La Mummia: Tom Cruise al confine fra morte e immortalità Recensione

Quando la tomba della principessa Ahmanet torna alla luce nell'Iraq attuale, per Nick Morton inizia una maledizione da cui sarà difficile staccarsi.

recensione La Mummia: Tom Cruise al confine fra morte e immortalità
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Cosa sia davvero la morte nessuno di noi può saperlo, proprio per questo ne abbiamo paura. Una paura profonda, viscerale, spesso anche immotivata, perché la fine di tutto può in realtà non essere il buio assoluto che tanto temiamo. La morte del corpo può essere, secondo diverse credenze, una luminosa porta pronta a traghettare la nostra anima altrove, in un'altra vita, un'altra epoca, un'altra dimensione. Se poi si scende a patti con Seth, Dio egizio della morte e del caos, l'immortalità è praticamente assicurata; la fine di tutto diventa una nuova, eterna occasione, sospesa - come tutte le cose del resto - fra il bene e il male. Con queste premesse Universal inaugura il suo nuovo e mostruoso Dark Universe, che negli anni a venire riaccenderà i riflettori sui mostri classici della sua storia cinematografica. La prima tappa di questo viaggio oscuro ci porta in Mesopotamia, l'Iraq dei nostri giorni, dove il soldato Nick Morton ama andare a caccia di tesori antichi anziché prestare fedelmente servizio. Proprio durante un'avventurosa e non autorizzata spedizione riporta inavvertitamente alla luce la tomba-prigione di Ahmanet, principessa mummificata viva nell'antico Egitto per aver sterminato la sua famiglia unicamente per questioni di potere. Questo evento risveglia, com'è facile immaginare, maledizioni ormai dimenticate e sepolte, ma comunque immortali.

Il risveglio della maledizione

Scrivere e pensare un reboot non è mai semplice, soprattutto se questo riguarda uno dei franchise più famosi di sempre. Su grande schermo le mummie Universal spaventano il pubblico dal lontano 1932, questo nuovo lavoro di Alex Kurtzman però si rifà soprattutto all'omonimo film di Stephen Sommers del 1999 e successivi. Il grande studio hollywoodiano però ha cambiato del tutto i toni e il registro rispetto alla precedente trilogia, girando di fatto un film oscuro e claustrofobico, meno canzonatorio e più solenne. Il racconto non lascia praticamente mai respiro, rallenta volutamente soltanto all'apparire di Russell Crowe, ma di questo ci occuperemo fra un po'. Salvo poche scene girate in pieno deserto, dal risveglio della maledizione pubblico e personaggi sono avvolti da un'oscurità costante, opprimente, da film horror puro più che da action per famiglie - in barba a chi credeva avessero realizzato un'opera goliardica e dissacrante. I frequenti jumpscare, gli insetti, i topi e i numerosi scheletri confermano poi la volontà di scrittori e regista di spaventare la sala, tattica più che riuscita a giudicare dai frequenti sussulti delle poltrone.

Fra Indiana Jones e Mission: Impossible

Ad amplificare la sensazione di terrore e disagio si aggiunge un comparto tecnico impeccabile. Fotografia edeffetti visivi lavorano in simbiosi ottenendo un ottimo risultato, tutti i vari mostri del racconto sono credibili, dinamici e dettagliati, soprattutto lei, la mummia della principessa Ahmanet. Solitamente quando si pensa ad un corpo imbacuccato con della carta bianca e mummificato si ottiene l'immagine di un mostro deforme, sporco e maleodorante, invece Sofia Boutella è - man mano che riassorbe umanità - affascinante, intensa e bellissima, incastrata alla perfezione nella parte. Non tutto il casting però può definirsi riuscito, secondo il nostro parere. Tom Cruise e Russell Crowe sono pesci fuor d'acqua e fuori copione - con Annabelle Wallis nel mezzo che tenta di fare da collante. Il primo ha poco carattere, ha creato il suo personaggio mescolando l'Indiana Jones dei tempi andati e il suo stesso Ethan Hunt della saga di Mission: Impossible, senza che uno prevalga sull'altro. Cerca di sdrammatizzare le situazioni più pesanti senza riuscirci particolarmente, di fare l'eterno ragazzino all'avventura nonostante l'anagrafe, creando un certo scollamento fra il reale e il verosimile. Crowe invece è un insieme micidiale di banali cliché, un plasticoso Dottor Jekyll che rappresenta in modo didascalico la lotta eterna fra bene e male - posseduto da un Mr. Hyde che vorrebbe diventare il villain principale senza possibilità di successo. Ovviamente la scarsa riuscita di questi due personaggi non dipende esclusivamente dai due attori, La Mummia soffre infatti di alcune lacune a livello di sceneggiatura quasi imperdonabili.


La coerenza perduta

In un progetto smaccatamente canzonatorio e goliardico, le esagerazioni sono obbligatorie e necessarie, in un film invece che vuole prendere tutto sul serio rischiano di essere artificiali e ridicole. Si parla di immortalità, di Dei scesi in terra e forze sovrannaturali, eppure si finisce sempre ad azzuffarsi a pugni nudi come in un qualsiasi corridoio scolastico, senza le leggi della fisica. I corpi vengono sballottati come schegge impazzite senza conseguenze, la mummia millenaria si sposta alla velocità della luce e salta come fosse un grillo gigante, facendo perdere tutta la tensione costruita in una buona prima ora di racconto. La parentesi fantascientifica che si apre con l'ingresso in scena di Jekyll tira poi un clamoroso freno a mano emotivo, trasformando completamente le atmosfere e cambiando il registro horror-action fino a quel momento efficace. Elementi che in una trama già di per se poco originale pesano come macigni.

Ogni morte è una rinascita

La sensazione dunque è che Universal abbia forzato il casting e perso il controllo della sceneggiatura su tutta la durata, rendendola incapace di essere coerente fino in fondo. Per buona parte del film anche le scene più surreali sono cinematograficamente credibili, poi tutto si fonde e si confonde, si aggiunge nuova carne al fuoco e l'attenzione dello spettatore nei confronti della storia cala drasticamente - così come la tensione. Un peccato colossale, vista la buona fattura tecnica generale, gli ottimi effetti visivi e una messa in scena con sfumature horror-action che fa il suo lavoro per gran parte dello show. Dietro ogni morte però si nasconde una rinascita, una nuova vita, tutto è immortale e pronto a tornare sotto nuove forme, motivo per cui il finale del film non fa che aprire le porte ad un sequel. Una nuova occasione per correggere il tiro e risvegliare una mummia ancor più assetata di anime e potere - ma più essenziale, con meno superpoteri e rivali sulla scena.

La Mummia Universal fa ripartire il franchise de La Mummia realizzando un film oscuro e spaventoso, che prende tutto in modo più serio rispetto alla precedente trilogia. La sceneggiatura però non riesce ad essere coerente fino in fondo, dopo un'ora di ottimo cinema horror-action mette troppa carne al fuoco e perde la sua robustezza. Non aiutano Tom Cruise e Russell Crowe fuori parte anche per colpa dello script, che si aggrappa a troppi cliché peccando così di carattere e originalità. Un peccato, a fronte di un buon reparto tecnico generale.

6

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