Recensione La fontana dell'amore

Kristen Bell e una fontana magica in un film da dimenticare

recensione La fontana dell'amore
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Fontana mon amour. Il cinema non ha mai nascosto il suo verecondo amore per queste costruzioni, dal valore più o meno storico. Basti pensare soltanto alla giunonica e divina Anita Ekberg che ne La dolce vita immergeva le sue gambe sinuose in quel della Fontana di Trevi, entrata di diritto tra le pagine più belle della storia della Settima Arte. Ci ritroviamo di nuovo a Roma in questo caso, ma a dirigere troviamo un regista di livello qualitativamente basso come Mark Steven Johnson (autore delle infelici trasposizioni di Daradevil e Ghost rider) e non un Maestro come Fellini. Distaccatosi momentaneamente dal mondo dei comics movie, Johnson ha deciso di dire la sua nel campo delle commedie romantiche, cercando di affidare le sue fortune alla bellezza e alla comprovata simpatia di Kristen Bell, che sta accercando di affermarsi anche sul grande schermo dopo il successo ottenuto sul piccolo con serie come Veronica Mars ed Heroes. Ad affiancarla la scelta di un belloccio doc come Josh Duhamel, interprete del Las Vegas televisivo nonchè eroico marine della saga dei Transformers. Copioso anche il cast di comprimari, alcuni d'eccellenza come Danny de Vito, Angelica Houston e Will Arnett. La fontana dell'amore riuscirà a catturare anche i cuori degli italiani, dopo i non eccellenti riscontri, sia di pubblico che di critica, ottenuti in patria?

Un incantesimo...

Beth (Kristen Bell) è una giovane donna in carriera, che ha sempre tralasciato l'amore in favore di un costante impegno lavorativo. Quando la sorella minore si sposa con un italiano, Beth si reca a Roma per assistere alle nozze, e conosce il testimone dello sposo, il bel Nick (Josh Duhamel). Tra i due sembra scattare fin da subito una forte sintonia, che finisce però ben presto quando lei vede lui intento a flirtare con un'altra ragazza. Provata da quanto visto, si immerge nella fontana adiacente la Chiesa e per sfizio raccoglie alcune monetine lanciate lì da innamorati speranzosi. Questo però dà il via a un incantesimo, che porta chi ha gettato i soldi in acqua a innamorarsi immediatamente e maniacalmente di Beth, che verrà in questo modo perseguitata da quattro individui, pronti a tutto pur di ottenere il suo amore. Tornata a New York, la ragazza viene contattata da Nick, che inizia a frequentare, ma le sovviene il dubbio che una delle monete fosse proprio sua e che i sentimenti provati dall'uomo siano così dovuti all'incantesimo. E nel frattempo gli spasimanti realmente vittime della magia dimostrano il loro sentimento nei modi più plateali. Come può Beth scoprire se l'affetto dell'unica persona che le interessa realmente sia o meno sincero?

...senza magia

Spesso sono le sceneggiature a decretare o meno il successo di un film. E in questo caso, nonostante sia stata scritta a quattro mani, pare che due teste non siano riuscite a formare un cervello. La fontana dell'amore pecca di una storia debole, slegata e priva di qualsiasi spunto interessante, affondando sin da subito nella noia e nel tedio più totali. Tralasciando i soliti luoghi comuni con cui ormai gli americani ci vedono da più di un secolo, qui esasperati all'ennesima potenza e senza neanche strappare una qualche sorta di risate nelle accentuate caratterizzazioni italiote, il plot è assolutamente privo di verve e ritmo, quasi a proporre un collage di clichè slegati tra loro e infilati in sequela senza un minimo di ragionevolezza. Il tema portante dell'amore e dell'incantesimo scaturito da un'improbabile fontana magica è solamente accessorio per mostrare una parvenza di continuità, in realtà completamente assente, risolvendo il tutto in una love story di serie z, dove i caratteri e i rapporti tra i protagonisti sono talmente flebili da apparire inesistenti, complice anche il feeling assai scarso tra la Bell e Duhamel. Ed è un peccato, perchè entrambi, soprattutto la prima, appaiono costantemente schiavi dei loro personaggi, e solo qualche riuscito guizzo della loro comprovata simpatia riesce a giustificarne la presenza. Lo stesso si può dire per tutte le figure di contorno, macchiette senza se e senza ma che si muovono sullo schermo spaesati e sfuggenti, senza un reale motivo se non quello di metterne a libro paga gli interpreti. Johnson si dimostra un regista di infimo livello, incapace di costruire un qualsivoglia di sensato o logico, che sembra procedere solo nella speranza che l'appeal della Bell regga da solo la baracca. Impresa che era di livello mastodontico, e che non è riuscita alla giovane star emergente del cinema hollywoodiano. La fontana dell'amore è ricco di errori macroscopici, di vizi più o meno formali e di un vuoto assoluto che permea l'ora e mezza che è necessaria per arrivare, non senza fatica, alla fine. In questo la commedia romantica americana, spesso morbosamente intrisa degli stessi, stanchi, stereotipi, dovrebbe prender lezioni da quel cinema orientale, beatamente ignorato dalla distribuzione italiana, ma che regala sovente pellicole capaci di commuovere e divertire allo stesso tempo. Pià che una fontana dell'amore, ci troviamo davanti a un grosso buco nell'acqua.

La fontana dell'amore Non basta una coppia di attori belli e simpatici a salvare un film altamente insufficiente praticamente in tutto. Una storia di livello infimo, per cui sarebbe d'uopo un ricovero degli sceneggiatori, e una regia pressochè inesistente affossano La fontana dell'amore nello sconfinato elenco di commedie americane da dimenticare. Non è la prima, e non sarà l'ultima volta, ma questa non è una consolazione.

4.5

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