La Leggenda di Frozen, recensione del cortometraggio Disney in VR

Frozen continua a produrre nuovi contenuti e l'ultimo riguarda un cortometraggio ispirato alla musicalità del Classico, realizzato in VR.

La Leggenda di Frozen, recensione del cortometraggio Disney in VR
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È indubbio che Frozen sia un brand in grado di essere declinato in numerosissimi modi e la stessa produzione Disney, appoggiandosi alla propria piattaforma di streaming, lo sta dimostrando in questo suo primo anno di vita con una florida attività che ha visto una serie di uscite dedicate al mondo di Arendelle. Vi avevamo infatti parlato di Once Upon a Snowman, il corto dedicato a Olaf, con l'intervista al team dietro l'origin story del pupazzo di neve. Il 26 febbraio invece arriverà, ad arricchire ancora di più l'offerta legata al mondo di Elsa e Anna, La Leggenda di Frozen (Myth: A Frozen Tale), cortometraggio che abbiamo potuto vedere in anteprima, oltre ad aver avuto la possibilità di scambiare qualche parola con gli autori.

Il VR conquista l'animazione

La leggenda di Frozen è il secondo cortometraggio di Walt Disney a esser stato realizzato in virtual reality e distribuito fino a ora esclusivamente per Oculus Quest. Come noto, la base installata del visore per il VR non è vastissima, soprattutto in Italia, per questo motivo si è deciso di massificarne la distribuzione anche su Disney+, in una versione 2D.
La sperimentazione della tecnica è sicuramente affascinante, perché dimostra che ancora una volta a Burbank l'intenzione è quella di guardare oltre, fissare degli obiettivi sul lungo periodo e la commistione tra la virtual reality e l'animazione è un percorso di indubbio valore.
Disney ha però deciso di compiere un passo di lato e aprire anche a chi non è in possesso di un Oculus la visione di Myth.

Al centro dei cinque minuti di animazione, preceduti dal commento degli autori, c'è il Nokk, uno spirito d'acqua che avevamo avuto modo di incontrare in Frozen II sotto forma di un possente cavallo.
Accanto a lui Zefiro, lo spirito del vento giocoso in grado di presentarsi sia come leggera brezza marina che come temibile tornado, i Giganti della Terra e lo Spirito del Fuoco, la salamandra che nel sequel di Frozen si era districata in alcuni siparietti sia con Elsa che con Olaf.
In buona sostanza, La leggenda di Frozen richiama tutti gli spiriti che avevamo conosciuto uscendo da Arendelle e che avevano accompagnato il viaggio della Regina dei Ghiacci alla scoperta di sé stessa.

Da Jesse James a Elsa

A muovere e serrare le fila dell'opera è Jeff Gipson, regista anche di Cycles, il primo cortometraggio in VR realizzato da Disney.
Come raccontato da lui stesso, l'idea di Myth nasce subito dopo la distribuzione di Frozen 2 e da un incontro con Jennifer Lee, scrittrice e regista della saga. In loro c'era l'idea di creare un'esperienza in VR che potesse riprendere lo scenario e l'universo di Frozen, che ben si sarebbe prestato a trasmettere delle emozioni che lo stesso Gipson ha voluto ricondurre all'opera di Fantasia.

La leggenda di Frozen nasce come favola della buonanotte, senza essere troppo prolissa e nemmeno troppo fugace: l'ispirazione viene da una storia ascoltata dal regista, in giovanissima età.
Partendo da una vicenda ambientata nel 1860, a Kansas City, al regista venne raccontato che un suo lontanissimo parente da bambino si ritrovava spesso a correre verso il fiume con il proprio cavallo.
Un giorno, in compagnia di un amico, vedendo arrivare due persone in sella verso di loro, spaventati decisero di scendere dai rispettivi destrieri e nascondersi.
I due loschi figuri lasciarono i loro cavalli per prendere quelli del bis-bis-bis-bis-nonno di Gipson e del suo amico, sui quali venne apposto un messaggio che recitava: "Grazie per i cavalli, ragazzi. J.J.". E all'epoca, a Kansas City, "J.J." non poteva che essere il leggendario Jesse James.

