte ritenuto arretrato (culturalmente e tecnologicamente) dalla gente di città ma in realtà eccezionalmente dotato. Una metafora, forse, di come l'occidente vede certi paesi islamici, che pure sono alla base del sapere e della cultura millenaria del mondo (ed un piccolo esempio è la ricorrente citazione, nel corso del film, de Le Mille e una Notte).
La 'battaglia' al centro del film, dopotutto, non è tra uomini e donne, ma fra tradizione e buon senso, alla ricerca di una mediazione non ipocrita che, a volte, sembra avere difficoltà ad affermarsi ma che, invece, potrebbe avere un grande seguito, come la stessa storia insegna.
La narrazione prosegue spedita e mai noiosa, grazie ad una regia attenta ma mai dispersiva, e a degli interpreti per la maggior parte sconosciuti al pubblico nostrano ma di indubbio valore, oltre ad una fotografia adeguata a luoghi e ritmi e ad una colonna sonora che, immancabilmente nei lavori del regista franco-rumeno, sottolinea i momenti importanti diventando spesso protagonista, ma senza invadenza.

La Sorgente dell'Amore Radu Mihăileanu torna nei cinema con un'opera interessante e molto ben girata, densa di spunti di riflessione e magistralmente equilibrata nei toni. Davvero ammirabile, difatti, la cura con cui il regista tratta le tematiche musulmane, pur da 'straniero' ma ben calato nel contesto, senza forzature morali 'occidentali'. Ma da uno come Mihăileanu ce lo aspettavamo. La vicenda è meno ricca di momenti ilari e/o intensi del precedente Il Concerto, ma questo non sminuisce certo la qualità di questa nuova produzione, capace di emozionare, divertire e far riflettere al contempo come solo il Cinema di qualità sa fare.

7

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