Recensione La Polinesia è sotto casa

Un esordio low budget dall'esito disastroso.

recensione La Polinesia è sotto casa
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Girato quasi per intero nelle Marche, lungo l'affascinante riviera del Conero, ad eccezione di alcune scene in mare per le quali si è preferita la costa americana di San Diego, La Polinesia è sotto casa - che ha ottenuto il riconoscimento da parte del Ministero dei Beni Culturali, di Interesse Culturale Nazionale - è il primo film italiano legato al mondo del surf da onda.
Tratto dall'omonimo romanzo di Saverio Smeriglio, che ne firma anche la regia insieme all'illustratore Andrea Goroni, è il primo lungometraggio prodotto dall'Aloha Entertainment, incentrato sulla figura di Stefano alias Gianluca D'Ercole, classico ragazzo che ha avuto praticamente tutto dalla vita.
Spesso all'estero per affari, Stefano ha infatti un buon lavoro, in quanto cura gli investimenti di una grande multinazionale tedesca interessata a speculazioni edilizie in Italia, mentre è affiancato dalla splendida fidanzata Nadine, interpretata da Giulia Bellucci, figlia di un console francese nello stivale tricolore. Ma è in seguito all'incontro con due insoliti clienti nel suo ufficio che riscopre la sua vecchia, dimenticata passione per la tavola utile a cavalcare le onde, la quale, in mezzo a ricordi che riaffiorano, lo porta a rivoluzionare totalmente la sua vita alla ricerca di sogni passati, rendendolo consapevole del fatto che la realtà di tutti i giorni costituita da lavoro, impegni e cose meno piacevoli, pur non potendo essere evitata del tutto si può controllare, con impegno e fatica.

Onde evitare...

Quindi, mentre il protagonista, ritrovato il vecchio amico Miguel, con le fattezze di Alessandro Gimelli, si butta a capofitto in una nuova avventura lavorativa che sente più vicina alla propria indole e tronca l'ormai deteriorato rapporto con Nadine, prende il via un viaggio introspettivo nello scenario di una realtà di provincia fatta di situazioni e persone normali il cui unico intento è concretizzare la propria felicità e i propri sogni, laddove la maggior parte della gente si arrende e lo ritiene impossibile.
Un viaggio comprendente anche la ricerca di una ex del liceo che Stefano - il quale sfoggia curiosamente sia un volume a fumetti che una maglietta del marveliano The punisher - ricorda come la sua "anima gemella", tra ragazzi di diversa estrazione sociale e giornate in acqua completamente immerso nella natura, a soli cinque minuti da casa.
Ed è questa l'allegorica Polinesia cui fa riferimento il titolo dell'operazione, la quale, però, con l'amore posto al proprio centro, non sembra affatto rendere giustizia - al di là delle belle riprese in acqua realizzate da una troupe specializzata statunitense - all'elemento principale della vicenda, ovvero il surf.
Infatti, tra attori non sempre convincenti e senza rinunciare ad una piuttosto inutile sequenza onirica in salsa horror, è un prodotto dal sapore fortemente amatoriale quello che scorre davanti ai nostri occhi. E va bene che dinanzi a volenterosi low budget come questo bisogna sempre cercare di chiudere un occhio ed apprezzare lo sforzo realizzativo degli autori, ma non possiamo fare a meno di avvertire le ancora inesperte mani dei due neo-registi, del tutto incapaci di trasmettere allo spettatore le sensazioni che, con ogni probabilità, la filosofia dello sport più famoso della California riusciva a conferire sulla carta.

La Polinesia è sotto casa Prendendo ispirazione dal suo omonimo romanzo, l’esordiente dietro la macchina da presa Saverio Smeriglio, affiancato dall’illustratore Andrea Goroni, dirige il primo film italiano legato al mondo del surf da onda. Penalizzati da un sapore decisamente amatoriale, però, i poco incalzanti 105 minuti di visione, giostrati tra viaggio introspettivo nello scenario di una realtà di provincia, universo lavorativo e travagliate situazioni sentimentali, non sembrano rendere affatto giustizia alla filosofia dello sport più gettonato dalle prime canzoni dei Beach boys. Filosofia che, con ogni probabilità, Smeriglio ha saputo descrivere meglio sulla carta che sullo schermo, la cui penna-camera per scrivere necessita di sicuro di diversi ed accurati accorgimenti.

3

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