La signora dello zoo di Varsavia: la recensione del film con Jessica Chastain

La vera storia di come due gestori di uno zoo riuscirono a salvare oltre trecento ebrei dal più grande ghetto d'Europa.

recensione La signora dello zoo di Varsavia: la recensione del film con Jessica Chastain
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Varsavia, 1939. Ogni mattina Antonina attraversa il suo zoo in bicicletta, salutando affettuosamente gli animali presenti, alcuni dei quali scorrazzano liberamente per il parco, fuori dalle gabbie. Antonina si prende cura di loro con cure e attenzioni materne, parlandoci assieme come se fossero esseri umani. Appena un anno dopo, nella stessa città migliaia di persone innocenti verranno rinchiuse in un ghetto, intrappolate come animali in uno zoo ma in condizioni di vita pietose, con poche speranze di sopravvivenza. È sull'orrore disumano del nazismo, della Seconda guerra mondiale e delle persecuzioni contro gli ebrei che si fonda La signora dello zoo di Varsavia, film di Niki Caro in uscita nelle sale italiane giovedì 16 novembre. Il film è tratto dal libro "Gli ebrei dello zoo di Varsavia" di Diane Ackerman (edito in Italia da Sperling & Kupfer), e racconta la vera storia di Antonina e Jan Zabinski, che durante la guerra trasformarono il loro zoo ormai quasi del tutto in disuso in un rifugio per ebrei, salvandone circa trecento dal ghetto di Varsavia.


La trama: quando restare a guardare è impossibile

Jessica Chastain è Antonina Zabinski, che insieme al marito Jan (Johan Heldenbergh) gestisce lo zoo di Varsavia. Una vita tranquilla che cambia improvvisamente quando i primi bombardamenti nazisti colpiscono il parco, segnando così l'inizio della guerra e, al tempo stesso, la fine del periodo di pace in cui i cittadini potevano godersi una visita allo zoo. Gli Zabinski decidono di restare a Varsavia per occuparsi dei pochissimi animali rimasti, sottostando alle regole di Lutz Heck (Daniel Brühl), nuovo capo zoologo nominato dal Reich. Ma quando la persecuzione degli ebrei ha inizio, la coppia decide di non restare a guardare: dopo aver salvato un'amica, Antonina e Jan decidono di portar fuori dal ghetto altri innocenti, ospitandoli segretamente in casa loro.

Immagini più potenti dei dialoghi

Il film procede per contrasti netti: da un lato abbiamo una Antonina che si muove nel suo zoo quasi come una vera principessa Disney, parlando con gli animali e accudendo cuccioli; dall'altra troviamo una Antonina terrorizzata dagli orrori della guerra, impotente ma decisa a fare qualcosa, nel suo piccolo, per aiutare gli ebrei rinchiusi nel ghetto così come un tempo aiutava le creature del suo zoo. Come avviene spesso in biopic ad alto contenuto drammatico, le immagini comunicano più dei dialoghi stessi: la visione di una ragazzina con gli abiti stracciati e le cosce insanguinate perché è appena stata stuprata da alcuni soldati nazisti è più potente e diretta di un dialogo sugli orrori della guerra. E infatti la sceneggiatura zoppica un po' proprio sui dialoghi: quello in cui Antonina dichiara di voler più bene agli animali che alle persone perché i primi non agiscono per cattiveria non solo sa di già visto e sentito, ma risulta anche un po' forzato e banalizza ciò che già appare perfettamente chiaro agli occhi dello spettatore.

Un film da apprezzare nonostante i difetti

A fine visione, quindi, a restare davvero impresse sono soprattutto le scene prive di dialoghi, dai rituali serali della sempre più affolata casa Zabinski agli attimi di tensione in cui la carica drammatica viene rafforzata dalla solida interpretazione della Chastain, che in questo film rivela tutta la sua abilità espressiva. Un po' sottotono invece Daniel Brühl, la cui bravura viene forse smorzata da un personaggio poco approfondito e decisamente bidimensionale. Al di là dei difetti di regia e di sceneggiatura, però, La signora dello zoo di Varsavia è un film che si fa fatica a non apprezzare, perché è la storia di chi non ha voluto e non ha potuto chiudere gli occhi di fronte all'orrore.

The Zookeeper's Wife Tratto dal libro "Gli ebrei dello zoo di Varsavia" di Diane Ackerman, il film racconta la vera storia di Antonina e Jan Zabinski, che durante la guerra trasformarono il loro zoo ormai quasi del tutto in disuso in un rifugio per ebrei, salvandone circa trecento dal ghetto di Varsavia. I dialoghi a volte sono zoppicanti, ma le scene meno dialogate riescono a essere potenti e a restare impresse nella mente dello spettatore anche dopo la visione. Un film che non si può non apprezzare, perché è la storia di chi non ha voluto e non ha potuto chiudere gli occhi di fronte all'orrore.

7

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