Recensione La Pantera Rosa 2

Una nuova avventura per Clouseau ed il diamante Pantera Rosa.

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L'inizio di una barzelletta

Ci sono un italiano, un inglese, un giapponese ed un francese...
Non si tratta dell’inizio di una facile barzelletta dal dubbio gusto sugli stereotipi geografici, ma di uno scheletro con le stesse radici sulle cui fondamenta si basa l’intera struttura comica de La Pantera Rosa 2.
Dopo il brillante successo commerciale della versione hollywoodiana del 2006, diretta da Shawn Levy, Steve Martin torna ad interpretare il goffo ispettore francese Clouseau, impegnato nell’eterna difesa del diamante “pantera rosa”. Vecchi amici e nuovi personaggi si incontrano a due anni di distanza dal precedente ciak per raccontare nuovamente una storia fatta di siparietti comici al limite del surreale.

Un dream team di interpreti

Magna Charta, Sacra Sindone, Spada Imperiale giapponese, diamante Pantera Rosa: tesori d'inestimabile valore conservati nei più grandi musei del mondo, ammirati e protetti dai più sofisticati sistemi di allarme. Tutti scomparsi. Al loro posto solo un biglietto da visita con su scritto “Tornado”. Dopo dieci anni di inattività uno dei più grandi ladri di opere d’arte è tornato ad agire ed i governi mondiali reagiscono con la formazione di un dream team poliziesco formato dai proprio agenti migliori. Dall’ Inghilterra arriva Mr. Pepperidge (Alfred Molina), degno erede delle capacità intuitive di Sherlock Holmes; il Giappone mette a disposizione Kenji (Yuki Matsuzaki), esperto di tecnologie informatiche; l’ Italia invia Vincenzo (Andy Garcia), osservatore attento dai modi galanti. Alla Francia è chiesto di apportare il proprio sostegno al dream team con il suo migliore ispettore, famoso per le sue coraggiose imprese e per aver ritrovato la pantera rosa, inestimabile diamante dal colore tenue, simbolo dei tesori del paese. Come sempre l’arrivo di Jacques Clouseau (Steve Martin) all’interno dell’assetto investigativo comporterà l’inevitabile susseguirsi di eventi comici, quasi catastrofici che, rendendo impossibile ogni forma corretta di investigazione, porteranno alla conclusione del caso attraverso l'illuminazione improvvisa del colpo di genio.

Tra slapstick e banalità

La Pantera Rosa 2 è un film debole che affida la sua riuscita alle capacità interpretative dei propri attori. Fulcro dell’intera pellicola è il carismatico Steve Martin che con la sua comicità fisica, fondamentalmente slapstick, dona carattere al personaggio dell’ispettore Clouseau. Modi di camminare strampalati, atteggiamenti goffi, metodo investigativo empatico ed un delicato modo di affrontare i sentimenti, rendono il piccolo ispettore un personaggio a cui è facile affezionarsi pur ridendo alle sue spalle. I suoi siparietti comici sono resi possibili grazie alle sempre presenti spalle: dall’autista e amico Ponton (Jean Reno), sempre in bilico tra dedizione al proprio lavoro e presenza per la propria famiglia, al capo della polizia francese Dreyfus (John Cleese), desideroso di distruggere l’immagine patriottica di Clouseau per innalzare la propria posizione di salvatore della patria, passando per la dolce Nicole (Emily Mortimer), di cui il protagonista è innamorato ed attorno alla quale si costruiscono i suoi atteggiamenti più teneri ed umani, che intervallano la lunga sequenza di gag di cui si compone l’intero film.
La sceneggiatura della pellicola è piuttosto debole, ripetitiva e soprattutto altamente prevedibile. Sotto molti aspetti segue quelle che sono state le linee guida del precedente capitolo uscito nelle sale nel 2006, affidando gli stessi compiti agli stessi personaggi. Perfino la bellissima Aishwarya Rai Bachchan, nei panni dell’esperta per quanto concerne il criminale Tornado, non fa altro che vestire i panni smessi da Beyoncè Knowles: bella, irraggiungibile, attratta da Clouseau ed altamente interessata all’enorme diamante rosa.
Il cambiamento di regia, questa volta affidata a Harald Zwart, non sembra aver giovato particolarmente al film. La costruzione della sintassi è prevedibile e non mostra nessuna arguzia stilistica. Inquadrature e movimenti di macchina seguono gli stilemi classici della commedia quasi demenziale, forzando le situazioni imbarazzanti e favorendo l’attaccamento emotivo ai personaggi. Nessuna idea originale quindi che possa far la differenza tra questo modo di vedere le avventure dell’ispettore francese e tutte le precedenti: non si è ancora arrivati alla costituzione del degno erede cinematografico del lavoro di Blake Edwards e Peter Sellers.

La Pantera Rosa 2 Finiti i titoli di testa, magistralmente costruiti sulla base del famoso tema jazz di Henry Mancini, lo spettatore si ritrova a godere di uno spettacolo non eccezionale, ma al di sopra della mediocrità a cui è affidata la comicità nel cinema hollywoodiano odierno. Una storia scialba e facile da seguire, ed una carismatica e affascinante verve recitativa (quella di Martin) costruiscono un intrattenimento leggero e piacevole a cui ci si può anche lasciar andare.

5.5

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