La mappa delle piccole cose perfette, la recensione del nuovo film Amazon

Protagonisti di questa nuova storia alla Ricomincio da Capo e Palm Springs sono due adolescenti in cerca di un significato più profondo.

recensione La mappa delle piccole cose perfette, la recensione del nuovo film Amazon
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È strano che in un periodo in cui siamo più o meno forzati a ripetere costantemente la nostra quotidianità, spesso privati dei classici stimoli della vita sociale, dell'interazione col prossimo, della scoperta di qualcosa di nuovo, siano usciti a distanza di pochi mesi due titoli molto simili eppure totalmente diversi dedicati ai loop temporali, e per giunta entrambi su Amazon Prime Video. Il primo è ovviamente l'acclamato Palm Springs di Max Barbakow, che ha saputo rompere alcuni schemi classici del genere, giocandoci ed espandendoli, mentre il secondo, il nuovo arrivato, è questo interessante e riuscito La mappa delle piccole cose perfette di Ian Samuels, tratto dall'omonimo romanzo di Lev Grossman, firma del Time e sceneggiatore dell'adattamento cinematografico.

La storia del titolo racconta di Mark e di Margaret (insieme a Malcolm & Marie torna l'accoppiata M&M), adolescenti americani che "vivono mentre tutti gli altri dormono", stando al pensiero di lui, che in contesto si riferisce all'assurda possibilità concessa ai due di ritrovarsi bloccati sempre nello stesso giorno che si ripete continuamente, permettendogli di poter esprimere liberamente le loro personalità. Non si va mai avanti, comunque, almeno non nella realtà, ma il punto è migliorare come esseri umani, stesso giorno dopo stesso giorno un po' meno imperfetti. Mark lo capisce quando incontra Margaret, dopo centinaia o migliaia di volte aver rivissuto le stesse esperienze leggermente modificate. Chi è questa ragazza intrappolata come lui nel loop? Perché sente questa attrazione nei suoi confronti? Qual è il senso più profondo del loro incontro e della bolla in cui si ritrovano?

Il lento scorrere dei sentimenti

È davvero intrigante questa nuova direzione indipendente che ha preso il sotto-genere dei time loop movie. Andando infatti oltre la direzione d'autore più fantascientifica e marcata affrontata ad esempio in Edge of Tomorrow di Doug Liman (per altro citato), prima Palm Springs e ora La mappa delle piccole cose perfette tornano a guardare indietro a Ricomincio da Capo del mitico Harold Ramis, al suo costrutto più semplice e commediato che mette in risalto "il viaggio" interiore dei personaggi rispetto al fascino della ripetizione in sé.
Nello specifico, il film diretto da Ian Samuels riesce a declinare con delicatezza e funzionalità i sentimenti dell'adolescenza all'interno del loop, presentandosi come un titolo fluido che non vuole dare peso all'elemento fantastico ma rendere fantastico l'elemento umano, l'interazione tra due protagonisti con storie differenti che si ritrovano incastrati in una situazione che inizialmente non comprendono, poi accettano e infine sfruttano. Non è poi facile sfuggire all'egoismo, il che vuol dire rendere lo stesso giorno un quadro già dipinto da colorare come meglio si crede, fuggendo dalle proprie responsabilità e cercando un divertimento o uno scopo che dia senso al costante ripetersi dello stesso quotidiano.

In questo senso, risultano persino diegetici i piccoli e sparsi piani sequenza utilizzati da Samuels per seguire Mark e Margaret, rispettivamente interpretati da Kyle Allen e dall'ormai lanciatissima Kathryn Newton, che si conferma uno dei talenti emergenti migliori della sua generazione. Anche Allen (noto soprattutto per American Horror Story: Apocalypse) è qui bravo e credibile, anche nella sua fisicità impostata e nella sua solare espressività che lo rendono un mix più giovane e perfetto di Mark Wahlberg e Heath Ledger.

Oltre ai suoi due protagonisti, a cui è facile affezionarsi e con cui è bello empatizzare, la cosa che più sorprende de La mappa delle piccole cose perfette è il valore e la qualità della scrittura di Grossman, che pur incappando in molti cliché adolescenziali o yound adult riesce a smorzare con competenza l'iper-glicemia sentimentale del romantico per ampliare lo spettro d'interesse e raccontare la schematicità e la complicatezza della vita, destrutturandola con tatto per analizzarne le parti più piccole e nascoste che spesso dimentichiamo essere lì.

Lo fa tra un citazione di Doctor Who (amanti del Decimo Dottore, preparatevi!) e l'evolvere del rapporto tra Mark e Margaret, ma è come se volesse mettere al centro del discorso e di questa singolarità cinematografica rappresentata dal loop proprio il valore delle piccole cose, di quelle quotidiane che si ripetono senza anomalie, che sono lì, essenziali ma spesso sminuite costanti in un mondo che va veloce, ci cambia intorno e che fa paura.

E anche se si ferma, siamo noi che continuiamo a cambiare, soprattutto se abbiamo ancora tutta una vita davanti. Sono proprio quei momenti persi o guadagnati, quell'avere tutto e poi non avere niente, il vero esistere. Un loop complesso e articolato che dura millenni ma che ha sempre qualcosa di nuovo da regalare, senza ripetizioni, senza l'inganno del totale controllo delle situazioni. Ma come dice qualcuno nel film, "alla fine è questa tutta la nostra vita. E ci costa tutto. Ma ne vale la pena".

La mappa delle piccole cose perfette La mappa delle piccole cose perfette di Ian Samuels arriva su Amazon Prime Video a pochi mesi di distanza dall'acclamato Palm Springs di Max Barbakov, non raggiungendo gli stessi e ottimali risultati ma sfruttando il sotto-genere dei time loop movie per raccontare il valore delle costanti che ci rendono umani. Un titolo young adult che va oltre l'iper-glicemia dei sentimenti per mettere al centro del discorso le anomalie della vita, la paura di esistere, crescere e andare avanti, certo incappando in più di un cliché ma giocando bene le sue carte, con intelligenza e funzionalità, per altro diretto con mano ferma e attenta dallo stesso Samuels. Oltre a questo, da menzionare è la bravura di Kathryn Newton e di Kyle Allen, protagonisti credibili e magnetici del film.

7.5

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