Roma 2014

Recensione La Foresta di Ghiaccio

Noir e dramma sociale fusi nell'opera seconda di Claudio Noce

recensione La Foresta di Ghiaccio
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Sotto la produzione di Andrea Paris e del Matteo Rovere autore di Un gioco da ragazze (2008) e Gli sfiorati (2011), si comincia nel 1994, sul confine tra l'Italia e la Slovenia, per poi spostarcisi presto ai giorni nostri accompagnati dal mistero destinato a svilupparsi dietro l'apparente serenità di un piccolo paese alpino.
Piccolo paese alpino sul cui sfondo incombe minacciosa una tempesta e dove, incaricato di riparare un guasto alla centrale elettrica in alta quota, arriva il giovane tecnico specializzato Pietro, ovvero il Domenico Diele di ACAB: All Cops Are Bastards (2012), che si ritrova improvvisamente di fronte ad una strana sparizione.
Sparizione che, su script dello stesso regista Claudio Noce - qui al suo secondo lungometraggio, a cinque anni dall'esordio Good morning, Aman (2009) con Valerio Mastandrea - e di Francesca Manieri ed Elisa Amoruso, sceneggiatrici di Passione sinistra (2013) di Marco Ponti, porta Pietro a comprendere progressivamente l'origine dei segreti nascosti nel cuore della valle; man mano che si scontra con i due fratelli Lorenzo e Secondo, che vivono e lavorano nella zona e possiedono, rispettivamente, le fattezze di Adriano Giannini e del cineasta originario di Sarajevo Emir Kusturica, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes grazie a Papà... è in viaggio d'affari (1985) e Underground (1995).

Sopra e sotto la neve...

Una situazione volta a dare inizio ad un gioco di specchi deformanti in cui nessuno, compresa la zoologa esperta di orsi Lana alias Kseniya"La sconosciuta"Rappoport, sembra essere immune dal sospetto.
Gioco che, man mano che troviamo in scena anche il veterano Giovanni Vettorazzo (lo ricordate in Lo chiamavano Bulldozer e Compagni di scuola?) e che viene ribadito che i morti di frontiera non sono mai di nessuno, provvede a lasciar emergere, lentamente, una perenne sensazione di tensione nei confronti della soluzione di quanto sta accadendo all'interno della vicenda raccontata.
Sensazione di tensione che, come c'era da aspettarsi, finisce per essere ulteriormente accentuata nel corso della fase conclusiva della quasi ora e quaranta di visione, impreziosita da una buona confezione tecnica comprendente sia la bella fotografia di Michele D'Attanasio che il funzionale montaggio per mano di Andrea Maguolo (curato insieme a Federico Conforti e Paola Freddi), entrambi provenienti dalla precedente fatica nociana.
Senza contare la ossessiva ma mai invadente colonna sonora a firma di Ratchev & Carratello, indispensabile tocco aggiunto ad un'operazione che non solo - probabilmente per merito della bianca e gelida ambientazione - possiede un look quasi internazionale, ma arriva a rivelare un respiro piuttosto vicino a quello di determinati horror e noir francesi d'inizio terzo millennio.
Anche se, in realtà, al di là della deriva di genere in essa evidente, è di un racconto su celluloide dalla importante tematica sociale che si tratta.

La Foresta di Ghiaccio Dopo l’esordio Good morning, Aman (2009), il romano classe 1975 Claudio Noce torna dietro la macchina da presa - sotto produzione del Matteo Rovere che ha finanziato anche Smetto quando voglio (2014) di Sydney Sibilia - con La foresta di ghiaccio (2014), dramma a tinte noir ambientato sulla neve e con protagonisti il Domenico Diele di ACAB: All Cops Are Bastards (2012) e la Kseniya Rappoport de La doppia ora (2009). Con inclusi nel cast anche Adriano Giannini ed Emir Kusturica, il risultato è un lento e teso elaborato dai picchi quasi horror che, immerso in maniera affascinante nel bianco della neve e girato con buona capacità tecnica, coinvolge fino al movimentato epilogo, rivelandosi in grado di fondere con professionalità un plot a suo modo di genere con un forte retrogusto di impegno sociale.

6.5

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