Recensione La notte del giudizio

Violenti orrori dal futuro prossimo!

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La locandina, con tizio dal volto nascosto sotto una inquietante maschera sorridente guardando direttamente verso lo spettatore, potrebbe spingere immediatamente a pensare che rientri nel filone slasher il secondo lungometraggio cinematografico a firma del newyorkese classe 1969 James DeMonaco, a quattro anni dall'esordio Staten island (2009), interpretato dall'Ethan Hawke che non solo troviamo qui nel ruolo del protagonista, ma fu anche al centro di quell'Assault on precint 13 (2005) di Jean-François Richet che - rifacimento di Distretto 13: Le brigate della morte (1976) di John Carpenter - venne sceneggiato proprio dal regista.
In realtà, invece, non solo questa opera seconda di DeMonaco - prodotta dalla Platinum Dunes di Michael Bay - non risulta in alcun modo classificabile all'interno del sottogenere caro al Jason Voorhees della saga Venerdì 13 e al Michael Myers dei vari Halloween, ma non rientra neppure nell'horror vero e proprio, in quanto definibile, al massimo, come violento thriller d'ambientazione futuristica.
Violento thriller di cui il cineasta riassume così le intenzioni: "Volevo che la gente parlasse della violenza in America. Il nostro film affronta le forme di violenza più svariate: dalla risposta del governo, o la sua mancata risposta riguardo l'uragano Katrina, a come vengono trattati i poveri".

La città verrà distrutta prima dell'alba

Infatti, la scenografia della oltre ora e venti di visione è rappresentata da una America devastata dalla crescente criminalità e dal sovraffollamento delle carceri dove il governo ha sancito un periodo annuale di dodici ore in cui qualsiasi attività criminale, omicidio compreso, diventa legale.
Una notte in cui non è possibile chiamare la polizia e gli ospedali sono chiusi, in quanto la cittadinanza si autoregola senza il pericolo di essere punita per le sue azioni.
Ma anche la notte in cui, poco prima del coprifuoco annuale, un intruso con le fattezze di Edwin Hodge irrompe nel comprensorio blindato di James Sandin (Hawke, appunto), nel quale l'uomo vive insieme alla moglie Mary alias Lena"Il trono di spade"Headey e ai suoi figli adolescenti Charlie e Zoey, rispettivamente incarnati dal Max Burkholder de L'asilo dei papà (2003) e dalla Adelaide Kane della serie televisiva Teen wolf.
Portando, inevitabilmente, la famiglia a diffidare di lui, ma, allo stesso tempo, anche a cercare di superare la nottata senza emulare quei "mostri" in preda allo sfogo violento per le strade dai quali essa stessa sta fuggendo.

Strade violente

Quindi, non è certo un soggetto privo di originalità e che non avrebbe affatto sfigurato all'interno della serie Ai confini della realtà quello sul quale viene costruita l'operazione, del cui protagonista DeMonaco osserva: "James rappresenta l'apatia della Nuova America. Vende sistemi di sicurezza per gente ricca, a difesa della nottata dello Sfogo Annuale, per cui lui è completamente coinvolto nella propaganda della Notte del giudizio, sulla quale ha speculato enormemente. Ma l'attacco alla sua casa e alla sua famiglia ha rimesso tutto in gioco".
Perché, sebbene possa tornare vagamente alla memoria The strangers (2008) di Bryan Bertino dal momento in cui fanno la loro entrata in scena i pericolosi individui mascherati e armati di mitragliatrici e machete, non appare affatto celato una certo (sotto)testo antiamericano infarcito di attacco proto-George A. Romero alla apparentemente linda società borghese nella lotta per la sopravvivenza attuata dai Sandin.
E, mentre l'insieme viene lentamente costruito sul lungo assedio casalingo tutt'altro che privo di tensione, non sembrano essere assenti neppure echi del cinema del succitato Carpenter, soprattutto nel corso dell'ultima mezz'ora , ovvero quella dedicata all'azione ed alla violenza.
Al servizio di un elaborato di sicuro non eccelso, ma difficilmente deludente, soprattutto grazie alla sua capacità di fondere intrattenimento violento e metafora sociale nella stessa efficace maniera di tanti riusciti prodotti di genere sfornati dalla cinematografia a stelle e strisce degli anni Settanta.

La notte del giudizio “Quel che ha reso il racconto di James sovversivo e interessante è che ha proiettato il film in un futuro prossimo, un tempo facilmente identificabile. L‘essenza della trama è cosa si è disposti a fare, anche contro la propria etica, pur di difendere la propria famiglia. James Sandin pensa di essere un uomo perfetto, poi, a poco a poco, si rende conto che la realtà gli sfugge e che le cose sono molto più complicate di quel che immaginava”. Ethan Hawke esprime in questo modo il suo parere nei confronti del lungometraggio di James DeMonaco, di cui è protagonista. Lungometraggio che, nonostante le apparenze, non è né un horror, né uno slasher, bensì un thriller d’ambientazione futuristica che invita, tra l’altro, a riflettere sul fatto che la violenza, spesso, viene scaturita dalla paura nei confronti di un prossimo che non conosciamo. Thriller costruito su una lunga attesa a base di assedio destinata a sfociare in un’ultima mezz’ora d’azione, fondendo in maniera efficace senso dell’intrattenimento e metafora sociale alla Romero e Carpenter.

6.5

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