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La notte su di noi, la recensione del film originale Netflix

Un infallibile killer al servizio della Triade si ribella all'organizzazione per salvare una bambina, unica superstite di un orribile massacro.

recensione La notte su di noi, la recensione del film originale Netflix
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All'apice del potere, la Triade del sud est asiatico controlla l'80% delle attività di contrabbando indigene. Per tenere a bada possibili rivali, l'organizzazione ha formato un gruppo scelto di uomini, conosciuti come i Sei Mari, che, grazie alla loro abilità nelle arti marziali e nella cieca obbedienza agli ordini nel compiere ogni tipo di azione, hanno ottenuto fama e rispetto nell'ambiente criminale.
Tra di loro, rigorosamente anonimi anche l'uno nei confronti dell'altro, vi è l'indonesiano Ito il quale, dopo un massacro compiuto in un villaggio di pescatori, si rifiuta di uccidere l'unica bambina superstite della strage, eliminando di fatto i suoi stessi uomini e ribellandosi così alla Triade che, da quel momento, inizia una caccia all'uomo senza esclusione di colpi.
Ito, per proteggere la piccola, chiede aiuto alla gang di amici con la quale era cresciuto e alla quale apparteneva anche Arian, ora alle dipendenze dell'organizzazione in quel di Macao. In La notte su di noi, un gruppo sempre maggiore di assassini si mette sulle tracce del rinnegato e della giovanissima sopravvissuta, e Ito deve utilizzare tutte le proprie abilità pur di proteggerla a ogni costo.

Dall'Indonesia con furore

L'importanza del dittico di The Raid ha segnato una vera e propria svolta per il cinema indonesiano di genere: se col primo capitolo abbiamo scoperto un nuovo stile di combattimento come il silat, con il secondo si è assistito alla perfetta sublimazione dell'action-movie moderno in una delle opere più memorabili dell'intero filone. I film diretti da Gareth Evans hanno messo così in luce un sottobosco fino ad allora sconosciuto e lanciato una nuova star marziale quale Iko Uwais, presente negli insoliti panni di villain in questo recente lavoro indigeno giunto, almeno per il pubblico occidentale, direttamente su Netflix come produzione originale.
Concepito inizialmente in forma di graphic novel, le pagine disegnate sono state trasposte su grande schermo dallo stesso ideatore Timo Tjahjanto, già apprezzato dal pubblico appassionato per aver diretto Killers (2014) e Headshot (2016), che non si è fatto scrupoli nel mettere in scena un'idea di violenza senza mezze misure, dando il via a un festival grand-guignol dove il sangue scorre a fiumi nelle esaltanti due ore di visione.

Action horror

Proprio nell'eccedere di quantità emoglobinica si può riscontrare una certa gratuità, con alcune sequenze che sembrano voler impressionare a tutti i costi gli occhi di chi guarda, tra sbudellamenti, membra tagliate di netto e uncini che penetrano nella pelle nella maniera più disturbante possibile. Una visione sconsigliata agli spettatori più sensibili, dunque, capace però di eccellere nella componente d'azione, con più di un chiaro rimando proprio al già citato The Raid 2: Berandal (2014): oltre alle strepitose sequenze marziali, infatti, troviamo rocamboleschi inseguimenti e peripezie su quattro ruote che strizzano l'occhio al sequel cult, offrendo una varietà di situazioni sempre gustosa e avvincente al punto giusto.
La narrazione è elementare ma si rivela ad ogni modo consona alla pirotecnica scorribanda di immagini, costituita per la quasi totalità del minutaggio da un incessante susseguirsi di combattimenti all'ultimo sangue nei quali, oltre al reale protagonista Joe Taslim (sbarcato anche a Hollywood in piccoli ruoli nelle saghe di Fast & Furious e Star Trek) e a Uwais, brillano le componenti femminili, con Julia Estelle, Hannah Al Rashid e Dian Sastrowardoyo a dar vita a uno scontro 2 vs. 1 di assoluta perfezione stilistica.
E tra esplosioni, armi da taglio e violente sparatorie, il regista sfrutta al meglio i diversi contesti ambientali, con una varietà di soluzioni sempre fresca e originale anche nelle numerose "risse di massa" e una velocità coreografica che lascia senza fiato in diverse occasioni, facendo chiudere un occhio e mezzo su una manciata di forzature in fase di sceneggiatura.

La notte su di noi Dopo l'uscita del dittico di The Raid, l'action-movie di matrice indonesiana ha trovato estimatori anche nel resto del mondo, e un film come La notte su di noi non fa che confermare lo stato di salute del cinema di genere autoctono. Oltre alle ispirate coreografie marziali e alle avvincenti sequenze su quattro ruote, che seguono la via ipercinetica percorsa già da Gareth Evans, in quest'occasione troviamo anche una violenza estrema, quasi ai limiti del torture porn, che tra sbudellamenti e amputazioni di sorta insiste sugli eccessi emoglobininici, risultando accattivante e disturbante in egual misura e con l'impressione di una certa gratuità per distinguersi della massa. Un male minore in due ore di visione che, appoggiandosi a una sceneggiatura lineare (già trasposta precedentemente in forma di graphic novel), offrono esaltanti combattimenti all'ultimo sangue con anche una nutrita presenza di figure femminili a darsele di santa ragione, gestendo al meglio le relative ambientazioni e contando su una regia frenetica e veloce che non lascia un attimo di respiro.

7.5

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