La Società Segreta dei Principi Minori, recensione del film Disney+

Arriva sul servizio di streaming on demand un nuovo film originale, questa volta ispirato alla mitologia dei supereroi: ma parecchio è andato storto.

recensione La Società Segreta dei Principi Minori, recensione del film Disney+
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La Società Segreta dei Principi Minori si salva dall'essere il peggior cinecomic di sempre semplicemente perché non ascrivibile al genere, ma essendo una storia originale creata da Austin Winsberg, Alex Litvak e Andrew Green che include superpoteri può legittimamente aspirare alla palma per il peggior film di supereroi.
Diretto da Anna Mastro, regista di videoclip e televisione con un solo credito nel campo cinematografico riconducibile al 2015 per il già pessimo Walter con Milo Ventimiglia, è su tutta la linea un prodotto fuori tempo massimo anche per il pubblico di giovanissimi (e/o infanti) cui si rivolge.
Realizzato in collaborazione con Disney Channel, il film appartiene esclusivamente a quella precisa categoria, e griffato del logo fiammante della piattaforma di streaming on demand di The Mandalorian e Togo con Willem Dafoe non può che sfigurare, dato che è uno dei prodotti di punta dell'offerta autunnale del servizio Disney+.
L'idea generale restituita dalla visione è quella di un lungo pilota per una serie televisiva cancellata e originariamente proposta per il canale Disney riservato ai più piccoli, perché non c'è proprio nulla in questo progetto che faccia pensare al Cinema: il problema è che per la maggior parte del tempo il film crede tremendamente in se stesso, come se avesse chissà quali obiettivi o manie di grandezza.

Una Marvel pre-adolescenziale?

C'è da chiedersi innanzitutto a chi dovrebbe essere indirizzato esattamente un prodotto come La Società Segreta dei Principi Minori, quando nel suo essere "dichiaratamente" un film Marvel per come racconta la formazione di un supergruppo segreto e la lotta dei suoi membri contro il malvagio di turno, sembra non rendersi conto di dover necessariamente entrare nel campo da gioco dei film Marvel Studios.
Ma dato che il franchise di Kevin Feige ha già conquistato in giro per il mondo il pubblico di ogni età, partendo fin dai più piccoli come ci hanno tristemente ricordato le foto-tributo di Chadwick Boseman, quale sia esattamente lo scopo del film Disney+ rimane un mistero.
In compenso, la trama è limpidissima: Sam, una ribelle teenager seconda nella linea di successione della discendenza reale del regno di Illyria, nella sua tenera età non riesce a comprendere cosa significhi davvero essere una principessa e vorrebbe prendere in mano il proprio destino.
A differenza di sua sorella maggiore Eleanor, perfetta per il ruolo di regina che dovrà ricoprire, lei preferirebbe fare rock (davvero) con il suo migliore amico Mike ma sua madre, la Regina Catherine (interpretata da Elodie Young), la spedisce in un collegio estivo riservato a tutti i principi minori.

Qui, insieme a quattro altri secondogeniti - Tuma, Roxana, January e Matteo - scopre di avere abilità superumane uniche riservate geneticamente solo ai secondi in linea di successione e i cinque "principi minori" vengono invitati a entrare a far parte di una società segreta impegnata nella missione di mantenere la pace.
Con l'aiuto di James, il loro istruttore nella Società Segreta, Sam e le altre reclute reali dovranno imparare a usare i nuovi poteri e a lavorare come una squadra per poter salvare il mondo.

Se lo vedesse Martin Scorsese...

Se Martin Scorsese vedesse La Società Segreta dei Principi Minori probabilmente si convincerebbe ancora di più delle sue a dir poco controverse opinioni sulla natura dei film di supereroi.
Essenzialmente una versione super-teen degli X-Men, con i protagonisti che raggiungono la pubertà tutti contemporaneamente o nel giro di pochi minuti l'uno dall'altro, per far capire bene al pubblico quale sarà il superpotere con cui bisognerà identificarli per il resto della narrazione.

Il film di Anna Mastro non riesce a nascondere i notevoli problemi, soprattutto il ritmo: al termine del primo atto tutto sembra cristallizzarsi in una sequenza di allenamento a dir poco infinita, come se ci si dovesse avvicinare il più possibile ai titoli di coda prima di iniziare a tirare le somme.
Un po' come se X-Men di Bryan Singer fosse stato paralizzato per oltre un'ora all'interno della Stanza del Pericolo, niente sembra voler decollare mai ne La Società Segreta dei Principi Minori e quando, esausto, ci si prepara a iniziare per davvero, tutto risulta goffo e mal gestito.
A quel punto infatti deve necessariamente subentrare l'azione, ma per girarla bisognerebbe prima conoscerne il metodo.
Volendo salvare qualcosa si potrebbe spezzare una lancia in favore del cast di giovanissimi, soprattutto la protagonista Payton Elizabeth Lee.
Ma anche in questo caso il paragone più immediato sarebbe quello con la saga di High School Musical ed è improbabile che dal film della Mastro spuntino fuori i nuovi Zac Efron e Vanessa Hudgens.

Secret Society of Second Born Royals La Società Segreta dei Principi Minori è il più "piccolo" film di supereroi che ci sia, che atteggiandosi a coming-of-age con grandi ambizioni dimostra lacune incolmabili sotto tutti i punti di vista. Gravi problemi di ritmo che lo mettono in stasi per un'ora intera, come a voler temporeggiare in attesa dei titoli di coda non sapendo bene da che parte andare a parare. Ciò che viene fuori da questo originale Disney+ è l'equivalente di un episodio pilota per una ipotetica serie televisiva ispirata agli X-Men mai realizzata, perché bocciata da tutti in partenza. Come sia sopravvissuta per diventare un film esclusivo della piattaforma di streaming on demand è forse un mistero ben più curioso e interessante del film stesso.

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