Recensione La Macchinazione

1975. Gli ultimi mesi di Pasolini sono ricostruiti da David Grieco, in un'ipotesi che tenta di far luce su un omicidio misterioso e ricco di ombre. Tutto comincia dalla stesura del romanzo 'Petrolio' e dal furto del negativo di 'Salò'...

Recensione La Macchinazione
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Nella notte tra 1 e 2 novembre 1975 al Lido di Ostia muore Pier Paolo Pasolini, in circostanze misteriose e mai del tutto chiarite. Cattolico, comunista ed omosessuale, una trinità (apparentemente) in insanabile contrasto, Pasolini suscitava spesso aspre e accese polemiche, complice una produzione culturale molto provocatoria, dal cinema agli scritti, dalla poesia alla pittura. È stato uno degli intellettuali più influenti del Novecento, i cui film e saggi fanno sentire una fortissima eco ancor oggi. Spesso i film di Pasolini mescolavano sottoproletariato e riferimenti religiosi, come nel dissacratorio La ricotta (parte del corale RoGoPaG), con forti punte di critica verso la nascente società dei consumi. Nell'opinione di chi scrive, Mamma Roma ha influenzato profondamente l'applaudito Mommy di Xavier Dolan. Tutto era magistrale in Pasolini, dal ruolo di intellettuale all'uso attento e mai casuale del suono, dalla scelta della fotografia (il sodalizio con Tonino Delli Colli) ai simboli e alle scenografie, con ambientazione prediletta la campagna alle porte della Capitale, popolata di ruderi e contraddistinta dall'incombere dei palazzi romani sullo sfondo. Icona indissolubile dell'Italia del secondo dopoguerra e del boom economico. La mattina del 2 novembre 1975 una donna ritrova un cadavere sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia: cosa accadde realmente quella notte è tutt'oggi un mistero.

LA VERSIONE DI GRIECO

Il film accompagna gli ultimi tre mesi di vita di Pasolini: è il 1975, è stato approvato il diritto al divorzio e il cineasta è alla guida della sua roboante Alfa Romeo 2000 GT. Dalla radio si percepisce l'euforia e l'ottimismo del Partito Comunista Italiano. Occhiali da sole, camicia e giacca di pelle, il ritratto di Pasolini è completato nel momento in cui si apparta con Pino Pelosi, ragazzo di vita da cui ottiene prestazioni sessuali da alcuni mesi. Pasolini è alle prese con Salò o le 120 giornate di Sodoma, ma qualcos'altro lo turba e da alcuni anni lo coinvolge a tempo pieno: il romanzo Petrolio, cominciato nel '72 e ispirato dalla lettura di un libro-inchiesta pressoché irreperibile, Questo è Cefis, scomodo ritratto dei poteri forti e di Eugenio Cefis in particolare, uomo dell'ENI, della Montedison e della P2. Finalmente Pasolini riesce ad incontrarne l'autore, desideroso di maggiori informazioni: comincerà una discesa negli abissi, fatti di poteri forti, politici, industriali e malavitosi (sono gli anni della Banda della Magliana), fatti di delinquenza e servizi segreti, di omertà e paranoia. Una numerosa sfilata di burattinai anima la ricostruzione che Grieco opera della morte di Pasolini, con il libro La macchinazione e con l'omonimo film. Quando dagli stabilimenti della Technicolor viene rubato il negativo di Salò da parte di conoscenti di Pelosi, si attiva quella che per Grieco è stata la trappola mortale che ha attirato Pasolini fino all'Idroscalo di Ostia la sera del 1 novembre. David Grieco conosceva Pasolini da quando aveva dieci anni, era amico di famiglia e per Pasolini era stato attore e assistente di regia. La teoria di Grieco, fatta di un complotto animato da poteri senza volto (dirà Moravia: «Questa è l'immagine che mi perseguita: Pasolini che fugge a piedi, inseguito da qualche cosa che non ha volto, è quello che l'ha ucciso, è un'immagine emblematica di questo Paese») è possibile e non è isolata, ha una sua verosimiglianza. Ma ricade nel campo dell'ipotizzabile. Senza prove concrete, quella di Grieco resta una delle ipotesi sulle tante ombre che ancora affollano quella notte di oltre 40 anni fa. Una notte che rimarrà per sempre un mistero, anche per chi più gli era vicino. Anche per chi, come Grieco, fu tra i primi ad arrivare all'idroscalo il mattino del 2 novembre 1975.

UN THRILLER ADATTO A OGNI SPETTATORE

Il film è un low budget: produzione economica, che fa di necessità virtù, ma che ben riesce a ricostruire e rendere le atmosfere dell'epoca. Certo i limiti pecuniari si fanno sentire, alleviati però da interpreti molto capaci. Su tutti, Massimo Ranieri è perfetto nei panni di Pasolini, e merita una menzione Alessandro Sardelli chiamato a interpretare Pino Pelosi. Il film incappa in qualche scivolone quando "gioca" a fare il thriller americano, diventando paranoico e vedendo cospirazioni ovunque, con gli occhi del potere appiccicati ai personaggi e invisibili nemici onniscienti. Nemici e situazioni con tratti un po' troppo stereotipati, tipici più del poliziesco all'italiana che di un biopic e di un tentativo di ricostruzione. E se certi escamotage di visual design come la pioggia di petrolio sono senz'altro suggestivi, un po' meno lo sono le fiamme di evidente post-produzione appiccate al circolo fascista. Ma il film ha sicuramente un merito, ed è la narrazione avvincente, capace di coinvolgere un pubblico giovane e offrire uno sguardo su una fetta d'Italia che le nuove generazioni non conoscono o conoscono poco: parlare di ENI e P2, di Mattei e contestazione politica, PCI e Brigate rosse, Banda della Magliana e segreti di Stato, ricostruendo l'ipotesi di Grieco sul delitto di Pasolini come un thriller-noir, permette a giovani spettatori disinformati di ricevere qualche informazione in più sul passato prossimo dell'Italia. E su Pasolini, seppure in dose limitata, figura di cui purtroppo poco si parla ai giorni nostri. E di cui dovremmo parlare di più.

La Macchinazione Con il suo secondo film da regista David Grieco conferma di saper confezionare un prodotto avvincente e capace di suscitare interrogativi. L’ipotesi può convincere o meno, ma la riflessione è estremamente interessante e diventa quasi metaforica di un’Italia scomoda e opaca. Il film ha il merito di offrire uno sguardo diverso sull’omicidio di Pasolini, potendo interessare tanto gli spettatori più maturi quanto i più giovani, che poco ne sapevano e che possono essere così chiamati ad informarsi su un lato oscuro del passato italiano. Poteva senz’altro essere girato meglio e necessita comunque di una buona dose di spirito critico per non prendere quanto mostrato come verità e oro colato. Fatte queste premesse, il film risulta godibile e interessante.

6.5

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