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La ragazza che sapeva troppo, la recensione dello zombie-movie originale Netflix

In La ragazza che sapeva troppo in un mondo colpito da un contagio una ragazzina metà umana e metà zombie si rivela l'ultima speranza per l'umanità.

recensione La ragazza che sapeva troppo, la recensione dello zombie-movie originale Netflix
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Se c'è un genere che non ha mai risentito di una vera e propria crisi, almeno a livello quantitativo, è quello degli zombie-movie: ogni anno infatti continuano ad uscire decine di produzioni a tema, più o meno meritevoli. Anche Netflix si inserisce nel filone con il suo primo titolo originale inerente, frutto di una coproduzione tra Regno Unito e USA e tratto dall'omonimo romanzo di Mike Carey, che ha scritto il libro in contemporanea con la sceneggiatura del già pensato adattamento filmico. La ragazza che sapeva troppo (opinabile adattamento italiano, già in versione cartacea, del più suggestivo The girl with all the gifts) è ambientato in un prossimo futuro in cui la maggior parte dell'umanità è stata infettata da un fungo, capace di trasformare chi contagiato in una sorta di morto vivente. I pochi sopravvissuti, stanziati in basi sotterranee e protetti da ingenti forze militari, stanno cercando di trovare una cura. In una di queste strutture situata a Birminghan dei bambini, ibridi di seconda generazione tra umani e zombie, vengono studiati appositamente per trovare un possibile antidoto alla piaga; in particolare la giovane Melanie sembra possedere delle doti intellettive sopra la media. Ma un giorno la base cade sotto l'assalto degli infetti, costringendo la ragazzina alla fuga insiema a una scienziata, una sua amata professoressa e un manipolo di soldati...

Questione di natura

Si respira aria fresca in questa convincente seconda produzione per il grande schermo del regista televisivo Colm McCarthy, abile (complice la fonte narrativa di partenza) nello svecchiare il classico canovaccio del filone realizzando uno zombie-movie intenso e dai profondi connotati etici. Con un inizio che può parzialmente riportare alla memoria l'incipit de Il giorno degli zombi (1985) romeriano, con i Nostri reclusi in una base sotterranea e intenti a studiare i ragazzini, per metà umani e per metà infetti, quando i protagonisti si trovano costretti alla fuga si notano influenze da un classico più recente quale 28 giorni dopo (2002), sia per l'ambientazione cittadina che fa da sfondo alla maggior parte del minutaggio sia per il buon numero di comparse dispiegate, con una manciata di sequenze dal grande impatto visivo. E' una tensione morale e orrorifica che non abbandona mai lo spettatore il maggior punto di forza de La ragazza che sapeva troppo, con il manipolo di sopravvissuti costretti a passare tra orde di zombie dormienti in un crescendo inesorabile di suspense che lascia col fiato sospeso, ma anche la gestione delle dinamiche interpersonali gioca un ruolo fondamentale ai fini del coinvolgimento empatico. In particolare il rapporto tra la figura di Melanie, centro focale del racconto, e le due donne sue compagne di viaggio permea di molte sfumature il procedere degli eventi: amore incondizionato e ricambiato verso la bella insegnante di Gemma Arterton e rispetto/timore nei confronti della scienziata di una straordinaria Glenn Close. La giovane esordiente Sennia Nanua mostra una maturità attoriale notevole per la giovane età, risultando tenera e spaventosa al contempo per via della doppia natura del personaggio, costretta a controllare il proprio istinto famelico per non fare del male alle persone a lei care; l'inaspettato e più amaro che dolce epilogo conclude degnamente una storia che possiede la giusta personalità per risaltare tra i molti titoli coevi.

La ragazza che sapeva troppo E' un'inquietudine costante, spesso accompagnata da una straniante cantilena sonora, a caratterizzare le quasi due ore di visione de La ragazza che sapeva troppo, adattamento dell'omonimo romanzo di Mike Carey. Uno zombie movie che pur citando cult del filone possiede una propria pregnante personalità, con questioni etiche che fanno più volte capolino nella disperata fuga per la salvezza/ricerca di una cura in cui sono invischiati un piccolo gruppo di sopravvissuti e una giovane ragazzina ibrido di seconda generazione. Una figura tra i due mondi che permette alla narrazione di risultare sempre tensiva e sorprendente e di speziare moralmente una messa in scena di qualità, con decine di comparse e ottimi effetti speciali e make-up che rendono quest'Apocalisse zombie un amaro viaggio alla scoperta della vita.

7.5

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