La foresta dei misteri, la recensione dell'horror con Clea DuVall

Una casa isolata nel bosco e un mistero che risiede nel passato sono al centro di un thriller dai toni mystery, penalizzato da una sceneggiatura lacunosa.

recensione La foresta dei misteri, la recensione dell'horror con Clea DuVall
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La piccola Cassie sta dormendo nel suo letto quando viene svegliata da uno spaventoso rumore nel pieno della notte e decide di andare a investigare. All'improvviso la bambina nota una donna vestita di bianco che sta tenendo un peluche di un orso e fugge terrorizzata, ma viene drogata e rapita. Quando riprende coscienza scopre di trovarsi in un seminterrato e viene liberata soltanto dopo due giorni dalle forze dell'ordine. Vent'anni più tardi Cassie sta preparando la tesi per l'università, ma è in grave ritardo, e il professore l'avverte che le è rimasto soltanto un mese per terminarla entro il tempo prestabilito.
La ragazza cerca così di sfruttare al massimo il periodo prima della scadenza per guadagnare qualche soldo e trova lavoro come guardia forestale, nella speranza che l'isolamento in una baita immersa nel bel mezzo di una foresta garantisca la necessaria tranquillità ai suoi studi.
Cassie ha come unici contatti con il mondo esterno un suo giovane superiore e la voce di una misteriosa ragazza con cui comunica tramite un walkie-talkie: ma la sconosciuta interlocutrice nasconde in realtà inquietanti segreti e la protagonista si troverà ad affrontare i demoni del proprio passato.

The Watch

Nei primi minuti i toni sono quelli tipici del cinema horror moderno, con la pressante colonna sonora a suggerire i potenziali spaventi e quei sobbalzi sulla sedia affini alle dinamiche jump-scare. E già in questa esposizione vista e rivista La foresta dei misteri palesa la sua inclinazione per il piccolo schermo, in quanto film destinato al mercato televisivo. Un approccio old-school al tubo catodico che castra di netto i rimandi più disturbanti e sulla carta eccessivi per il grande pubblico casalingo, giacché con lo scorrere dei minuti quell'anima di genere perde radicalmente campo per instradarsi su uno strato tensivo monotematico e incolore.
La maggior parte dell'ora e mezza di narrazione si affida infatti a una reiterazione del nulla e anche quel poco che accade risulta privo di potenziale interesse. Nel finale anche una manciata di minuti aderenti a quei canoni imposti dal filone j-horror, da cui Hollywood aveva preso a piene mani dall'inizio del nuovo millennio con il remake di The Ring (2002) quale fortunato precursore.
Quando i nodi vengono al pettine si assiste a un colpo di scena improbabile che riconduce il tutto a territori più affini al thriller psicologico, per quanto assai inverosimili in quanto a relativa esposizione narrativa.

Il bosco fuori

Il regista Jim Donovan vanta in carriera rare escursioni per il grande schermo ma per la maggior parte si è specializzato in produzioni televisive, e il suo stile si è stabilizzato su quei ligi compitini privi di eccessivi rischi. La foresta dei misteri non fa eccezione e la pressoché totalità degli eventi si concentra sul personaggio di Cassie che si trova nell'isolata baita intenta a rimettere in piedi la propria vita e a superare un lontano trauma del passato.
I trucchi ambientali, tra porte che si aprono, luci che si spengono e oggetti spostati da presunte entità invisibili, sono troppo banali per suscitare quel minimo necessario di inquietudine a tema. La presenza di stereotipate figure secondarie - che hanno qualcosa da nascondere, ovviamente - e un platonico sottotesto romantico non riescono ad amplificare il cuore emotivo del racconto, destinato a una stanca inerzia e trascinato a forza fino allo scorrere dei titoli di coda.
Clea DuVall, volto conosciuto fin da metà degli anni '90 - la ricordiamo soprattutto in titoli come The Faculty (1998), Ragazze interrotte (1999) e Zodiac (2007) - fa quel che può, alle prese con un personaggio vittima di una sceneggiatura lacunosa.

La foresta dei misteri Dopo un inizio che fa presagire ben altri toni e atmosfere, La foresta dei misteri si incanala sui binari di uno script privo di sussulti, dove anche il rocambolesco epilogo appare più ridicolo che effettivamente plausibile. Pensato per il mercato televisivo, il film si muove tra sporadici rimandi agli horror di matrice orientale e intuizioni affini al thriller psicologico più terreno, mancando però di ispirazione in entrambi gli ambiti. Tra trucchetti ambientali e facili jump-scare, fino a un colpo di scena poco in linea con quanto visto in precedenza, i novanta minuti di visione si affidano esclusivamente all'interpretazione della protagonista Clea DuVall, la quale però può fare ben poco all'interno di uno script così limitante e improbabile. Il film andrà in onda lunedì 13 aprile alle 00.30 su ITALIA 1.

4.5

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