Venezia 70

Recensione La gelosia

Garrel padre e figlio insieme per il loro nuovo film

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Non è una novità che il cinema francese, soprattutto quello della scuola della Nouvelle Vague, abbia sempre dimostrato una peculiare capacità nella descrizione dei rapporti fra uomini e donne e della complessità e della mutevolezza dei sentimenti; i maestri assoluti in questo campo, gli indimenticabili François Truffaut ed Eric Rohmer (non a caso entrambi tra i fondatori del movimento della “nuova onda”), sono stati i numi tutelari di almeno due generazioni di registi che, in un modo o nell’altro, ne hanno seguito le orme, pur riuscendo a trovare una propria “voce” o un’impronta stilistica ben definita. E fra i principali esponenti del cinema d’autore francese della generazione successiva a quella di Truffaut e Rohmer troviamo anche Philippe Garrel, già vincitore di due Leoni d’Argento al Festival di Venezia con Non sento più la chitarra (1991) e Les amants réguliers (2005), e quest’anno per la sesta volta in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con La gelosia (La jalousie), a conti fatti uno fra i titoli più interessanti e convincenti fra quelli presentati nella selezione ufficiale.

Nouvelle vague

Calato in un’atmosfera tipicamente Nouvelle Vague, a partire dalla raffinata fotografia in bianco e nero di Willy Kurant, La jalousie non è soltanto un doloroso racconto familiare (in cui forse qualcuno potrebbe divertirsi a rintracciare presunti echi autobiografici), ma anche la rievocazione irrimediabilmente nostalgica di un modo di fare e concepire il cinema a cui il regista di Innocenza selvaggia è sempre stato legato, e che qui trova una perfetta - seppure non anacronistica - forma di espressione: dalle sequenze in stile cinéma vérité, girate fra strade, parchi pubblici e piccoli appartamenti, all’adozione di un minimalismo volto a cogliere le sfumature psicologiche e i piccoli gesti quotidiani dei personaggi in gioco. Il romanticismo di fondo alla Truffaut si coniuga felicemente con lo studio dei caratteri proprio del cinema di Rohmer, ma a livello di atmosfere e di messa in scena La jalousie rimanda immancabilmente pure ai primi film di Jean-Luc Godard, mentre i nuclei tematici del “triangolo amoroso” e della dicotomia tra fedeltà e desiderio richiameranno alla memoria dei cinéphile un classico quale La maman et la putain di Jean Eustache.

Jalousie

Ancora una volta, sono le intime contraddizioni dei protagonisti a provocare i corto circuiti sentimentali su cui si innesta l’intreccio de La jalousie: a partire dal principale focalizzatore della vicenda, Louis, attore di teatro sulla trentina che ha il volto del figlio del regista, Louis Garrel. Dopo la separazione dalla precedente compagna (dalla quale ha avuto una bambina, Charlotte), Louis ha iniziato una relazione con Claudia, un’aspirante attrice interpretata da Anna Mouglalis: lui, incostante per natura, a un tratto sembra rendersi conto di “amarla definitivamente”; lei, che dietro un’apparente sicurezza nasconde una personalità più sfuggente, pare ricambiare il suo amore, al punto da fare amicizia con Charlotte... ma forse la loro unione non è destinata a durare, o i due non hanno la forza per portarla avanti. La materia del melò è stemperata tuttavia dalla levità dei toni (perfino a dispetto di un’inaspettata svolta drammatica) e dalla grazia ineffabile che Garrel riesce a conferire ad un film affascinante ma troppo breve. Proprio in nome della suddetta levità, per l’appunto, il regista rinuncia ad approfondire i conflitti o ad esplorare ulteriormente i moti dell’animo dei suoi personaggi, interrompendo la narrazione dopo appena 77 minuti; sufficienti a regalarci uno dei più suggestivi film del Festival, ma forse non abbastanza per trasformare La jalousie nel grande film che avrebbe potuto essere.

La gelosia Il regista francese Philippe Garrel torna in concorso al Festival del Cinema di Venezia con La gelosia, delicato racconto intimista in bianco e nero che rievoca atmosfere e suggestioni della Nouvelle Vague, disegnando imprevedibili geometrie sentimentali costruite attorno agli interpreti Louis Garrel e Anna Mouglalis.

7.5

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