Al di là del significato della storia, quello che prova a trasmettere il regista è il sentimento della vicenda.
Era proprio il senso di meraviglia e del possibile incontro con una figura mitica come Jesse James, il bandito che è diventato leggenda, che si era rapportato al suo antenato.
Per lui era una favola della buonanotte che gli aveva regalato un momento di sparuta emozione e quel sentimento ha voluto rimetterlo in La leggenda di Frozen, partendo da una domanda: se fossi cresciuto ad Arendelle, quale storia mi sarebbe piaciuto ascoltare? Non si può non rispondere pensando agli spiriti che Frozen 2 ci aveva presentato e mostrato.

Un esercizio di stile

Arrivati a questo punto diventa essenziale capire anche il perché del VR: se da un lato, infatti, il retaggio di Disney è quello che strizza sempre l'occhio ai Classici, dall'altro è necessario continuare a innovarsi.
E se il regista stava cercando di realizzare una favola della buonanotte e la sua idea era quella di rendere visivi i pop-up book (i libri animati, per intenderci), il passaggio finale non poteva che essere direttamente rivolto al VR.
È indubbio che il risultato rassomigli maggiormente a un esercizio di stile che a una storia da vivere. Sembra evidente che il lavoro - immenso a livello tecnico e produttivo - sia un esperimento per dimostrare di poter realizzare qualcosa di diverso, di unico.

In questo La leggenda di Frozen riesce a soddisfare, perché poter rivedere il Nokk muoversi con la stessa maestria usata già in Frozen 2 tre anni fa lascia sempre quel senso di stupore in grado di impressionare lo spettatore.
D'altronde siamo dinanzi a un essere composto interamente d'acqua e che esalta il livello tecnico e produttivo che attualmente i Walt Disney Studios possono mettere in campo.
Ovviamente nel novero degli spiriti proposti è assente il quinto, ossia Elsa. L'intenzione da parte dei registi era proprio questa, elidere da Myth la presenza della regina di Arendelle, chiaramente succedanea agli eventi raccontati dal cortometraggio.

Oltre a Jeff Gipson, hanno lavorato a La leggenda di Frozen Nicholas Russell (produttore), Jose Luis Gomez Diaz (supervisore della tecnologia VR) e Joseph Trapanese (compositore). Brittney Lee, production designer che ha già lavorato ai due lungometraggi, torna anche nel cortometraggio.
L'artista ha dichiarato di essersi ispirata ai grandi production designer della storia Disney come Eyvind Earle, Mary Blair e Michael Giaimo. Per creare La leggenda di Frozen è stato utilizzato Unreal, un engine molto usato per la realizzazione dei videogiochi.

Frozen II - Il segreto di Arendelle La leggenda di Frozen è un buon esercizio di stile da parte del team di sviluppo dietro Frozen. Un modo per dimostrare di poter usare il VR anche con un brand dalla più ampia diffusione, che però costringe in ogni caso a una riduzione verso il 2D. Se d'altronde in ambito videoludico non c'è stata una grande presa da parte della realtà virtuale, è ancora più difficile immaginarla applicata in ambito cinematografico: Innaritu aveva provato a tracciare un percorso specifico, ma nessuno ha poi effettivamente raccolto il testimone. Sebbene l'idea alla base del progetto possa sembrare accattivante, il risultato finale di Myth è molto onirico, figlio di un grande potenziale, ma che non produce un entusiasmo che possa generare empatia con quello che ha provato a trasmetterci il regista stesso. Premiato, però, il lavoro tecnico e produttivo, che attesta ancora una volta la potenza degli Studios di Walt Disney in ambito di forze da mettere in campo.

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