Recensione La Ricostruzione

Juan Taratuto presenta un racconto intimista basato sull'elaborazione del lutto impreziosito dalle ottime prove dei suoi interpr

Recensione La Ricostruzione
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Eduardo (Diego Peretti) vive in solitudine nella sua casa in Patagonia, trascorrendo le proprie giornate fra il lavoro su una piattaforma petrolifera e l’immoto silenzio della sua abitazione. Completamente distaccato dal resto del mondo, Eduardo sembra aver deciso di congelare ogni rapporto umano, a partire dai più banali contatti con i suoi colleghi. L’atteggiamento dell’uomo, che a un occhio esterno potrebbe apparire burbero e freddo, non è dettato tuttavia da una banale forma di misantropia, ma è invece il frutto di un trauma profondissimo, talmente doloroso da risultare inesprimibile. A scuotere Eduardo dal proprio torpore, sottraendolo all’isolamento che si è autoinflitto, è l’improvvisa telefonata del suo migliore amico, Mario (Alfredo Casero), che ora vive a Ushuaia, la città più a Sud del pianeta, ed ha aperto un negozietto di souvenir. Mario lo informa che è in procinto di sottoporsi ad un’impegnativa operazione di cardiochirurgia, e ha bisogno di qualcuno che mandi avanti la sua attività mentre lui è in ospedale. Eduardo acconsente alla richiesta dell’amico e si trasferisce a Ushuaia, dove suo malgrado si ritroverà a stretto contatto con la famiglia dell’uomo...

Un cuore in inverno

Quarto lungometraggio per il cinema del regista e sceneggiatore argentino Juan Taratuto (che ha scritto il copione insieme all’attore Peretti) e presentato nella sezione “Giornate degli Autori” alla 70° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, La ricostruzione si muove lungo i percorsi ovattati e talvolta labirintici di un intimismo che è innanzitutto confronto con se stessi e con il proprio carico di paure, di insicurezze e di sofferenze. In tale ottica, la “ricostruzione” del titolo è quella compiuta, giorno dopo giorno, dal protagonista Eduardo, impegnato in un progressivo “ritorno alla vita”: quella stessa vita dalla quale aveva scelto, più o meno consapevolmente, di escludersi, quasi seguendo un misterioso istinto di autoconservazione. Ma a poco a poco, nel corso dell’inverno a Ushuaia, Eduardo deciderà di abbandonare le proprie “difese”, avvicinandosi ad Andrea (Claudia Fontán), la moglie di Mario, e alle due figlie adolescenti della coppia, Ana (María Casali) e Cata (Eugenia Aguilar). Due dolori differenti, quello di Eduardo e quello della famiglia di Mario, che confluiranno però in un legame tanto inatteso quanto necessario.

Un dramma per sottrazione

Alle prese con temi tanto complessi e delicati, Juan Taratuto opta per un approccio minimalista e di rigoroso realismo, firmando un’opera apprezzabile per la sobrietà e l’asciuttezza con le quali affronta argomenti quali l’elaborazione del lutto e la reazione al trauma di una perdita, rifuggendo ogni tentazione melodrammatica. Se da un determinato punto di vista tale registro si rivela funzionale allo sviluppo del racconto, è pur vero che l’eccessivo lavoro di “sottrazione” compiuto dal regista argentino finisce per incappare in un limite non trascurabile: la difficoltà, soprattutto nella prima parte della pellicola, nell’instaurare una reale empatia verso il personaggio principale. Taratuto si affida fin troppo spesso alle pause, ai silenzi, ai piccoli gesti quotidiani, che colpiscono davvero solo quando sono caricati di un valore ulteriore. Mentre il film riesce a spiccare il volo laddove mette in scena con maggior forza le emozioni trattenute di Eduardo e di Andrea (e la Fontán è bravissima nel sottolineare le sfumature del suo personaggio): come nel loro dialogo notturno, che ha il sapore di uno sfogo liberatorio, o nella scena della doccia, rituale emblematico di un’auspicata catarsi.

La Ricostruzione Presentato alle “Giornate degli Autori” in occasione del Festival di Venezia 2013, La ricostruzione, scritto e diretto dal regista argentino Juan Taratuto, è un racconto che affronta il tema dell’elaborazione del lutto attraverso un approccio di delicato intimismo, lavorando per sottrazione e affidandosi soprattutto al contributo dei due interpreti principali, i bravissimi Diego Peretti e Claudia Fontán.

6.5

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