Recensione La notte del giudizio - Election Year

James DeMonaco effettua per la terza volta la sua critica sociale, tramite la violenza annuale dello 'Sfogo' ne La notte del giudizio - Election year.

recensione La notte del giudizio - Election Year
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L'inizio di tutto fu nel 2013, quando James DeMonaco - sotto la produzione della Platinum Dunes di Michael Bay - raccontò nel thriller a tinte horror La notte del giudizio di una America devastata dalla crescente criminalità e dal sovraffollamento delle carceri, dove James Sandin alias Ethan Hawke finiva assediato insieme a moglie e figli all'interno del suo comprensorio blindato durante lo Sfogo: periodo annuale di dodici ore sancito dal governo, nello svolgimento del quale diventa legale qualsiasi attività delinquenziale, compreso l'omicidio.
Sfogo che lo stesso DeMonaco ha riportato in scena l'anno successivo - ma facendo a meno della presenza di Hawke - nel sequel Anarchia - La notte del giudizio, che tirò in ballo un ristretto manipolo di nuovi personaggi tutt'altro che dediti alla diffusione della violenza e che, impegnati a lottare per la propria salvezza man mano che le strade si riempivano di pericolosi individui mascherati ed armati propensi a seminare terrore e morte, sembravano trovare supporto nel misterioso Leo, interpretato da Frank"Disconnect"Grillo e interessato a chiudere una faccenda legata al suo oscuro passato.
Il Grillo che il regista rende protagonista anche de La notte del giudizio - Election year, mostrandocelo stavolta posto a capo della sicurezza della senatrice Charlie Roan, la quale, incarnata dalla televisiva Elizabeth Mitchell, è candidata alle elezioni presidenziali e decisa ad abolire la folle tradizione annuale, soprattutto perché diciotto anni prima essa causò il massacro della sua famiglia.

Sfogo cammina con me

È infatti proprio con le sanguinolente immagini della morte dei suoi cari che apre la oltre ora e quaranta di visione, nel corso della quale la donna cerca di diffondere il sospetto relativo al fatto che i Nuovi Padri Fondatori d'America (NFFA) non siano - come ribadiscono spesso - a sostegno della notte di uccisioni per garantire che il tasso di criminalità rimanga sotto l'uno per cento per il resto dell'anno, ma interessati a sfruttarla con il fine di eliminare le classi sociali meno abbienti e consentire alle elite di prosperare.
Quindi, mentre il rapporto tra lei e il già citato Leo rimanda, in un certo senso, a quello che lega l'Aaron Eckhart e il Gerard Butler della saga Attacco al potere, lo scenario d'ambientazione appare ancor più apocalittico di quello che ha caratterizzato l'episodio precedente, ulteriormente complice l'accentuazione dell'incremento di un vero e proprio turismo per lo Sfogo, con gente proveniente da tutto il mondo per divertirsi ad attuare legalmente violenza su suolo americano.
E, se neppure la Chiesa sembra essere risparmiata nell'interessante agglomerato di critica socio-politica da grande schermo, non manca il combattente nero Joe Dixon interpretato da Mykelti Williamson e che richiama in maniera evidente alla memoria il miglior cinema di George A. Romero nel piccolo gruppo di contestatori in lotta per la sopravvivenza.
Autore, quest'ultimo, la cui forte influenza era comunque già avvertibile nei primi due tasselli del franchise, che non manca neanche stavolta di punte di sadismo e che, oltre a porre in scena simboliche (e affascinanti) maschere da zio Sam, sembra ricollegarsi non poco alle attuali immagini della cronaca riguardanti le stragi eseguite dai terroristi islamici quando mostra gli stermini di persone in gruppo.
Al servizio di un movimentato capitolo che risulta probabilmente il migliore della serie in fatto di idee su cui si costruisce il plot, ma che, proprio come l'apprezzabile secondo, non fatica a rivelarsi privo di sequenze realmente memorabili e di un regista che si era dimostrato, a quanto pare, più abile nel gestire la claustrofobia del capostipite che gli spazi aperti dominati dall'azione al sapor di emoglobina sparsa.

La notte del giudizio - Election Year Protagonista di Anarchia - La notte del giudizio, Frank Grillo torna ne La notte del giudizio - Election year, terzo capitolo della futuristica saga horror thriller che il regista James DeMonaco aveva aperto nel 2013 tramite La notte del giudizio. Come già avvenuto nel lungometraggio precedente, il plot si bassa più sull’azione a tinte violente che sul claustrofobico assedio che fu alla base del capostipite; ma, se gli elementi atti a sfoderare una forte critica socio-politica nei confronti dell’ipocrisia tipica delle entità governative statunitensi (e non solo) appaiono decisamente affascinanti e sfruttati a dovere, mancano ancora una volta situazioni realmente streganti e una regia capace di lasciare il segno. Sebbene, forse, stiamo parlando del miglior momento della (per ora) trilogia.

6.5

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