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La lotta per la sopravvivenza, la recensione del thriller Netflix

In questo thriller canadese diretto da Patrice Laliberté, un gruppo di paranoici si allena per una potenziale calamità globale in una sperduta zona rurale.

recensione La lotta per la sopravvivenza, la recensione del thriller Netflix
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Guillaume Laurin è da sempre ossessionato dal fatto che una calamità, sia questa un disastro naturale o la diffusione di un'epidemia mortale, possa condurre la società sull'orlo del baratro. Per questo l'uomo ha coinvolto anche la moglie e la figlia nelle sue fobie, tanto da organizzare finte esercitazioni per prepararsi al peggio. Non contento, ha anche deciso di partecipare a un programma d'addestramento tenuto dal misterioso Alain, un uomo che vive da anni in un'isolata zona nelle foreste del Quebec con tutto il necessario per fronteggiare un'eventuale catastrofe. Insieme al protagonista altri individui, sia uomini che donne, prendono parte alle settimane di training.
Dopo i primi giorni, nei quali nessuno può comunicare con il mondo esterno per direttive dell'organizzatore, che ha ritirato i cellulari, iniziano ad affiorare tensioni tra i membri del gruppo. Quando uno di loro perde tragicamente la vita, i compagni devono decidere da che parte stare, ingaggiando una vera e propria sfida per la sopravvivenza.

Disparità di vedute

C'è del buono in questo esordio del regista canadese Patrice Laliberté, che dopo aver firmato una manciata di cortometraggi e un paio di produzioni televisive sbarca in esclusiva nel catalogo Netflix con La lotta per la sopravvivenza (titolo italiano che adatta molto liberamente l'originale Jusqu'au déclin). Thriller d'ambientazione nevosa che riprende, alla larga, un approccio narrativo parzialmente riconducibile all'attuale situazione odierna in cui si trova l'intero pianeta.
Il personaggio principale infatti è convinto che l'umanità si troverà ad affrontare un evento su scala globale che cambierà per sempre le abitudini quotidiane, ed è determinato a ogni costo a farsi trovare pronto. Al centro della vicenda troviamo quindi una banda di complottisti/paranoici costretta, prima per volontà propria e poi per la piega presa dagli eventi, a sottostare a rigidissime regole in uno spazio circoscritto e selvaggio, lontano chilometri dal primo centro abitato.

Un fulmine a ciel sereno

Ed ecco così che una tragedia imprevista cambia totalmente le dinamiche all'interno del gruppo, dando il via a una scia di violenza che caratterizza tutta la seconda metà di visione. Il legame empatico coi protagonisti non è immediato, anche perché la loro condizione è causata dalle insensate decisioni prese all'inizio del film, fattore che toglie una buona dose di trasporto emotivo.
Pur nella sua freddezza generale, non solo paesaggistica, La lotta per la sopravvivenza recupera punti grazie a una solida gestione delle fasi tensive e d'azione. Rese dei conti e disperate sparatorie sono ben realizzate nella loro sobrietà d'intenti, priva di gratuiti sussulti spettacolari e concentrata su corpi e anime dei contendenti, con un colpo di scena che cambia il gioco di prospettive sulla pedina destinata a chiudere il cerchio.
Le scelte di casting risultano efficaci nell'ottica di un anti-divismo che mette la storia davanti ai personaggi e gli attori - nessun volto noto al grande pubblico - si applicano con coerente impassibilità ai rispettivi, controversi, alter-ego, impegnati in una sfida mortale senza esclusione di colpi.

La lotta per la sopravvivenza Arriva direttamente nel catalogo di Netflix questo thriller canadese ambientato in un'isolata zona di montagna. Qui i malcapitati protagonisti si trovano prima per loro scelta e in seguito vittime di una caccia all'uomo causata da un evento imprevisto. La lotta per la sopravvivenza preferisce concentrarsi sulla sfida - ulteriormente rimarcata dal titolo italiano - piuttosto che sulle figure coinvolte, che rimangono pedine di un gioco mortale dopo aver condiviso un fittizio cameratismo frutto di paranoie e vagiti complottistici. Un film senza reali vinti né vincitori che, a dispetto di una freddezza evidente (calcolata in fase di realizzazione), trova discreti spunti nella gestione action e tensiva della seconda metà. Pur senza far gridare al capolavoro, sa intrattenere con lucida rozzezza fino ai titoli di coda.

6

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