La Ragazza dei Tulipani, recensione del film con Alicia Vikander

Si torna nella Amsterdam del 1600 fra tulipani, dipinti, inganni, matrimoni combinati, passioni proibite e un cast d'eccezione.

recensione La Ragazza dei Tulipani, recensione del film con Alicia Vikander
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Siamo nel 1636, in una Amsterdam ruvida, brutale, brulicante di pescatori e commercianti provenienti - via nave - da tutto il mondo. La società dell'epoca ha poco da spartire con quella attuale, la divisione per classi sociali è netta, lampante e pressoché definitiva. È molto difficile nascere poveri e ritrovarsi, un giorno, ricchi e benestanti, a meno di un gran colpo di fortuna negli affari o di un ottimo matrimonio combinato a dovere.
Vittima innocente di questo secondo meccanismo è Sophia, una ragazzina di pochi anni affidata dalla famiglia al ricco Cornelis Sandvoort, che può vantare una casa enorme e una governante quasi a tempo pieno. L'uomo appare sfiorito da tempo, come se avesse lasciato i suoi anni migliori al cappello dei ricordi, eppure ha ancora un obbiettivo da perseguire, importante, quasi fondamentale: mettere al mondo un erede, un infante maschio.
Una meta da rincorrere subito, sin dalla prima notte di nozze, e poi in ogni giorno di ogni settimana. Tanto impegno per nulla, però, visto il fato avverso.

In balia delle onde emotive

Fra un tentativo di concepimento e un altro, la coppia posa per uno degli artisti più promettenti del momento, Jan van Loos, aitante e capace pittore chiamato a dipingere un ritratto degli sposi accanto ai migliori tulipani che il mercato possa offrire - meravigliosi fiori che generano un traffico commerciale di prim'ordine, vista la rarità di alcune varianti.
Pennellata dopo pennellata, la giovane Sophia, che del mondo conosce ben poco, trova nei lineamenti e nell'esperienza del giovane Jan una sorta di via di fuga mentale, la chiave per uscire da una prigione che in realtà non aveva mai chiesto, mai cercato. Ispirato al romanzo Tulip Fever di Deborah Moggach, La Ragazza dei Tulipani non è altro se non uno sceneggiato in costume vecchio stampo, lineare nella sua costruzione e diretto quando si tratta di colpire superficialmente le emozioni.
Emozioni dirette soprattutto agli appassionati delle opere sentimentali, che fanno dell'amore sognante, della fuga, del tradimento passionale la loro dimora prediletta. Il punto di vista non si allontana mai troppo dallo sguardo di Sophia, vera protagonista del racconto e fulcro di ogni evento.

Con lei, da spettatori, proviamo paura, angoscia e sorpresa nel momento in cui è costretta a diventare sposa di un uomo molto più anziano di lei, sentiamo profondo ardore e farfalle nello stomaco quando ogni suo sguardo con l'accattivante pittore viene fulgidamente ricambiato, segno di come qualcosa oltre la corteccia stia accadendo.
Il tutto a patto di essere cultori del genere, come abbiamo detto, altrimenti si rischia di sprofondare in una insopportabile noia.

Un cast d'eccezione

Il linguaggio non è prettamente da Harmony ma ci avviciniamo molto: assistiamo così a brucianti menzogne, sotterfugi e inganni, pericolose fughe d'amore e disperate manovre finanziarie - utili a fuggire dalla precarietà e assicurarsi anni di rendita e vita agiata.
Al centro di tutto ci sono ovviamente i tre protagonisti nominati sopra, i due strambi sposi e il giovane pittore, il racconto però viene colorato anche da una sidestory importante, che riguarda la governante del signor Sandvoort e il suo amante, un pescivendolo protagonista di una vicenda a tinte fosche che condiziona anche le vite altrui.
Notevole, per una produzione travagliata come quella che ha investito La Ragazza dei Tulipani, l'impegno riposto nella costruzione dei set d'epoca e il taglio dei costumi, finemente curati, in generale però l'adattamento aggiunge poche novità al filone romantico, serve giusto a impiegare 107 minuti a spasso nel tempo, in un'epoca in cui era facile imbrogliare e tramare alle spalle di chicchessia, oppure perdere le tracce di qualcuno - cosa che oggi, con internet, i social network, un livello d'istruzione base comune all'intera società, non sarebbe assolutamente possibile.
Se il racconto non brilla particolarmente, a tenere a galla l'intero progetto è un cast d'eccezione, parliamo infatti di tre interpreti premi Oscar quali Alicia Vikander, Christoph Waltz e Judi Dench, con l'ottima aggiunta di Dane DeHaan nei panni del pittore Jan van Loos. La recente Lara Croft ce la mette davvero tutta per immaginarsi una ragazza alla buona del 17esimo secolo, mettendosi inoltre a nudo di fronte alla macchina da presa senza alcun imbarazzo - certo non integralmente, ma comunque mostrando un seno aggraziato.
Chi altri mostra il petto al vento è DeHaan, poiché il suo personaggio viene travolto da un'insana e improvvisa passione - un desiderio che presto diventa pena e tormento. Christoph Waltz se ne sta nel mezzo a giocare la parte del tonto, dell'uomo facoltoso ma totalmente inadatto ad affrontare le grandi sfide quotidiane della vita coniugale, motivo per cui è semplice metterlo nel sacco.
Nonostante non si parli di interpretazioni da statuetta, i suddetti attori riescono nell'impossibile: donare qualche sparuto colore a una narrazione senza guizzi di sorta, altrimenti calibrata su toni di grigio e marrone scuro.

La Ragazza dei Tulipani La produzione de La Ragazza dei Tulipani è stata segnata da diversi problemi e il risultato finale ne mostra più di uno: salvo un cast delle grandi occasioni, quel che resta è il racconto di una passione proibita come se ne incontrano diversi in giro. Tradimenti, inganni, qualche mistero e svariati tulipani a fare da fil rouge alla narrazione, e non sempre in modo ornamentale. Consigliato a chi ama i drammi sentimentali in costume e i finali agrodolci.

5.5

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